All’asta da Christie’s un capolavoro della miniatura fiorentina del Trecento

L’iniziale istoriata di Don Silvestro dei Gherarducci, proveniente dal monastero di Santa Maria degli Angeli, è stimata tra 150 e 200 mila sterline.

All’asta da Christie’s un capolavoro della miniatura fiorentina del Trecento
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5 Luglio 2026 - 18.40 Culture


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A Londra, Christie’s terrà un’asta mercoledì 8 luglio, il cui protagonista sarà un capolavoro della miniatura fiorentina del Trecento. Si tratta dell’iniziale istoriata “N” con i santi Pietro e Paolo, realizzata da Don Silvestro dei Gherarducci (1339-1399) tra il 1371 e il 1374 per un Graduale del monastero di Santa Maria degli Angeli di Firenze. La casa d’aste la propone con una stima di 150.000-200.000 sterline (circa 175.000-235.000 euro).

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L’opera, dipinta a tempera e oro su pergamena, misura circa 30 centimetri per lato e raffigura i due apostoli all’interno di una monumentale iniziale “N”, decorata con un elaborato drago. San Pietro è rappresentato con le chiavi e la croce del martirio, mentre san Paolo tiene la spada e il libro. La miniatura introduce l’introito della messa per la festa dei santi Pietro e Paolo del 29 giugno, con l’incipit “Nunc scio vere, quia misit Dominus Angelum suum”. Secondo Christie’s, si tratta di una delle più importanti miniature italiane comparse sul mercato negli ultimi anni. Lo stato di conservazione è eccezionale, con solo lievi perdite di colore e della doratura, nonostante i circa sei secoli e mezzo trascorsi dalla sua realizzazione.

Il foglio apparteneva originariamente al Corale 2 del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli, uno dei più importanti codici liturgici miniati prodotti nella Firenze del XIV secolo. Oggi, però, è conservato presso la Biblioteca Medicea Laurenziana, ma non nella sua interezza. Le origini del manoscritto risalgono al 1371, quando fu completato e successivamente decorato negli anni seguenti da Don Silvestro, monaco del convento, che guidò lo scriptorium fino alla fine del secolo, formando artisti destinati a diventare protagonisti della miniatura tardogotica. La pagina, però, venne staccata dal manoscritto probabilmente tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, durante le dispersioni che interessarono numerosi codici miniati nel periodo napoleonico. Da allora ha conosciuto una lunga e prestigiosa storia collezionistica.

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Tra i suoi proprietari più importanti figurano William Young Ottley, uno dei pionieri dello studio dell’arte italiana in Gran Bretagna e conservatore del Dipartimento Stampe e Disegni del British Museum di Londra, e il collezionista Johan Rushout, secondo Lord Northwick. Successivamente l’opera passò a David Alexander Robert Lindsay, XXVII conte di Crawford, protagonista della vita culturale britannica del Novecento.

Dal punto di vista artistico, gli studiosi considerano i corali miniati da Don Silvestro dei Gherarducci per Santa Maria degli Angeli il momento di piena maturità della sua produzione. In queste opere il miniatore abbandona progressivamente i modelli più severi della tradizione precedente per sviluppare uno stile caratterizzato da maggiore monumentalità, raffinate armonie cromatiche e una ricca decorazione gotica. Le figure solenni dei santi, i panneggi eleganti, l’uso del fondo oro e la fantasia ornamentale dell’iniziale testimoniano una qualità pittorica che avvicina la miniatura alla grande pittura contemporanea.

L’ammirazione per il lavoro di Don Silvestro dei Gherarducci era già documentata nel Cinquecento. Giorgio Vasari ricordava infatti di aver osservato personalmente i codici miniati dall’artista, lodandone “l’accuratezza del disegno e la bellezza dell’esecuzione”.

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