Papa Leone in Spagna: fermare i linguaggi d'odio, tessere la pace e proteggere la dignità dei migranti

Ecco l’originalità di Leone: non separa lo spirito dalla politica. Porta il castello interiore di Teresa d’Avila dentro l’emiciclo e fa del discernimento una virtù civile.

Papa Leone in Spagna: fermare i linguaggi d'odio, tessere la pace e proteggere la dignità dei migranti
Papa Leone XIV
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Antonio Spadaro Modifica articolo

14 Giugno 2026 - 12.39


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I temi del viaggio di Papa Leone in Spagna sono stati molteplici, intrecciati come un tessuto: la fede popolare, i giovani, l’Eucaristia, la cultura. Ma, a viaggio concluso, è possibile rintracciare il filo politico che lo ha attraversato. Leone è arrivato in un Paese che, come l’Europa, appare smarrito tra le sue divisioni. E ha scelto un’immagine antica, artigianale: tessere. Non alzare muri, non muovere pedine sulla scacchiera, ma tessere reti.

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Al Palazzo Reale è partito dalla notte di Giovanni della Croce, il tempo in cui perdiamo le mappe, per invitare una nazione polarizzata ad abbandonare le narrazioni che dividono. Il momento più alto è stato il discorso al Parlamento: la dignità della persona, ha detto, precede lo Stato e non dipende dalle maggioranze. Da Salamanca e da Francisco de Vitoria riaffiora l’idea di un totus orbis, una comunità più grande di ogni potere. E le parole si sono fatte coraggiose: preoccupa il ritorno del riarmo, perché le armi possono imporre un silenzio temporaneo, mai costruire una pace duratura. La vera sicurezza nasce dalla giustizia e dal dialogo, e dal «disarmare il linguaggio», perché le parole aprono o chiudono strade.


Ma il filo si è fatto nervo e vaso sanguigno nelle Canarie. A Barcellona aveva chiesto di rendere presente l’amore di Dio «nel tessuto della storia»; nel porto di Arguineguín, davanti a chi arriva «dopo il deserto, la notte e il mare», ha mostrato l’anello del Pescatore: a Gran Canaria e a El Hierro «pescatori di uomini» significa raccogliere vite e, troppe volte, corpi. Qui la geopolitica della tessitura diventa esame di coscienza: «La dignità umana non ha passaporto», «non siete numeri, né fascicoli». L’Europa, ha ammonito, non può proclamare la dignità e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano «cimiteri senza lapidi». E accanto al diritto di cercare rifugio Leone afferma «il diritto di non dover migrare».

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Ecco l’originalità di Leone: non separa lo spirito dalla politica. Porta il castello interiore di Teresa d’Avila dentro l’emiciclo e fa del discernimento una virtù civile. Per l’oggi la sua domanda resta tagliente: «che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?». «Alzate lo sguardo» non è allora una fuga dalla terra, ma l’unico esame che conti davvero: «che cosa resta della nostra umanità».

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