Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni per sequestro di persona: soddisfatta la famiglia
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Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni per sequestro di persona: soddisfatta la famiglia

A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, la Corte d'Assise di Roma ha condannato a 10 anni di carcere i tre 007 egiziani imputati per il sequestro del ricercatore friulano, torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

Regeni, tre 007 egiziani condannati a 10 anni per sequestro di persona: soddisfatta la famiglia
La madre di Giulio Regeni e l'avvocata della famiglia
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28 Settembre 2026 - 20.01


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A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, la Corte d’Assise di Roma ha condannato a 10 anni di carcere i tre 007 egiziani imputati per il sequestro del ricercatore friulano, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto.

La sentenza arriva a dieci anni dai fatti avvenuti al Cairo nel febbraio 2016. A essere condannati a 10 anni di carcere per il sequestro del ricercatore sono i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahi e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. I giudici hanno fatto cadere l’accusa di omicidio, contestata a uno solo degli imputati, riconoscendo per i tre condannati l’accusa di sequestro di persona. Il generale dei servizi segreti egiziani Tariq Sabir è stato invece assolto dai giudici della Corte d’Assise di Roma.

L’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia di Giulio Regeni, ha rivolto un appello al governo affinché rompa i rapporti con l’Egitto. “Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall’avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che lungi dall’essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli Stai cosiddetti amici”. E poi ha concluso: “Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio che anche oggi ha fatto cose”.

Dopo la sentenza sono arrivati i primi commenti. Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, ha affermato che “la verità senza giustizia è come un fiore che appassisce prima di dare frutto. Una verità che illude e non matura. Oggi siamo grati alla magistratura italiana per il suo coraggioso lavoro di scavo e ricerca della verità, la stessa verità che Giulio Regeni era impegnato a cercare nel suo ruolo di studioso, senza scorciatoie né compromessi. Quella verità gli è costata la vita, ed era il minimo per tutti noi restituire verità alla sua morte. Ma è una verità fragile, quella che è stata scritta oggi, destinata purtroppo a restare sulla carta senza incarnarsi in provvedimenti concreti”.

In aula erano presenti i genitori del ricercatore, Paola Deffendi e Claudio Regeni, e la sorella Irene, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini. All’esterno, decine di giornalisti e telecamere hanno seguito l’attesa del verdetto.

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