Ritorno all' analogico: uno sguardo al passato o una nuova tendenza?

Negli ultimi anni, in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, dagli smartphone e dall’intelligenza artificiale, sta emergendo una tendenza apparentemente controcorrente: il ritorno all’analogico.

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26 Marzo 2026 - 15.55 Culture


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di Victoria Picchietti

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Ogni anno sempre di più il nostro mondo è dominato da smartphone, intelligenza artificiale e connessioni costanti, eppure sembrerebbe che sempre più persone stiano riscoprendo il piacere di scrivere a mano, coltivare un orto, lavorare a maglia, dipingere o semplicemente leggere un libro cartaceo. Insomma, in un mondo sommerso ormai dalla tecnologia, le persone sembrano preferire il mondo analogico e manuale rispetto a quello digitale. Forse gioca un ruolo cruciale la nostalgia dei vecchi tempi? O la paura di perdere completamente la capacità e il piacere di fare piccoli lavori quotidiani, di socializzare e vivere all’aria aperta? Probabilmente siamo difronte ad un vero e proprio cambiamento culturale. E a dimostrarlo sono le “nuove” tendenze.

Da un lato, il progresso digitale ha semplificato e reso più efficiente la vita di tutti i cittadini, permettendo di lavorare più velocemente e comunicare e apprendere in modi che fino a qualche decennio fa sembravano impensabili. Ma nonostante gli innumerevoli vantaggi, la continua esposizione agli schermi ha generato anche effetti collaterali tra cui stress, nervosismo, sovraccarico cognitivo e una crescente sensazione di disconnessione dalla semplice vita quotidiana, dalla realtà.

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Proprio per questo motivo le persone stanno tornando ad apprezzare il mondo analogico. Il contatto con i materiali, le relazioni autentiche con le persone, l’attenzione focalizzata su  gesti reali e concreti unita alla lentezza della creazione offrono esperienze sensoriali complete. Scrivere con carta e penna, ad esempio, richiede concentrazione e favorisce una relazione più intima con il pensiero. Allo stesso modo, cucinare, disegnare o fare giardinaggio permettono di “staccare” dalla dimensione virtuale e ritrovare un senso di presenza.

Sicuramente un elemento portante di questo cambiamento è la ricerca di autenticità. Siamo in un’epoca in cui tutto passa attraverso il digitale e anche solo una piccola attività analogica rappresenta qualcosa di reale, imperfetto e unico.

Inoltre, molti studi hanno rilevato come le attività manuali abbiano effetti positivi sullo stato mentale delle persone: riducono l’ansia, migliorano l’umore e aumentano la capacità di concentrazione. Proprio per questo il ritorno all’analogico rappresenta anche un modo per preservare la propria salute mentale.

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Ho chiesto ad alcune persone i loro pareri, e dalle loro risposte è emerso chiaramente la voglia di ritornare ad avere un maggior contatto con la realtà . Così Anna, donna di 57 anni afferma: “Ho vissuto anche l’era analogica e devo dire che da quando ho iniziato ad usare costantemente computer e smartphone soprattutto per lavoro mi sento più irritabile. A volte sento la necessità di scollegare tutto e leggere un libro o aiutare mio marito nei lavoretti manuali in giardino. Mi aiuta a riconnettermi con la realtà e a rilassarmi”.

Poi c’è Gemma, studentessa universitaria di 23 anni, che alla mia domanda ha sostenuto: «Io amo stare sui social, mi permettono di rimanere informata su qualsiasi cosa accada nel mondo però a volte mi sento alienata, completamente distaccata dalla realtà e la cosa mi provoca ansia. Quindi anche solo fare una passeggiata nel mio paesello con il cane o aiutare mamma in cucina mi aiuta a tranquillizzarmi e a tornare con i piedi per terra”.

Dalle sue parole emerge chiaramente come, all’interno della freneticità quotidiana che ci viene quasi imposta, le persone sentano in realtà il bisogno di rallentare e prendersi del tempo per se stesse, staccandosi completamente da tutto ciò che è digitale.

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Questo però non è un rifiuto del progresso, ma semplicemente una ricerca di equilibrio tra vita reale e vita digitale. L’analogico diventa quindi un complemento del digitale, un modo per recuperare ciò che rischia di perdersi nella velocità dell’innovazione.

Un altro parere è quello di Samuele, ragazzo di 24 anni e ingegnere informatico al comune di Firenze: “Sono un ingegnere informatico, lavoro tutti i giorni a contatto con i computer, e devo dire che, avendo studiato ciò che c’è dietro, queste macchine sono utili a  semplificarci la vita, ma nonostante tutto ritengo  necessario riuscire a convivere con entrambi i mondi: analogico e digitale. Tutto ciò che è digitale può essere un aiuto enorme per chiunque, ma solo se usato nella giusta quantità e nella maniera corretta, altrimenti può rivelarsi altamente alienante. Trovo inoltre che sia fondamentale ritagliarsi dei momenti per noi stessi e trovare delle attività da fare anche all’aria aperta al di fuori del mondo virtuale” afferma. Sostanzialmente quindi il ritorno alle attività analogiche sembra riflettere un’esigenza profondamente umana, ovvero quella di rallentare, creare e sentire. In un mondo sempre più immateriale, riscoprire il valore delle mani e della materia non è un passo indietro, ma un modo per andare avanti in maniera più equilibrata e consapevole.

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