Le immagini dell’uccisione di un cittadino statunitense a Minneapolis, riprese e diffuse in tutto il mondo, avrebbero dovuto suscitare un’immediata reazione di indignazione anche da parte del governo italiano. Così non è stato. A denunciarlo è Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e leader di Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro il silenzio dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni non solo di fronte a quella che definisce una vera e propria “esecuzione”, ma anche davanti alle successive minacce rivolte a una troupe della Rai.
Secondo Fratoianni, la gravità dei fatti è evidente: prima la morte violenta di un cittadino americano per mano di milizie riconducibili all’apparato repressivo dell’amministrazione Trump, poi le intimidazioni rivolte a giornalisti italiani impegnati nel loro lavoro. Due episodi che, messi insieme, delineano un quadro inquietante e che avrebbero richiesto una presa di posizione chiara e pubblica da parte delle istituzioni italiane.
«Vedo che il silenzio della presidente del Consiglio e del suo governo prosegue anche di fronte alle minacce e alle intimidazioni di una squadra di tagliagole nei confronti di nostri concittadini, giornalisti del servizio pubblico», afferma Fratoianni. Un silenzio che, per il leader di Avs, non può essere liquidato come prudenza diplomatica.
Anzi, il giudizio è durissimo: quella del governo non è timidezza, ma “vigliaccheria”. Un atteggiamento che Fratoianni definisce senza mezzi termini «una vera e propria vergogna», soprattutto se si considera il dovere di un esecutivo di difendere la libertà di stampa e la sicurezza dei propri cittadini, ovunque essi si trovino.
Il monito finale è tanto semplice quanto tagliente: «Ci sono momenti in cui un briciolo di dignità non guasterebbe». Per Fratoianni, questo è uno di quei momenti. E il silenzio di Palazzo Chigi rischia di pesare come una colpa politica e morale.
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