Donne e uomini del domani: politica, svago, sport e società nell’era degli smartphone
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Donne e uomini del domani: politica, svago, sport e società nell’era degli smartphone

Donne e uomini del domani: politica, svago, sport e società nell’era degli smartphone
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24 Agosto 2026 - 16.39


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Chi ha già raggiunto la soglia, quantomeno, dei quarant’anni, potrà convenire sul fatto che da decenni la frase che i “non più giovani” ripetono assiduamente quando si avventurano nell’analisi della società che li circonda – e di cui spesso dimenticano di far parte – sia sempre la stessa: “Era meglio prima… i giovani di oggi sono cambiati, sono diversi”. 

Tralasciando per un attimo che si tratti di un enunciato banale tanto quanto datato, che chissà quante generazioni addietro nei secoli avranno ripetuto, l’esame antropologico e sociologico dovrebbe prendere le mosse dal fatto che ad essere cambiati non siano solo i giovanissimi, ma anche coloro che li hanno educati e cresciuti.  

Il mondo odierno, infatti, non è più a misura d’uomo: internet, social media e smartphone hanno avuto il merito di connetterci costantemente, al contempo isolandoci e cambiandoci irreversibilmente. A mutare non sono state soltanto le opinioni dei ragazzi e la loro cultura, ma anche – e più banalmente – il loro stile di vita: chi avrebbe mai potuto immaginare che l’intero globo sarebbe stato dominato dallo streaming, in sostituzione dei classici cinema e delle pittoresche videoteche, lasciando sul lastrico un intero settore economico in favore di poche multinazionali? O che il panorama ludico sarebbe mutato a tal punto da inchinarsi all’egemonia delle piattaforme di gioco digitale, in cui fioccano continuamente casinò bonus senza deposito che allettano l’utenza con l’intrattenimento più vario, fortunatamente sotto l’occhio vigile e attento dell’ADM? Oppure, ancora, chi avrebbe mai potuto ipotizzare che il mondo avrebbe letto sempre meno, concentrandosi su contenuti di pochi secondi da scrollare ripetutamente, abbassando la soglia dell’attenzione sino al grado zero?

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Progresso e disagio viaggiano in parallelo

Se però definissimo intere generazioni semplicemente generalizzando, commetteremmo un errore madornale: la tecnologia è parte integrante della loro vita quotidiana, tanto in ambito privato quanto in contesti lavorativi e istruttivi, oltre che di puro intrattenimento. E poi gli “adulti del futuro” non sono tutti identici e non fanno solo quello, perché li vediamo costantemente impegnati nelle medesime attività sportive, ludiche, turistiche e di puro divertimento in cui erano immersi i loro ascendenti qualche – o più di qualche – decennio fa. 

Ed è proprio la loro freschezza a guidare rivoluzioni silenziose che noi adulti, con tutta probabilità, non siamo più in grado di fare: basti pensare all’orchestra di giovani musicisti israeliani e palestinesi, guidata da Nabil Shehata, che «riunisce ragazzi di diverse provenienze in un concerto che vuole essere una risposta di felicità, speranza e gioia in un momento segnato dalle divisioni» (cit.). Rivoluzioni silenziose, appunto, sotto il profilo simbolico, ma pur sempre a ritmo di musica… e sicuramente non di quella facile da suonare. 

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La verità cammina da sola

«Gli uomini passano, ma le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini».

È in questi termini che si esprimeva un uomo-simbolo come Giovanni Falcone, sottolineando quasi filosoficamente come fossero idee, pensieri e valori a contare davvero e a rimanere scolpiti nelle menti degli uomini, generazione dopo generazione, e non i singoli. 

Adolescenti e giovani d’oggi, quindi, raccoglieranno pure un’eredità povera coltivata da una soglia di attenzione azzerata, ma forse saranno in grado di maturare scelte sagge e avvedute nell’arco di decimi di secondo, esattamente come fanno oggi quando sono di fronte ai loro smartphone e scrollano un contenuto dopo l’altro. Selezionano, scelgono. 

Si occuperanno di politica, di società civile, di diritti e non dobbiamo, né possiamo, limitarci a credere che saranno meno pronti e preparati di noi o dei nostri avi. Anche perché, a dirla tutta, quanti di noi venti o quaranta anni fa avevano la stessa dimestichezza con le lingue straniere che oggi hanno i nostri figli o la capacità di fare qualsiasi cosa dopo aver visto un breve tutorial su internet? È vero, la noia ci aiutava ad affinare l’ingegno, non c’è dubbio, ma i frutti che abbiamo raccolto sono realmente così buoni e degni di nota? 

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Resta il fatto che al momento nessun veggente dell’era moderna, allo stato attuale, potrebbe asserire con certezza che il cambiamento storico avvenuto all’interno della società sia destinato ad apportare miglioramenti o peggioramenti in futuro. 

Largo ai giovani, dunque, con i loro mille pregi e difetti. Perché noi, in fin dei conti, non siamo stati poi così bravi…

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