Leone XIV a Rimini: una pace disarmata e disarmante contro la logica della guerra
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Leone XIV a Rimini: una pace disarmata e disarmante contro la logica della guerra

Dalla Fiera di Rimini Leone XIV rilancia con forza il messaggio di una pace che non può essere costruita attraverso il riarmo, la contrapposizione e la ricerca del potere.

Leone XIV a Rimini: una pace disarmata e disarmante contro la logica della guerra
Papa Leone XIV
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22 Agosto 2026 - 18.00


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Dalla Fiera di Rimini Leone XIV rilancia con forza il messaggio di una pace che non può essere costruita attraverso il riarmo, la contrapposizione e la ricerca del potere. Davanti a migliaia di persone riunite per il 47° Meeting per l’amicizia fra i popoli, il Papa contrappone alla logica della guerra quella di una “pace disarmata e disarmante”, fondata sull’incontro, sulla misericordia e sulla capacità di riconoscere nell’altro una persona prima ancora che un avversario.

È un messaggio che assume un significato particolare in un mondo attraversato da guerre e conflitti, divisioni, disuguaglianze e nuove forme di competizione geopolitica. Quasi 20 mila persone riempiono il Grande Auditorium, mentre altre 55 mila sono presenti negli spazi della Fiera. Politici, rappresentanti delle istituzioni, leader religiosi, artisti, volontari, giovani e protagonisti della società civile ascoltano il Pontefice in un silenzio che segue il lungo applauso con cui viene accolto.

Quarantquattro anni prima, il 29 agosto 1982, era stato Giovanni Paolo II a salire sul palco della Fiera di Rimini. Il Meeting, nato da un’intuizione di don Luigi Giussani, non è rimasto un appuntamento interno a Comunione e Liberazione, ma è diventato nel tempo un luogo di confronto tra mondi diversi. Oggi Leone XIV raccoglie quella eredità e la porta dentro una stagione segnata dalla guerra.

“Il male non si combatte col male”

Nel cuore del discorso c’è la denuncia di una cultura che tende a presentare il riarmo come inevitabile e la contrapposizione come unica risposta possibile alle crisi. Leone XIV invita invece a “smascherare i rapporti di potere ingiusti”, individuandoli alla radice delle povertà, delle disuguaglianze, delle guerre e dei disastri ambientali.

Il Papa chiede una vera inversione di rotta:

“Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”

È qui che il Pontefice introduce quella che definisce la risposta della cultura cattolica al “falso realismo” della potenza: il realismo della misericordia.

“Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato”

La frase che riassume questa prospettiva è netta: “Il male non si combatte col male”. Per Leone XIV la pace non può essere semplicemente l’assenza temporanea di combattimenti, ma deve diventare un diverso modo di concepire i rapporti tra persone e popoli.

Prima delle frontiere vengono le persone

Il Papa riprende così una delle parole chiave del Meeting: l’incontro. Lo fa ricordando proprio Giovanni Paolo II, che nel 1982 aveva indicato nell’amicizia tra i popoli una possibile risposta alle tensioni del suo tempo.

“Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, afferma Leone XIV, invitando a “coltivare l’amicizia sociale” e a riconoscere la dignità comune degli esseri umani.

“Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone”

È un rovesciamento della prospettiva fondata esclusivamente su confini, interessi strategici e rapporti di forza. La persona viene prima dello Stato, dell’appartenenza e delle istituzioni. E proprio l’incontro, secondo Leone, può diventare il punto di partenza per ricostruire ciò che la guerra distrugge.

Non c’è spazio, nel suo discorso, per una concezione della pace affidata soltanto agli equilibri di potenza. Il Pontefice guarda piuttosto a una responsabilità collettiva, chiamando ciascuno a intervenire nei luoghi in cui vive e lavora.

“L’Amore, quello che move il sole e l’altre stelle”

Il riferimento a Dante attraversa il discorso di Leone XIV. Il titolo della 47ª edizione del Meeting, tratto dall’ultimo verso della Divina Commedia, diventa per il Papa una chiave per parlare di una forza alternativa a quelle che alimentano conflitti e divisioni.

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice Leone XIV.

L’amore, osserva, “move il sole e l’altre stelle”. E proprio l’amore, sottolinea il Pontefice, “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, anche se rimane “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”.

Da qui nasce la richiesta di una “autentica conversione di popolo”: una trasformazione capace di sottrarre la società alla logica della divisione, dell’alienazione e della disperazione per metterla al servizio di una giustizia diversa.

La responsabilità di fronte alle guerre e al potere

Leone XIV allarga quindi lo sguardo alle trasformazioni del presente. “In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”.

È un disegno che, secondo il Papa, deve diventare una bussola anche nell’epoca della tecnologia, degli algoritmi e delle reti globali. La stessa logica deve valere per la finanza, il lavoro e lo sviluppo tecnologico: nessuno di questi strumenti può essere considerato neutrale quando finisce per alimentare disuguaglianze, sfruttamento o distruzione.

Il Papa invita quindi chi possiede competenze, responsabilità e risorse a metterle al servizio di un’altra idea di sviluppo: non quella che “sfrutta la divisione, l’alienazione e la disperazione”, ma quella che “serve il Regno di Dio e la sua giustizia”.

Ai giovani: “Il futuro è una promessa, non una minaccia!”

Un passaggio particolare è dedicato ai giovani, numerosi tra i volontari del Meeting. “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, dice Leone XIV.

E l’invito è a non rinchiudersi dentro appartenenze ristrette:

“Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti! Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore”

Il Papa collega questa apertura anche alla libertà della fede. “Nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

E proprio sulla libertà fonda il suo appello ai giovani: “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”.

“Amate sempre la Chiesa!”

Nel finale del discorso, Leone XIV si rivolge direttamente agli aderenti a Comunione e Liberazione. “Amate sempre la Chiesa!”, ripete, chiedendo di preservare l’unità e di trasformare anche le difficoltà in occasioni di rinascita.

“Amate e preservate l’unità della compagnia attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”, afferma il Papa. “Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita”.

La strada indicata è quella dell’ascolto, che secondo Leone XIV “spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”. Ascolto della Parola di Dio, ma anche ascolto reciproco e ascolto di chi cerca la verità.

Da qui il richiamo conclusivo alla “sinodalità”, che “non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo”.

“Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia”

In una stagione nella quale la guerra torna a essere presentata come risposta inevitabile alle crisi, il messaggio di Rimini è dunque un altro: disarmare prima di tutto le menti, le parole e le relazioni. Perché la pace, nella visione proposta da Leone XIV, non nasce dalla paura dell’altro ma dalla capacità di incontrarlo. E non si difende soltanto con gli equilibri di potenza, ma costruendo una “civiltà dell’amore” capace di mettere la persona prima dei confini e l’incontro prima dello scontro.

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