Meloni chiama in causa Mattarella: "Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in classe"
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Meloni chiama in causa Mattarella: "Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in classe"

Giorgia Meloni torna sullo scontro politico aperto dal suo annuncio sul tetto agli alunni stranieri nelle classi e, questa volta, chiama direttamente in causa Sergio Mattarell

Meloni chiama in causa Mattarella: "Da ministro redigeva circolari sul tetto degli stranieri in classe"
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22 Settembre 2026 - 19.55


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Giorgia Meloni torna sullo scontro politico aperto dal suo annuncio sul tetto agli alunni stranieri nelle classi e, questa volta, chiama direttamente in causa Sergio Mattarella. Ospite di “Cinque minuti” su Rai1, la presidente del Consiglio replica alle parole pronunciate il giorno prima dal capo dello Stato ad Amatrice sull’integrazione scolastica e sostiene che lo stesso Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, avesse emanato circolari per evitare la concentrazione degli studenti stranieri nelle stesse classi. “Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”, ha detto Meloni.

Il riferimento di Meloni al discorso di Mattarella

Il riferimento è al discorso pronunciato lunedì dal presidente della Repubblica all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice. Mattarella non aveva citato direttamente il governo né il decreto annunciato da Meloni, ma aveva parlato della scuola come strumento di integrazione e aveva affermato che deve “aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere”, unire e superare “i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità”. Aveva inoltre ricordato che la scuola “è aperta a tutti”, come stabilisce l’articolo 34 della Costituzione.

Le parole erano arrivate il giorno dopo l’annuncio della premier di un intervento legislativo sul numero degli alunni stranieri nelle classi e sul divieto di burqa e niqab a scuola. Il richiamo alla necessità di evitare i “ghetti” era stato letto da diversi osservatori come una presa di posizione rispetto all’impostazione del governo.

Meloni ha però respinto questa lettura. “Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto”, ha detto, sostenendo di non interpretare il discorso di Mattarella come una contestazione dell’iniziativa del governo. Secondo la premier, il problema del ghetto nasce quando “prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua”. Da qui, nella sua ricostruzione, la necessità di una distribuzione più equilibrata.

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La circolare di Mattarella esiste, ma non è il tetto del 30 per cento

Il richiamo storico di Meloni ha un elemento documentale, ma va precisato. Sergio Mattarella fu ministro della Pubblica istruzione tra il 1989 e il 1990 e firmò la circolare ministeriale n. 301 del 1989 sull'”Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo: promozione e coordinamento delle iniziative per l’esercizio del diritto allo studio”. La circolare costituisce uno dei primi atti ministeriali organici sull’inserimento degli alunni stranieri nella scuola italiana.

Non era però il “tetto del 30 per cento” oggi al centro del provvedimento del governo. Quella soglia sarebbe stata introdotta nel 2010, quindi circa vent’anni dopo l’esperienza ministeriale di Mattarella. La normativa del 2010 prevedeva che, in via ordinaria, gli alunni con cittadinanza non italiana non superassero il 30 per cento degli iscritti per classe, con possibilità di deroghe in presenza di specifiche condizioni.

La premier, dunque, richiama un precedente effettivamente esistente ma lo utilizza nel confronto politico attuale per sostenere la continuità tra l’impostazione di allora e quella del governo.

Il nuovo tetto riguarda soprattutto chi non conosce l’italiano

Nel frattempo il governo ha precisato la portata della misura. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato al Corriere che il criterio centrale non sarà semplicemente la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua italiana.

“Avrà come elemento centrale la conoscenza dell’italiano”, ha detto Valditara, spiegando che il provvedimento dovrebbe riguardare in particolare gli studenti neoarrivati che non conoscono adeguatamente la lingua. Saranno invece esclusi dal limite gli alunni che abbiano già frequentato la scuola italiana per un periodo sufficiente ad acquisire una conoscenza della lingua.

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Il ministro ha fornito anche una dimensione numerica della misura: le classi con oltre il 20 per cento di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono la lingua italiana sarebbero “poco meno di mille”, mentre quelle con almeno il 30 per cento di alunni stranieri sono circa 34 mila. La nuova norma, ha precisato, riguarderebbe soltanto il primo gruppo individuato sulla base delle competenze linguistiche.

I numeri ridimensionano la portata dell’emergenza

I dati disponibili mostrano infatti una distanza significativa tra la dimensione complessiva della presenza di alunni stranieri e quella delle situazioni individuate come più problematiche.

Secondo i dati ministeriali relativi all’anno scolastico 2022-2023, le classi nelle quali gli alunni con cittadinanza straniera superavano il 30 per cento erano il 7,6 per cento del totale. La quota saliva al 12,4 per cento nella scuola primaria, era del 7 per cento nella scuola media e scendeva al 3,5 per cento alle superiori. Ma considerando soltanto gli alunni stranieri nati all’estero, e quindi escludendo le seconde generazioni nate in Italia, la quota delle classi oltre la soglia scendeva allo 0,6 per cento: poco più di 2 mila classi su circa 366 mila.

È su questa differenza che si concentra anche una parte del confronto politico. Il governo parla della necessità di intervenire sulle concentrazioni territoriali e sulle difficoltà linguistiche; le opposizioni contestano invece la rappresentazione di un’emergenza generalizzata e chiedono di investire soprattutto in insegnanti, mediatori linguistici e corsi intensivi di italiano.

Valditara corregge la prima versione del provvedimento

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Rispetto all’annuncio politico iniziale, anche le parole di Valditara delineano una misura più circoscritta. Il ministro ha spiegato che gli uffici scolastici territoriali potranno spostare gli studenti in eccesso verso una scuola vicina. Ma se non ci saranno posti disponibili, sarà possibile una deroga e gli studenti resteranno nell’istituto di provenienza, con risorse aggiuntive destinate al potenziamento dell’insegnamento dell’italiano.

Il provvedimento dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri giovedì. Oltre al limite per gli alunni stranieri, il decreto dovrebbe contenere il divieto di burqa e niqab a scuola e l’obbligo, per i genitori di alcuni studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento linguistico, di frequentare corsi di italiano.

Il nodo politico del confronto con il Quirinale

Il passaggio su Mattarella arriva dunque mentre il governo cerca di definire una misura che, nella sua formulazione originaria, era stata presentata dalla premier come risposta al rischio di classi troppo concentrate di studenti stranieri e che ora viene descritta dal ministro soprattutto come uno strumento per affrontare le difficoltà linguistiche.

Il Quirinale, da parte sua, non ha commentato direttamente il decreto. Mattarella ha parlato della funzione della scuola: integrazione, coesione sociale, superamento delle barriere e delle incomunicabilità. Il suo intervento si è concluso con un richiamo all’articolo 34 della Costituzione: “La scuola prepara tutti. È aperta a tutti”.

Meloni ha scelto di rispondere ricordando il passato ministeriale del capo dello Stato e rivendicando che la propria proposta non contraddirebbe quel principio. Il confronto politico sulla scuola, dopo le parole di Amatrice, si sposta così su un terreno particolarmente delicato: non soltanto il contenuto del decreto, ma anche l’interpretazione delle parole del presidente della Repubblica e il precedente rappresentato dalle politiche scolastiche sull’inserimento degli alunni stranieri.

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