Salario minimo e riconoscimento dello Stato di Palestina: se vi sembra poco...
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Salario minimo e riconoscimento dello Stato di Palestina: se vi sembra poco...

Quello che più interessa è che su due grandi questioni che stanno a cuore a milioni di persone, e che hanno riempito le piazze come mai accaduto nel recente e meno recente passato: la lotta ai lavori poveri e la pace disarmata. 

Salario minimo e riconoscimento dello Stato di Palestina: se vi sembra poco...
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

12 Ottobre 2026 - 19.22


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Alzi la mano, ma con sincerità, chiunque di voi abbia letto fino in fondo un documento programmatico di partito o di coalizione. La mia, di mano, resta abbassata. A ciò aggiungo che trovo esilaranti quei battibecchi televisivi di politici che si azzuffano, spesso recitando e pure male, al grido “parliamo di programmi, non di chiacchiere”. I programmi. Di solito scritti in politichese, incomprensibili per la gente comune, irrimediabilmente noiosi. Altra cosa è l’indicazione di due-tre cose, non pretendiamo di più, che i coalizzanti si impegnano a realizzare nel caso in cui dovessero vincere le elezioni e andare la governo. Mi direte: ma sono promesse da marinaio, quasi sempre rimaste tali.

Da inguaribile ottimista, nonostante l’età, provo a prendere sul serio quanto affermato e riaffermato dai leader della sinistra, Schlein, Fratoianni, Bonelli e a sinistra mettiamoci pure Conte, alla festa de Il Manifesto e poi a quella di Fanpage. 

Anzitutto: si è discusso di contenuti condivisi, e di quelli su cui restano divergenze da appianare, e non di candidati alle primarie, di federatori, di terzo o quarto incomodo/a. E già questo è una boccata di aria pura. 

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Ma quello che più interessa è che su due grandi questioni che stanno a cuore a milioni di persone, e che hanno riempito le piazze come mai accaduto nel recente e meno recente passato: la lotta ai lavori poveri e la pace disarmata. 

Ecco, su questi due punti, il centrosinistra, o almeno gran parte di esso, ha idee chiare e concrete. Sulla prima questione: è uno dei primi provvedimenti che, in caso di vittoria, sarà portato in Consiglio dei ministri: l’introduzione di un salario minimo legale a 9 euro lordi l’ora per contrastare il lavoro povero e i contratti pirata, come da pdl sottoscritta da tutte le opposizioni (esclusa Iv). Non sostituisce i contratti collettivi, ma stabilisce che la retribuzione complessiva debba riflettere quella stipulata dai sindacati più rappresentativi. In contemporanea sarà varato anche il congedo paritario, cavallo di battaglia di Schlein, per dare pure ai padri la possibilità di seguire i figli nei primi mesi di vita. Ma le iniziative a sostegno del ceto medio, mirate ad aumentare gli stipendi reali erosi dal boom dei prezzi specie su beni alimentari ed energia, non finiscono qui. Si partirà dalle proposte di Avs e M5S, molto simili, per indicizzare salari e pensioni all’inflazione. Utili a contrastare il fiscal drag, vera e propria tassa sui redditi da lavoro. 

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Vi sembra poco. A me, no.

Come non mi sembra poco quanto, sull’altra non meno cruciale questione della pace e del disarmo, è stato affermato dai due palchi festivalieri: il primo Consiglio dei ministri, hanno annunciato sia Schlein sia Fratoianni, il governo progressista disdetterà l’impegno preso in sede Nato da Giorgia Meloni su richiesta di Trump per alzare al 5% del Pil la spesa militare («Una scelta sbagliata e irrealizzabile») e riconoscerà lo Stato di Palestina.

Sarà poco? Non credo proprio. E comunque, il poco è sempre meglio del niente. 

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