Renzi, il difetto di parlare chiaro

Il sindaco di Firenze dice due cose che molti pensano: o si vota o si governa con Berlusconi. Apriti cielo dentro il Pd: vuole sfasciare tutto. [Fabio Luppino]

Renzi, il difetto di parlare chiaro
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4 Aprile 2013 - 18.52


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di Fabio Luppino

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Farsi capire con un linguaggio lineare, senza demagogia né introspezioni o voli lunari del linguaggio, dovrebbe essere la prima qualità di un politico. Le urla, certo no. La maleducazione nemmeno. Renzi è diventato Renzi dicendo tre o quatto cose chiare: rottamare la vecchia classe politica, liberare energie, largo ai giovani, tagliare i costi della politica e i finanziamenti ai partiti, premiare il merito. Per superare lo stallo ne ha dette altre due: o si vota o si governa con Berlusconi, ma non perché gli piace il capo Pdl, per stato di necessità, il resto è perdita di tempo. Chi non lo pensa in questo momento?
Apriti cielo. Il Pd si irrita, il Capo dello Stato anche. Volete sapere come andrà a finire? Che si andrà a votare o si farà il governo di larghe intese dopo aver perso adeguatamente tempo. Il sindaco di Firenze rappresenta un’identità scomoda. Durante le primarie è stato fatto passare per l’uomo nero: se vince lui finisce il Pd, è di destra, liberista, lo foraggia Verdini e altre amenità del genere. Temuto e combattuto è riuscito comunque a prendere il 40% dei consensi. I sondaggi che hanno illuso il Pd in gennaio discendevano dalla qualità dello scontro politico delle primarie: con un confronto sul modello dei precedenti o addirittura senza come lo statuto permetteva la mosceria avrebbe preso il sopravvento già tre mesi fa, così come l’autosufficienza in un gruppo dirigente abituato a fare quadrato. Con le primarie è arrivato il io rinuncio al Parlamento di Veltroni e finalmente è stato messo in discussione il totem D’Alema, anche dal segretario pur non avendolo mai detto apertamente.

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L’illusione di una vittoria in carrozza ha invece rammollito la tensione innovativa nel Pd. Il sindaco di Firenze sconfitto si è messo da una parte. Il resto è cronaca di queste settimane: gli otto punti escono solo dopo la non vittoria, incalzati da Grillo, quando sarebbe stato sufficiente guardare di più e meglio dentro casa propria. Sentire, ascoltare, mettere l’orecchio per terra, sempre che adesso si stia facendo davvero.

Quanti pentiti del giorno dopo avete sentito. Amici e avversari a dire, se c’era Renzi avremmo battuto Grillo e Berlusconi. Tutti a invitarlo alla rapida scesa in campo. Lui ci pensa, non lo fa, poi lo fa. E parla. E dice due cose in fila, chiare, nette, guardando in faccia la realtà. Non si tratta di essere a favore o contro. Ma quando sarà, se sarà, è chiaro a qualcuno in che modo e con chi Bersani voglia assumere l’incarico di fare il governo? Senza Berlusconi, senza la Lega, senza Scelta Civica, sfidando Grillo che se ne infischia, senza, non sia mai, trattare sul Quirinale. Fare un governo e portarlo in un vicolo cieco. Lo pensano in moltissimi nel Pd. Ma tutti uniti se parla Renzi. Vuole spaccare il partito: lo dicono allarmati, da Crocetta ai cattolici piddini, dai giovani turchi (giovani con oltre quarant’anni) ai senatori di lungo corso. Si potrebbe contrapporre l’arte della tessitura a quella del parlar chiaro, ma ormai appartiene solo a D’Alema, il quale non ha affatto sotterrato l’ascia di guerra. Il resto è implosione permanente. Renzi non c’entra niente.

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