Sono d'accordo con Gianni Cipriani: il gossip è complice del genocidio di un popolo.
Top

Sono d'accordo con Gianni Cipriani: il gossip è complice del genocidio di un popolo.

L’informazione mainstream sta narcotizzando le coscienze, manipolando la realtà con narrazioni di comodo, imponendo una gerarchia delle notizie funzionale che porta, come ben scritto da Cipriani, a fare del gossipi

Sono d'accordo con Gianni Cipriani: il gossip è complice del genocidio di un popolo.
Preroll

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

22 Agosto 2026 - 12.22


ATF

Gianni Cipriani, direttore di Globalist, amico di una vita, ha scritto un possente j’accuse dal titolo: L’informazione deformata: gossip batte genocidio 4-0. Quelle di Gianni sono considerazione amare, che fanno pensare e, per chi tenta di restare umano in un mondo sempre più disumanizzato, producono un moto di rabbia, indignazione ma anche di resilienza.

L’informazione mainstream sta narcotizzando le coscienze, manipolando la realtà con narrazioni di comodo, imponendo una gerarchia delle notizie funzionale che porta, come ben scritto da Cipriani, a fare del gossipi anche politico, l’argomento principe di una estate pur segnata da guerre e da tragedie che sconvolgono intere aree del pianeta. Ci sarebbe molto da discutere sul precipitare della qualità dell’informazione nel fu Belpaese. Un decadimento qualitativo che porta con sé anche un precipitare quantitativo quanto a copie vendute dai giornali, per restare alla carta stampata, ma un discorso analogo si può fare sull’audience, in caduta libera, dei talkshow televisivi che hanno a che fare con la politica. 

Certo, c’è l’impatto dei social media, l’affermarsi, specie tra i giovani, di Tik Tok, Instagram e l’elenco potrebbe durare a lungo. Tutto vero, ma ciò non cancella il fatto che tra le ragioni del crollo delle vendite dei giornali c’è la loro decadenza qualitativa.

Globalist annovera tra i suoi preziosi collaboratori, persone che hanno studiato e insegnato comunicazione, e che sulla base della loro esperienza potranno dire cose più profonde di quelle di chi scrive queste righe.

C’è un punto, però, delle considerazioni del direttore di questo sito di Iformazione, con la i maiuscola, che mi sento di poter affrontare sulla base di una esperienza quasi quarantennale sul fronte mediorientale. Per la stampa mainstream, i palestinesi sono esseri inferiori, che fanno notizia solo se vengono massacrati a decine di migliaia e ancor più se possono essere raccontati come terroristi sanguinari e stupratori. I palestinesi esistono solo in funzione d’Israele. Punto. Come minaccia costante all’”unica democrazia del Medio Oriente”, o per strappare qualche lacrima di coccodrillo nel racconto di bambini uccisi come cani dall’”esercito più morale al mondo”.

Per questa stampa, i palestinesi esistono come una moltitudine di disperati o di potenziali terroristi, ma mai come popolo. Un popolo resiliente, colto; un popolo, l’unico al mondo, sotto occupazione. 

Nell’”informazione deformata” di cui scrive Cipriani, c’è anche questo. Il gossip avrebbe comunque vinto ma, ne sono certo, se il genocidio avesse riguardato un popolo “caucasico”, se i bimbi massacrati a decine di migliaia, fossero stati biondi, con gli occhi azzurri, il risultato sarebbe stato un altro.

Perché ci sono morti di serie A e morti di serie inferiori. I palestinesi sono tra quest’ultimi. Lo sono perché raccontare con rigore e continuità le sofferenze patite, vorrebbe dire raccontare la trasformazione delle vittime di ieri nei carnefici di oggi. Vorrebbe dire ragionare sul doppiopesismo di un Occidente, di una Europa, che sanziona l’aggressore russo e riarma l’aggredito ucraino, mentre non fa nulla, aldilà di dichiarazioni di circostanza, contro il governo fascista di Tel Aviv e il criminale di guerra che lo guida.

L’”informazione deformata”, chi la dirige, chi la edita, chi la sostiene finanziariamente, ha scelto da tempo di schierarsi dalla parte del più forte. Un retaggio servile che non è certo solo di questi anni tristi, ma che negli ultimi tempi è diventato ancora più palese, insopportabile.

Caro Gianni, il gossip è arma di distrazione di massa, buona per tutte le stagioni. Ma quando serve a oscurare il genocidio palestinese è qualcosa di più: è complicità con gli aguzzini. 

Native

Articoli correlati