AI, Social e minori in "Elly e Giorgia allo specchio"

Presentato oggi alla Camera da Luca Nitiffi, il saggio utilizza le due esponenti di partito come modelli simbolici della comunicazione filtrata dagli algoritmi.

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24 Aprile 2026 - 18.35 Culture


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di Lorenzo Lazzeri

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Non un’emergenza futura, ma un processo già in corso, che incide sulla qualità della democrazia, sul lavoro, sulla formazione, sulla privacy, sulla sicurezza e sul modo stesso in cui si costruisce la realtà attraverso l’informazione. È questa la linea tracciata da Luca Nitiffi negli interventi alla Camera dei Deputati, oggi 24 aprile 2026, alla presentazione del suo libro “Elly e Giorgia allo specchio. Crescere nei social senza protezione”, promossa dall’onorevole Andrea Casu e trasmessa in diretta sulla WebTV istituzionale.

Nel suo intervento Nitiffi fissa subito il perimetro: “Non un’emergenza futura, ma una trasformazione già pienamente presente, capace di incidere sulla qualità della democrazia, sul lavoro, sulla formazione, sulla privacy, sulla sicurezza e persino sul modo in cui costruiamo la realtà attraverso l’informazione”. Da qui il rifiuto di risposte parziali o difensive. “Non possiamo pensare di affrontare lo tsunami dell’Intelligenza artificiale digitale e generativa con misure tampone, divieti simbolici o semplici applicazioni correttive. Sarebbe un errore di prospettiva”.

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Il riferimento utilizzato per inquadrare il passaggio storico è quello del nucleare. “Quando il mondo ne comprese la portata, ricorda Nitiffi, emerse la necessità di regole condivise, trattati internazionali e organismi di controllo, non per fermare il progresso scientifico, ma per impedirne conseguenze incontrollabili”. Il parallelismo non resta sul piano teorico, ma viene riportato direttamente al presente: “Non siamo di fronte a un problema del futuro, ma a una trasformazione già pienamente presente, che incide sulla qualità della democrazia, sul lavoro, sulla formazione, sulla privacy, sulla sicurezza e persino sul modo in cui costruiamo la realtà attraverso l’informazione”.

Da questa lettura discende una richiesta esplicita alla politica. “Per questo non bastano reazioni episodiche: serve una visione politica matura, capace di comprendere la portata storica del cambiamento”. E quindi il passaggio operativo: “Come il nucleare richiese accordi globali sulla proliferazione, sulla sicurezza e sugli usi civili, così oggi servono nuovi trattati internazionali sull’AI”.

Il punto viene ulteriormente chiarito: “La vera questione, dunque, non è tecnologica, ma politica. Il problema non sono gli altri, siamo noi e la nostra capacità di governare il cambiamento invece di subirlo”. Una posizione che si estende alla scala internazionale, perché “Nessun Paese può affrontare da solo una tecnologia che non conosce confini. Per questo, come ieri furono necessari i trattati sul nucleare, oggi sono indispensabili nuovi patti globali sull’Intelligenza artificiale. Non contro il progresso, ma per renderlo umano, sicuro e democratico”.

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Nel libro, definito dall’autore un saggio civile, l’analisi si focalizza sugli ecosistemi digitali progettati per l’osservazione e la capitalizzazione dei dati. Gli algoritmi, che non producono effetti materiali immediati, incidono sugli equilibri sociali e democratici: spostando il potere economico, manipolando l’opinione pubblica, ridefiniscono competenze e pressione sui diritti fondamentali. In un simile contesto la costruzione della realtà passa attraverso filtri orientati da logiche del coinvolgimento, soprattutto emotivo.

Il riferimento a Elly Schlein e Giorgia Meloni ha funzione simbolica al di là di logiche comparative. Lo “specchio” richiama il modo in cui l’immagine pubblica viene costruita dentro ambienti algoritmici. La crescita dei più giovani avviene all’interno di questi sistemi senza un impianto di protezione strutturato e per Nitiffi questo sposta il tema dalla dimensione educativa a quella politica.La presentazione si inserisce in una giornata parlamentare dedicata anche alla sicurezza pubblica nelle ore che precedono la Festa della Liberazione. Il collegamento resta implicito e definito. La dimensione digitale entra nel campo della sicurezza nazionale e della tenuta democratica, senza possibilità di essere trattata come ambito separato.

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