Si poteva immaginare che la destra, sempre muta di fronte a crimini commessi da italiani , non avesse tentato di speculare sulla tragedia di Modena.
Tra le posizioni più xenofobe quella di Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che ha rilanciato sui social la parola d’ordine della “remigrazione”, costruendo un collegamento diretto tra l’episodio e l’origine migratoria del presunto responsabile, senza che emergano elementi giudiziari pubblici a sostegno delle ipotesi di radicalizzazione evocata nei suoi messaggi.
Nel suo intervento, Vannacci inserisce infatti una lettura che associa immigrazione, religione e estremismo, arrivando a formulazioni che attribuiscono una matrice culturale e religiosa alla violenza, in un quadro che ignora la complessità dei fattori individuali e, secondo quanto noto, anche la possibile presenza di problematiche di natura psichiatrica.
“Quante Modena dovranno ripetersi per capire che ci vuole la remigrazione”, scrive sui social Roberto Vannacci. “Quello che è accaduto a Modena non può essere derubricato a semplice episodio di cronaca o a follia di uno squilibrato. Gli elementi caratteristici ci sono tutti: immigrato di prima o seconda generazione, islamico e in probabile contatto con le frange estremiste e radicalizzate musulmane – commenta in un post il leader di Fn – Chi non rispetta le nostre leggi deve essere espulso e culture incompatibili con la nostra non possono restare. Chi viene in Italia deve rispettare l’Italia. Chi vuole restare la deve amare”. “Chi porta violenza, disprezzo delle regole e rifiuto dell’integrazione deve essere rimpatriato. Ora – conclude – a questo delinquente non solo pagheremo tutte le spese legali per la sua difesa ma pagheremo anche i 30 anni che passerà nelle nostre carceri al modico costo di 140 euro al giorno, sperando che qualche giudice non lo liberi prima. Quelli che ci dovevano pagare le pensioni! Remigrazione”.
Nel coro xenofobo non poteva mancare anche il capogruppo alla Camera di Galeazzo Bignami, esponente di Fratelli d’Italia, che ha adottato una lettura altrettanto netta, insistendo sull’origine nazionale del soggetto e respingendo qualsiasi interpretazione individuale o psicologica dell’atto. Anche in questo caso, il linguaggio utilizzato ha sollevato critiche per la generalizzazione sull’immigrazione e per la contrapposizione tra appartenenza nazionale e responsabilità personale.
“Stiamo iniziando a sentire quello che non vogliamo sentire dai soliti ipocriti e benpensanti: che si tratta di un italiano, di una persona che va capita e compresa, del gesto di un folle. Chiariamo le cose, non è un italiano, ma un immigrato di seconda generazione, e non c’è nulla da capire e da comprendere; certo che è un folle, perché solo un folle fa una cosa simile, ma deve pagare per quello che ha fatto e lo deve fare a casa sua che, per quanto mi riguarda, non è l’Italia ma in Marocco dove ha le sue origini – afferma in un video postato sui social – Se non siamo chiari su quello che è accaduto, rischiamo che possa riaccadere perché questo è il frutto di una cultura immigrazionista che, per quanto ci riguarda, non ha motivo di esistere”.
