Clickbait e informazione, l’appello di Leone contro una comunicazione che cattura l’attenzione ma spegne il pensiero
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Clickbait e informazione, l’appello di Leone contro una comunicazione che cattura l’attenzione ma spegne il pensiero

«Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». È il tema scelto questa settimana da Leone XIV per la sessantunesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà nel 2027.

Clickbait e informazione, l’appello di Leone contro una comunicazione che cattura l’attenzione ma spegne il pensiero
Papa Leone XIV
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Antonio Spadaro Modifica articolo

4 Ottobre 2026 - 11.18


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Riassunto mancante ⚠️

«Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait». È il tema scelto questa settimana da Leone XIV per la sessantunesima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che si celebrerà nel 2027.


Clickbait: letteralmente, «esca per il clic». Titoli e immagini sensazionalistici, ambigui, esagerati. Un amo gettato nel flusso per strappare un istante a chi scorre lo schermo. Quante volte abbiamo cliccato perché qualcosa aveva «bucato» la nostra attenzione?


Ecco la parola chiave: attenzione. Media, tv e social si contendono proprio questa. È diventata la merce più pregiata. Le piattaforme la misurano, la trattengono, la rivendono. In rete conta sempre meno informare o connettere. Conta intrattenere, accumulare visualizzazioni, fare audience.
Eppure, l’attenzione vera somiglia più a una bussola che a un cronometro. Segna il nord, indica la meta, ciò che per noi conta davvero. In latino «ad-tendere» significa tendere verso. È la forma più rara e più pura della generosità. Il Papa invece constata che «la mancanza di una vera attenzione, alimentata dalla cultura digitale, ci ha abituati a una routine di reazioni immediate, a una superficialità delle relazioni». Gli algoritmi ci servono ciò che i nostri clic hanno già premiato. Finiamo chiusi in una bolla di clic sempre uguali. E perdiamo la novità.


Qui Papa Prevost tocca la radice delle polarizzazioni. Le fazioni che non dialogano. L’incapacità di ascoltare chi la pensa diversamente. La tentazione di vincere urlando. La sua risposta è una «conversione dello sguardo». Ai giornalisti e ai comunicatori chiede di custodire l’attenzione anziché catturarla. Di fidarsi dell’intelligenza di chi legge, senza doverlo sedurre. Un buon titolo colpisce per la sua intelligenza, non per il volume. L’urlo consuma l’attenzione e stanca.


Convertire lo sguardo richiede una disciplina quotidiana. Pause. Notifiche spente. Letture portate fino in fondo. Così lo sguardo torna libero di scegliere dove posarsi. Dobbiamo tornare a guardare, ascoltare e sentire con la persona intera. Non soltanto con il pollice che scorre, frenetico.

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