Di Pietro attacca Napolitano: punti oscuri

Il leader Idv scrive sulla polemica con il presidente: cercare la verità sui rapporti Stato-mafia non è offendere le istituzioni.

Di Pietro attacca Napolitano: punti oscuri
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18 Giugno 2012 - 14.50


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“E’ mai possibile che ogni volta che chiediamo trasparenza e verità sulle pagine buie di questo Paese si sollevino tanti malumori, tanta acredine e non ci sia nessuna
risposta? Quanto accade in Italia ogni volta che gli interrogativi vengono posti a personalità di alto grado è molto singolare: più sono alti di grado e più si sentono offesi. Sono
emblematiche le polemiche suscitate dal mio post di ieri sulla
trattativa Stato-Mafia”. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, interviene dopo la durissima nota diffusa qualche giorni fa dal Quirinale sul questione del patto Stato-mafia. Di Pietro ribadisce che “la ricerca della verità in democrazia è un’esigenza, un
obbligo, un dovere delle istituzioni e non un’offesa alle
istituzioni”.

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Ancora oggi, prosegue, “rimangono oscuri i motivi per cui il
presidente della Repubblica abbia inviato una lettera sulla
vicenda Mancino al Procuratore Generale della Cassazione.
Motivando a posteriori la missiva con l’esigenza di ‘un
coordinamento tra le Procure’. Ci chiediamo se questo non sia un
atto improprio, visto che la responsabilità del coordinamento
delle indagini per fatti di mafia appartiene al Procuratore
Nazionale Antimafia”.

“A questo punto- scrive ancora Di Pietro- il presidente della
Repubblica dovrebbe spiegare perché non ha indirizzato la
lettera a lui, ma al pg della Cassazione. Per questo, l’Italia
dei Valori ha presentato un’interrogazione urgente al ministro
della Giustizia per sapere: ‘se sia a conoscenza dei fatti
riportati sulla stampa relativi ad interventi effettuati nei mesi
scorsi da sedi esterne alla giustizia sul procuratore generale
della Cassazione; se tali interventi abbiano sortito degli
effetti e abbiano avuto un seguito; quali siano le ragioni per le
quali il procuratore della repubblica di Palermo, dottor
Messineo, non abbia voluto assentire gli atti dei sostituti
inquirenti e se questo fatto possa essere messo in collegamento
con persuasivi interventi esterni'”.

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“Il ministro venga in Parlamento a rispondere non solo
all’Italia dei Valori, ma a tutti i cittadini che hanno il
diritto di conoscere la verità. Lo dobbiamo a quei servitori
dello Stato che hanno perso la vita nelle stragi del ’92-’93 e lo
dobbiamo a tutti gli italiani che confidano ancora nelle
istituzioni”, conclude.

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