La sinistra scelga: la Piazza o l'Esercito
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La sinistra scelga: la Piazza o l'Esercito

La Piazza e l’Esercito. Senza giri di parole, senza opportunismi da politically correct, occorre dire con chi si sta. Chi scrive non ha dubbi in proposito: sostenere la Piazza.

La sinistra scelga: la Piazza o l'Esercito
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

20 Ottobre 2026 - 16.05


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Ha ragione da vendere Massimo Cacciari. Ha ragione nel mettere l’accento sulla giustificata rabbia sociale, esistenziale, dei “senza futuro”, i giovani che stanno infiammando le piazze di mezza Europa. E ha ragione nel mettere alla berlina una classe dirigente europea assolutamente incapace di comprendere un malessere generalizzato e tantomeno portarlo a soluzione. E ha ancora ragione, l’ex sindaco di Venezia, a usare parole di fuoco contro chi governa l’Italia, che alla protesta sociale risponde militarizzando Milano e riducendo una ribellione diffusa in problema di ordine pubblico. 

La Piazza e l’Esercito. Senza giri di parole, senza opportunismi da politically correct, occorre dire con chi si sta. Chi scrive non ha dubbi in proposito: sostenere la Piazza. Un sostegno che non può venir meno per le azioni teppistiche di una ristretta minoranza di ragazzini. Stare con la Piazza, senza se e senza ma. Smettendo, e qui ha ancora ragione Massimo Cacciare, di fare le anime belle. 

Lo dice molto chiaramente a Otto e mezzo di Lilly Gruber: “

“Ma c’è qualcuno che vede i telegiornali, anche esteri, qualche volta? A Parigi da mesi avvengono questi scontri. C’è una situazione di emergenza anche in Francia, e in Spagna. È una crisi europea. Ma vogliamo finalmente comprendere le cause delle cose? E questo vale per la Palestina e Israele, per l’Ucrainae la Russia. Ma in questo Paese vogliamo finalmente ragionare?”. Il filosofo non cerca attenuanti per chi ha devastato negozi e aggredito le forze dell’ordine, ma contesta l’idea che la questione possa esaurirsi nella condanna dei tumulti e nell’annuncio di nuove misure di sicurezza, perché dietro le vetrine infrante c’è una crisi sociale e generazionale che attraversa l’Europa e che la politica sembra ormai incapace persino di riconoscere.

A finire nel mirino dell’ex sindaco di Venezia è la risposta securitaria del governo Meloniagli episodi che hanno richiamato le rivolte dei casseurs francesi: “Non capiamo le ragioni per cui ci sono queste proteste di massa che coinvolgono milioni di persone. Tra questi milioni di persone ci sono anche dieci sciagurati che portano acqua alla destra, sfasciando le vetrine. Ma sono milioni di giovani esasperati e, quando non sono esasperati perché non funziona la scuola, lo sono perché hanno lavori precari e sottopagati.C’è una crisi generale europea, una crisi tra generazioni. E noi presumiamo di risolvere le questioni con decreti sull’ordine pubblico: ma siamo fuori di senno. Semplicemente fuori di senno”. Il giudizio di Cacciari sulla classe dirigente europea è impietoso: “Ormai non capisce più niente. Questa è la verità, non capisce più niente, è nel pallone totale”.

Più chiaro di così non si può essere. 

La Piazza va frequentata, vissuta, anche se questo comporta dei rischi. Perché fuori dalla Piazza, cosa resta della sinistra? Un ceto politico avulso dal Paese reale, partiti trasformati in comitati elettorali, incapaci di cogliere l’esasperazione che cova dentro una società sempre più marchiata dalle diseguaglianze, dove proliferano i lavori poveri, dove di lavoro non si riesce più a vivere e spesso si muore. La rivolta sociale è irrefrenabile, è bene essere consapevoli. La questione, per la sinistra, è ritenere questa rivolta una leva per il cambiamento o viverla come un problema, come qualcosa che ostacola chissà quali piani elettorali. 

La Piazza non aspetta i tempi della politica. Semmai li anticipa e li terremota. Non si fa mettere cappelli partitici, non attende ordini dall’alto. La Piazza esprime una dirompente radicalità. E questo è un bene. Sta alla sinistra, se ne sarà capace, provare a dare risposte convincenti a questo malessere sociale, a questa rabbia che sta tracimando. Ma per farlo, c’è una condizione sine qua non: essere dalla parte della Piazza. Non c’è “moderatismo” che tenga. Non c’è “cultura di governo” (sigh) che può essere brandita per prenderne le distanze. Non c’è ricerca di un campo più allargato che può motivare una presa di distanze. 

La sinistra non può, non deve, essere quella che “modera” gli eccessi del securitarismo della destra. Se si limita a questo, è destinata, giustamente, a essere sconfitta. 

La Piazza è una bella notizia. E, comunque sia, è segno dei tempi. Tempi che spazzano via i “mondi di mezzo” e con essi l’idea anacronistica che si vinca guardando al “centro”. Non sono tempi di moderazione. La Piazza sa contro chi combatte: quelli che fanno miliardi con i soldi buttati via in spese militari e sottratti alla scuola, ad un incremento di salari da fame, alla sanità pubblica. Sottratti al futuro. 

La Piazza non va narrata, va praticata. Dentro i movimenti occorre starci, con le proprie idee, con le proprie bandiere, senza ricadere in esiziali teorie che segnarono altre stagioni anch’essere attraversate da movimenti radicali. Allora c’è chi parlò di “fascismo rosso”. Errare è umano, perseverare è diabolico. 

Nella recente Assemblea nazionale del Pd, la segretaria Elly Schlein ha rivendicato il valore della radicalità. E questo è bene. Ma ora occorre praticare questa radicalità. Non sarà un pranzo di gala. Una passeggiata di salute. Fioccheranno provocazioni – anche qui la storia è maestra di vita – la stampa mainstream è già stata arruolata: l’azione di una minoranza teppistica conquista i titoli di prima pagina, oscurando le ragioni della protesta e la mobilitazione di centinaia di migliaia di persone, di giovani che col teppismo non hanno niente da che spartire.

Dentro questo gorgo di malessere e rabbia, ma anche di volontà di essere protagonisti di una rivolta, c’è tanto di quell’astensionismo che la sinistra deve conquistare, motivare, se vuole sconfiggere le destre. Punto. 

I securisti hanno già aperto il fuoco mediatico: Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Landini dite con chi state: con le forze dell’ordine o con i facinorosi!!!!

La sinistra non deve cadere in questa trappola. L’esercito a Milano è l’avvisaglia della campagna elettorale che la destra intende condurre: l’ordine contro la rivolta violenta. Con gli agenti di polizia contro chi mette a ferro e fuoco le città. 

Lo schema è vecchio e abusato. La destra ha bisogno di un Nemico che copra i propri fallimenti. Un Nemico contro cui aizzare l’insicurezza della gente: i migranti, i giovani “teppisti”, i “pacifinti” pro-Hamas…

Se sta a questo gioco, la sinistra non toccherà mai palla.

Deve scegliere: la Piazza o l’Esercito. 

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