Mala tempora currunt, diceva il mio professore di greco a Messina quando ero studente liceale.
Non ci siamo ancora ripresi dallo sconvolgimento per l’arresto e il lunghissimo interrogatorio del principe della casa reale inglese, che si aggiunge a un’altra sconvolgente situazione della politica americana. La Suprema Corte ha annullato decisioni giudicate truffaldine sull’aumento delle tasse introdotte dal precedente presidente Trump, dichiarandole illegittime. Non avevamo ancora superato lo sconcerto, già anticipato da numerose notizie scandalistiche apparse sui giornali e da manovre oblique all’interno della politica americana, oltre alle gravi dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.
Quest’ultimo aveva di fatto confessato, dopo aver tentato in ogni modo di impedire la pubblicazione delle carte relative allo scandalo che coinvolgeva un noto esponente finanziario, accusato di fatti ben più gravi: attività di adescamento e coinvolgimento in comportamenti gravissimi, persino nei confronti di minorenni, con il possibile coinvolgimento di personalità importanti della vita nazionale e internazionale, compreso lo stesso presidente Trump. La vicenda, culminata nel suicidio in un carcere di New York — ancora oggi non del tutto chiarito — ha ulteriormente ampliato il senso di sconcerto e, con il coinvolgimento dell’ex principe Andrea, ha messo in discussione la stessa monarchia inglese.
La gravità della situazione è rappresentata anche dalla scelta del presidente degli Stati Uniti di imporre con grande disinvoltura le proprie decisioni, ritenute da lui vitali e sufficienti a legittimare le sue scelte, coinvolgendo anche l’Italia. Il nostro Paese, pur non potendo formalmente aderire a determinate iniziative per vincoli costituzionali, ha partecipato di fatto a un incontro internazionale promosso da Trump che mirava sostanzialmente a ridimensionare il ruolo delle Nazioni Unite.
Il sostegno a Trump, privo della presenza significativa degli Stati europei — fatta eccezione per Polonia e Ungheria — ha evidenziato una posizione ambigua dell’Italia, presente come osservatore mentre Germania e Francia, insieme ai principali Paesi europei, non risultavano coinvolti. Ne emerge una conferma dell’ambiguità, se non della dipendenza, della posizione del governo italiano rispetto alle scelte del presidente degli Stati Uniti.
Questa situazione si intreccia con il dibattito interno sul referendum riguardante la giustizia. I quesiti incidono su diversi articoli della Costituzione e impongono ai cittadini, soprattutto ai giovani, una scelta impegnativa e complessa. Tuttavia, il governo non ha favorito una piena partecipazione, non agevolando in modo adeguato i fuori sede nel recarsi ai seggi delle città di provenienza e non fornendo un’informazione sufficientemente chiara sui contenuti dei quesiti.
Si assiste inoltre a un improprio coinvolgimento del Presidente della Repubblica, più volte chiamato in causa, quasi a volergli attribuire responsabilità che non gli competono. Fortunatamente, Sergio Mattarella ha sempre rispettato i limiti costituzionali del suo ruolo, dimostrando equilibrio e saggezza e contribuendo a evitare ulteriori tensioni istituzionali.
Nel frattempo, la nascita di un nuovo partito guidato dal generale Vannacci complica ulteriormente il quadro politico e crea difficoltà aggiuntive al governo guidato da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha ribadito che, qualunque sia l’esito del referendum, non vi saranno dimissioni né crisi di governo, fissando l’appuntamento politico al futuro e a un eventuale confronto elettorale.
Resta tuttavia forte la preoccupazione per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il rischio è quello di una crescente subalternità alle scelte del presidente degli Stati Uniti e di un indebolimento del ruolo dell’Unione europea, proprio mentre sarebbe necessario rafforzare la collaborazione internazionale e rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite.
Occorre uno sforzo di serietà e rigore per restituire ai cittadini — e soprattutto ai giovani — fiducia, partecipazione e consapevolezza democratica. Solo così l’Italia potrà rappresentare con dignità le esigenze di sviluppo, crescita e rinnovamento, superando una fase politica complessa e contribuendo al rilancio di un’Europa autonoma e realmente protagonista nello scenario internazionale.
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