Martedì 8 settembre, nella cattedrale di San Giuseppe a Chongqing è stato ordinato vescovo Andrea Ding Yang. Consacrante principale Giuseppe Li Shan, arcivescovo di Pechino. Leone XIV lo aveva nominato il 28 luglio, nel quadro dell’Accordo provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese.
Compirà quarantacinque anni il 16 settembre ed è nato in un distretto della città di cui ora è pastore. Seminario di Pechino, ordinazione presbiterale nel 2007, teologia a Macao, un anno di studi a Roma, poi quattro parrocchie della sua arcidiocesi, che conta centoventimila fedeli e trenta sacerdoti: quattromila fedeli per prete. È il percorso ordinario di un prete diocesano, che si conclude con un’ordinazione in comunione con Roma.
Sono diciotto i vescovi cinesi ordinati in piena comunione con il Vescovo di Roma nel quadro dell’Accordo, quattro in questa estate. Tre dei quattro sono nati dopo il 1980.
Firmato il 22 settembre 2018, l’Accordo andava inteso da subito come l’incipit di una composizione da sviluppare, bisognosa di strumenti di verifica. Otto anni dopo la verifica è possibile. Sono in gioco cose che toccano la natura intima della Chiesa: custodire la valida successione apostolica e la natura sacramentale della Chiesa cattolica in Cina. Misurato così, l’Accordo tiene. Prorogato di quattro anni nell’ottobre 2024, scadrà nel 2028, e la sua solidità sta nelle biografie di vescovi giovani e nella vivacità delle comunità ecclesiali.
In un tempo in cui la regola è isolare l’avversario e ridurre i canali, la diplomazia religiosa fa il contrario: tiene aperti indirizzi che la politica ha chiuso. Non distribuisce vincitori e torti, e lavora su tempi lunghi.
L’Accordo è un segno di speranza in un mondo in cui si continuano a costruire muri, specialmente tra Occidente e Oriente, e dalla sua firma i muri sono cresciuti. Quando la polarizzazione diventa il modo normale di trattare il mondo, far crescere la fiducia, credere nel dialogo, procedere nell’implementare accordi provvisori che si spera di rendere migliori, diventa una risorsa scarsa, e chi la conserva rende all’umanità un servizio che eccede i propri interessi.
