Zampa smonta Foti: il Consiglio d’Europa non promuove il modello Albania ma difende diritti e legalità

Sandra Zampa, presidente della commissione migrazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, replica duramente alle dichiarazioni del ministro Tommaso Foti

Zampa smonta Foti: il Consiglio d’Europa non promuove il modello Albania ma difende diritti e legalità
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16 Maggio 2026 - 22.37


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La polemica sul cosiddetto “modello Albania” arriva fino al Consiglio d’Europa. La senatrice Sandra Zampa, presidente della commissione migrazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, replica duramente alle dichiarazioni del ministro Tommaso Foti, contestando l’interpretazione fornita dal governo sul documento approvato a Chisinau.

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“Leggo con sorpresa che, secondo il ministro Foti, il Consiglio d’Europa avrebbe dato un via libera al ‘’modello Albania”. Mi pare una interpretazione di comodo lontana dall’effettivo testo adottato ieri a Chisinau tanto più che il Consiglio d’Europa non ha titolo per decidere sulle politiche migratorie degli Stati membri”.

La senatrice sottolinea come la dichiarazione approvata ribadisca principi già sanciti dalla Convenzione europea dei diritti umani, a partire dalla tutela universale dei diritti fondamentali e dall’autonomia della Corte europea dei diritti umani.

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“La dichiarazione di Chisinau ribadisce che i diritti umani sono universali e non negoziabili e che la Corte europea dei diritti umani (CEDU) è indipendente e il suo compito è di garantire i diritti e le libertà delle persone che non trovino tutela a livello nazionale”.

Nel passaggio dedicato alle politiche migratorie, spiega Zampa, il documento richiama gli Stati membri al rispetto degli obblighi previsti dalla Convenzione europea, soprattutto in materia di detenzione, espulsioni e rimpatri.

“Rispetto alle politiche migratorie la Dichiarazione sottolinea che gli Stati nel controllare l’ingresso e il soggiorno di cittadini stranieri hanno sempre l’obbligo di rispettare la Convenzione europea dei diritti umani, in particolare riguardo al principio di non discriminazione, al divieto assoluto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, al rispetto della vita privata e familiare, soprattutto quando si tratta di detenzione, espulsione e rimpatrio”.

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Zampa interviene anche sul ruolo della Corte di Strasburgo, che negli ultimi mesi è stata al centro di tensioni politiche legate alle politiche migratorie adottate da diversi governi europei.

“Quanto al ruolo della Corte, che qualcuno avrebbe voluto vedere ridotto e messo in discussione, la Dichiarazione ribadisce la sua autonomia e indipendenza”.

La senatrice critica poi apertamente la strategia del governo italiano sui centri per migranti in Albania, definendola un fallimento e accusando l’esecutivo di tentare una lettura strumentale delle posizioni del Consiglio d’Europa.

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“Capisco che di fronte al fallimento dei centri in Albania che è sotto gli occhi di tutti, si tenti oggi di strumentalizzare anche il Consiglio d’Europa che, invece, insieme alla nostra Costituzione resta nonostante tutto un faro per i diritti umani, per la democrazia e per lo stato di diritto”.

In conclusione, Zampa ribadisce la propria contrarietà all’esternalizzazione della gestione dei migranti, sostenendo che non rappresenti una soluzione efficace al fenomeno migratorio.

“Resto convinta che l’esternalizzazione non rappresenti la soluzione al problema dell’immigrazione”.

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