Qualche sporadico saluto romano, il solito repertorio nostalgico che non dovrebbe trovare spazio nella Repubblica nata dalla Resistenza, e nessuna presenza ufficiale di Forza Nuova: domenica mattina circa 150 persone hanno partecipato al corteo di Predappio per commemorare la ricorrenza della morte di Benito Mussolini, avvenuta il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, nei pressi del lago di Como.
Una occasione per elogiare anche la criminale Repubblica di Salò, insultare direttamente un grande italiano come Arturo Toscanini e falsificare la storia facendo passare i carnefici come vittime.
Il corteo, aperto da tre corone d’alloro, una lunga bandiera tricolore di una quindicina di metri e dai labari di varie associazioni – tra cui arditi e reduci combattenti della Rsi – è partito da Piazza Sant’Antonio per raggiungere il cimitero di San Cassiano, dove si trova la cripta Mussolini. Un rito che ogni anno ripropone simbologie e miti legati a una delle stagioni più buie della storia italiana.
Ad attenderli, le sorelle Orsola e Vittoria Mussolini, pronipoti del dittatore. Orsola ha preso la parola e, dopo aver ringraziato l’organizzatrice Angela Di Marcello, le associazioni presenti, le forze dell’ordine e il servizio d’ordine privato che “da cinque anni permette la riapertura della cripta Mussolini”, ha ricordato come il territorio della Rsi, che “non aveva dichiarato guerra a nessuno”, fosse sottoposto nel 1944 a intensi bombardamenti. Una ricostruzione che omette il ruolo della Repubblica sociale italiana come regime collaborazionista al servizio dell’occupazione nazista.
Vittoria Mussolini ha quindi citato uno scritto di Benito Mussolini nel quale si sosteneva che, nello stesso periodo, Arturo Toscanini dirigeva a New York un concerto il cui ricavato andava a sostenere le spese militari degli Alleati, “permettendo la costruzione di altre ‘fortezze volanti’ che avrebbero continuato a martoriare e uccidere sul territorio dell’Rsi”. Anche in questo caso, il tentativo è quello di capovolgere responsabilità storiche evidenti, trasformando aggressori e complici del nazifascismo in vittime.
È poi seguita la lettura delle preghiere del legionario, dell’ardito e dell’ausiliaria. Infine è stato chiesto un minuto di silenzio, invitando i partecipanti “a non eseguire il saluto romano, ma a mettersi una mano sul cuore”, seguito per tre volte dal “presente” in memoria di Benito Mussolini.
Le forze dell’ordine hanno comunque registrato cinque saluti romani da parte “di persone in avanzata età”. Un gesto che resta apologia simbolica del fascismo, al di là dell’età di chi lo compie. La manifestazione si è poi sciolta senza incidenti. Nessuna presenza ufficiale segnalata da parte di Forza Nuova.
