Due discorsi in tre giorni. Destinatari diversi, stesso messaggio. Leone XIV ha parlato venerdì ai parlamentari del Partito Popolare Europeo, domenica ai futuri diplomatici della Santa Sede. E in entrambi i casi ha detto, in sostanza: la politica o è servizio oppure è inganno.
Con i parlamentari europei il Papa è andato dritto al punto. La politica vera non insegue il consenso facile. Ha il coraggio delle scelte impopolari. E soprattutto non si fa ideologia: l’ideologia distorce la realtà, e l’Europa lo sa bene, perché è nata sulle macerie di due ideologie che l’hanno distrutta. Leone XIV ha citato De Gasperi. Ha parlato di persona di fraternità, di diritto, di bellezza. Parole grandi, certo. Ma le ha ancorate a un problema concreto: la distanza crescente tra chi governa e chi è governato. E qui ha usato un’immagine efficace: nell’era del trionfo digitale, ha detto, la politica deve tornare all’analogico. Al contatto diretto. Al territorio.
Due giorni dopo, alla Pontificia Accademia Ecclesiastica — la scuola dei diplomatici vaticani — ha cambiato registro ma non direzione. Il diplomatico della Santa Sede, ha spiegato, non è un funzionario. È un messaggero di pace. Ma attenzione: non della pace come la intende il mondo, che spesso è solo l’esito di un rapporto di forza. Quella pace, ha detto il Papa con realismo, viene calpestata ogni giorno. No, la pace di cui parla è un dono che precede la politica. E il compito del diplomatico è farsene strumento, anche quando tutto sembra inutile.
C’è un punto che tiene insieme i due discorsi, e rimanda a quanto Leone XIV aveva già detto a gennaio al Corpo Diplomatico: le parole devono tornare a significare qualcosa. Devono aderire alla realtà. Senza questa aderenza, il dialogo politico diventa recita, e la diplomazia teatro.
Il filo è chiaro. La pace non si costruisce con la forza. Non si costruisce con gli slogan. In un momento in cui la guerra, come ha detto lui stesso a gennaio, è tornata di moda, questo è un programma, che sembra essere – a un anno della elezione di Prevost al pontificato – un vero e proprio orizzonte del suo ministero petrino
