Addio a Dolly Parton, la regina del country americano 
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Addio a Dolly Parton, la regina del country americano 

La cantante si è spenta a 80 anni nella sua casa di Nashville. Oltre sessant’anni di carriera, più di 3.000 canzoni, 49 album e 11 Grammy, una leggenda capace di unire generazioni e mondi diversi.

Addio a Dolly Parton, la regina del country americano 
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Francesca Anichini Modifica articolo

25 Agosto 2026 - 22.46 Culture


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La regina della musica country Dolly Parton si è spenta nella sua casa di Nashville, in Tennessee, al termine di una carriera lunga oltre sei decenni. La notizia della scomparsa è stata annunciata dal nipote Bryan Seaver in un video pubblicato sui social.

Con lei se ne va una delle figure più iconiche della musica americana. Cantante, cantautrice, attrice, imprenditrice e filantropa, Dolly Parton ha saputo trasformare la propria storia personale in un patrimonio culturale capace di superare i confini del country e le divisioni dell’America.

Ha scritto più di 3.000 canzoni, pubblicato 49 album e venduto oltre 100 milioni di dischi. Nel corso della sua carriera ha conquistato 11 Grammy Award ed è entrata nella Country Music Hall of Fame e nella Rock & Roll Hall of Fame.

Dolly Rebecca Parton era nata il 19 gennaio 1946 nel Tennessee orientale, nelle Great Smoky Mountains, quarta di dodici figli. La sua era una famiglia povera, ma profondamente legata alla musica e alla fede religiosa.

Il padre Robert Lee lavorava duramente per mantenere la famiglia, mentre la madre Avie Lee trasmise ai figli l’amore per i canti tradizionali e religiosi. Dolly cominciò a cantare da bambina nelle chiese locali e a scrivere le sue prime canzoni quando era ancora molto giovane.

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A 13 anni arrivò la prima esibizione al Grand Ole Opry, il tempio della musica country. Terminata la scuola, nel 1964 si trasferì a Nashville per inseguire il sogno di diventare una cantante professionista.

Il debutto discografico arrivò nel 1967 con l’album “Hello, I’m Dolly”. Nello stesso periodo iniziò la collaborazione con Porter Wagoner, cantante e popolare conduttore televisivo che la volle nel suo programma. Il sodalizio durò circa sette anni e contribuì a far conoscere Parton al grande pubblico.

La separazione artistica da Wagoner rappresentò uno dei momenti decisivi della sua carriera. Per accompagnare quell’addio, Dolly scrisse una canzone destinata a diventare immortale: “I Will Always Love You”.

Il brano uscì nel 1974 e raggiunse il primo posto delle classifiche country. Quasi vent’anni più tardi, nel 1992, Whitney Houston lo reinterpretò per il film “The Bodyguard”, trasformandolo in un successo planetario e in uno dei singoli più celebri della storia della musica.

Dolly Parton non è mai rimasta prigioniera del country. Nel corso della sua carriera ha attraversato il pop, il gospel, il bluegrass e, negli ultimi anni, anche il rock.

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Ha collaborato con artisti di generazioni diverse, tra cui Miley Cyrus, sua figlioccia, e numerosi protagonisti della musica internazionale.

Nella sua musica Dolly Parton ha raccontato soprattutto la vita delle persone comuni: l’amore, il dolore, la fede, la famiglia, la povertà, il lavoro e il desiderio di riscatto. Lo ha fatto con una scrittura diretta, senza rinunciare alla leggerezza e all’ironia.

Nel 1980 arrivò il debutto cinematografico con “9 to 5”, al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Il film fu un successo e la canzone omonima diventò uno dei suoi brani più celebri.

Parton continuò poi la sua esperienza a Hollywood con film come “Il più bel casinò del Texas”, “Nick lo scatenato” e “Fiori d’acciaio”. Sul grande schermo dimostrò di avere una personalità capace di andare oltre il ruolo della cantante country.

Capelli biondissimi, abiti sgargianti, tacchi, trucco vistoso e un’ironia sempre pronta: Dolly Parton costruì un’immagine inconfondibile e ne fece uno degli elementi centrali del proprio successo.

Ma dietro quel personaggio volutamente esagerato c’era una donna dotata di grande intelligenza, talento imprenditoriale e consapevolezza del proprio ruolo.

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Nel 1986 Dolly Parton inaugurò Dollywood, il grande parco a tema nel Tennessee dedicato anche alla cultura e alle tradizioni delle Great Smoky Mountains.

Nel corso degli anni il suo universo si è ampliato alla televisione, al cinema, alle produzioni musicali e a numerose attività commerciali. 

Nel 1995 fondò la Imagination Library, un programma nato anche in memoria del padre, che non aveva avuto la possibilità di imparare a leggere. L’iniziativa ha distribuito gratuitamente centinaia di milioni di libri per l’infanzia, offrendo a generazioni di bambini un accesso precoce alla lettura.

Il suo impegno sociale ha rappresentato una parte importante della sua immagine pubblica, tanto quanto la musica e lo spettacolo.

Dolly Parton è riuscita in qualcosa di raro: diventare un simbolo condiviso in un Paese attraversato da profonde divisioni politiche e culturali.

È stata amata dagli appassionati di country e dal pubblico pop, dalle generazioni più anziane e da quelle più giovani. Ha saputo parlare all’America rurale senza rimanere confinata in quella realtà, trasformando la propria esperienza personale in una storia universale.

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