Elon Musk torna a intervenire su una vicenda giudiziaria italiana, questa volta prendendo posizione sul caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina nel Cuneese. Senza alcun riferimento agli atti processuali o alle motivazioni della sentenza, il miliardario ha commentato su X il post di un utente indignato per la condanna, liquidando la decisione dei giudici con poche parole: «Si tratta di una follia! Il giudice e il pubblico ministero in questo caso sono coloro che meritano questa condanna».
L’ennesima incursione di Musk nel dibattito pubblico europeo conferma una tendenza ormai ricorrente: esprimere giudizi tranchant su sistemi giuridici che appaiono estranei alla sua esperienza e alle cui regole mostra di prestare ben poca attenzione. Nel caso Roggero, la magistratura italiana non ha processato un commerciante per essersi difeso durante una rapina, ma ha ritenuto, dopo tre gradi di giudizio, che l’uso della forza sia proseguito quando il pericolo immediato era cessato, escludendo quindi la legittima difesa secondo quanto previsto dall’ordinamento italiano.
La sentenza della Corte di Cassazione ha infatti reso definitiva una decisione maturata attraverso un lungo iter giudiziario, fondato sull’analisi delle prove e sull’applicazione delle norme vigenti. È legittimo criticare una sentenza o ritenere che la disciplina della legittima difesa debba essere modificata dal Parlamento. Ben diverso è presentare la vicenda come il frutto di una persecuzione giudiziaria, ignorando il quadro normativo entro cui i giudici sono chiamati a operare.
Le parole di Musk arrivano mentre la moglie di Roggero ha presentato una domanda di grazia e un’istanza di differimento dell’esecuzione della pena, dopo l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Asti in seguito alla conferma della condanna da parte della Cassazione. Un procedimento previsto dall’ordinamento, che nulla ha a che vedere con le semplificazioni affidate a un post sui social.
Ancora una volta, il proprietario di X dimostra quanto sia facile trasformare vicende giudiziarie complesse in slogan destinati a raccogliere consenso online. Più difficile, invece, è confrontarsi con il contenuto delle sentenze e con le leggi che si pretende di contestare.