Speculare sui morti è immorale. La commissione parlamentare di inchiesta sul Covid, istituita nel 2024, è una vergogna voluta dalla maggioranza meloniana allo scopo di delegittimare l’operato dei governi cui toccò l’ingrato compito di gestire la pandemia. Segnatamente il governo Conte 2 e il governo Draghi. Ma siccome nel governo Draghi c’erano anche la Lega e Forza Italia, sotto inchiesta è solo il governo giallorosso.
Del resto, Giorgia Meloni non detesta nessuno come detesta Giuseppe Conte. Il leader del M5S in effetti si è macchiato di orribili misfatti come quello di aver saputo affrontare con serietà e competenza l’emergenza sanitaria che si abbatté sul nostro paese, primo fra i paesi europei, nel 2020. Un altro peccato imperdonabile di Conte è stato quello di essere riuscito a ottenere, dopo estenuanti trattative con i leader europei di allora, ben 209 miliardi di Recovery Fund, minacciando financo di voler perseguire politiche sociali. Per non parlare del fatto che gode di una grande popolarità personale e che non ha scheletri nell’armadio: insomma, un figuro ripugnante che non a caso il sistema sta cercando di allontanare da quando è arrivato.
La commissione Covid ha esattamente questo scopo: screditare il governo PD-M5S – per inciso il governo più a sinistra che l’Italia abbia avuto negli ultimi 40 anni – ma soprattutto dimostrare che Conte non è come sembra, che ha fatto affari sfruttando la pandemia, che ha aggirato le regole per proprio tornaconto.
A questo si aggiunge naturalmente la spregiudicata speculazione propagandistica a uso e consumo di quella variegata galassia di elettori no vax, complottisti della prima ora e negazionisti d’ogni sorta cui la destra si è sempre rivolta per accaparrarsene i voti.
La commissione d’inchiesta, eventualmente, avrebbe dovuto indagare sul rispetto delle normative covid negli ambienti di lavoro, sulla tutela della sicurezza dei lavoratori, sulla correttezza delle richieste di ristori da parte delle aziende, sugli abusi in relazione alla Cassa Covid, su quel deprecabile fenomeno che fu “Io apro”, il movimento di protesta animato da imprenditori e commercianti che si rifiutavano di aderire alle chiusure obbligatorie… Non certo sulle misure messe in atto dal governo per evitare che il Covid mietesse milioni di vittime.
Recentemente è venuto alla luce che un imprenditore, Dario Bianchi, fondatore della JC Electronics Italia SRL e più volte audito dalla Commissione Covid allo scopo di mettere nei guai Conte, era un finanziatore di Fratelli d’Italia e frequentava abitualmente la kermesse di Atreju. Bianchi ha dichiarato di aver ricevuto una richiesta di tangenti da parte di un intermediario, un certo Luca Di Donna, ex collega universitario di Conte, al fine di ottenere commesse pubbliche per la fornitura di mascherine. La fornitura venne poi interrotta per decisione della commissione straordinaria presieduta da Domenico Arcuri, secondo cui le mascherine non rispettavano i requisiti richiesti.
Da questa vicenda è derivata una causa fra la società di Bianchi e lo stato. La sentenza di primo grado è stata favorevole all’imprenditore: infatti, ha stabilito che lo stato debba risarcire la società con oltre 200 milioni. Ma lo stato ha fatto appello, chiedendo la sospensiva della sentenza.
Ed è a questo punto che è accaduto l’incredibile: prima che la Corte d’Appello avesse modo di pronunciarsi, il governo Meloni ha emanato un decreto-legge con il quale ha assegnato al Ministero della Salute 110 milioni per liquidare la causa con la JC Electronics. In sintesi, lo stato si è affrettato a risarcire uno sponsor politico di Fratelli d’Italia prima della sentenza d’appello.
A tutto ciò si aggiunga che Conte ha chiesto più volte alla commissione parlamentare di essere ascoltato, dichiarandosi pronto a dimettersi da commissario, pur di essere chiamato in audizione, ma il presidente, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, pare non aver ancora dato seguito a questa più che legittima richiesta del leader del M5S.
Una brutta vicenda quella della commissione d’inchiesta sul Covid, indegna di un paese come l’Italia che invece proprio negli anni della pandemia aveva saputo riscoprirsi una comunità coesa, solidale, capace di fare sacrifici per il bene comune.
Per il governo di Giorgia Meloni, l’ennesima occasione persa.
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