Allarme Oms: torna il virus Ebola

Basterebbero 2 milioni di dollari per bloccare la diffusione del virus. Una cifra risibile, che però non arriva. E' passato oltre un mese dalle segnalazioni. [Francesca Marretta]

Allarme Oms: torna il virus Ebola
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14 Settembre 2012 - 14.08


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da Londra

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Francesca Marretta

Ebola torna a colpire. Un focolaio del virus misterioso, impossibile da curare, ha già ucciso 31 persone nelle zone di Isidro e Viadana, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo (Rdc). I casi sospetti sono almeno 65 e 108 persone sono sotto osservazione perché presentano sintomi compatibili con la patologia. I casi di contagio a Isidro e Viadana risalgono al mese scorso. Ebola è una febbre emorragica il cui nome deriva dal fiume congolese in cui ebbe origine il primo caso.

Da Kinshasa l’Oms (Organizzazione mondiale della Salute) ha lanciato l’allarme: se non fermiamo la trasmissione del virus rischiamo di trovarci di fronte ad un’epidemia. Il portavoce dell’Oms nella capitale congolese, Eugene Kabambi ha dichiarato che la situazione non è sotto controllo e che Ebola potrebbe raggiungere le grandi città del paese. Kinshasa conta nove milioni di abitanti. Basta che una persona infetta porga una mano sudata per diffondere la contaminazione. Secondo Kabambi servono due milioni di dollari per organizzare punti di controllo ed evitare ulteriori contagi.

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Si suppone che focolaio di Ebola registrato in Rdc sia originato da carni di animali selvatici infette vendute al mercato nero. Non esiste antidoto per Ebola. Si tratta di un virus misterioso che uccide il 90 per cento di chi lo contrae.

Un mese fa sedici persone sono morte di Ebola anche in Uganda. In questo paese transfrontaliero con la Rdc all’inizio di questo millennio fa un missionario comboniano italiano, Padre Elio Croce, rischiò la vita ogni giorno vedendo morire colleghi e amici, per bloccare la diffusione del virus. Chi scrive ascoltò le testimonianze su Ebola di Elio Croce nel 2005 a Gulu, (nord Uganda). La testimonianza della battaglia contro Ebola del missionario è ricordata da Croce nel volume: “Più forte di Ebola” (Ares). Per capire cosa significhi affrontare questo male vale la pena leggere una lettera scritta da Croce nei giorni in cui combatteva l’epidemia in Uganda.

“Carissima D, sabato l’altro, per il morbo di Ebola, è morto un infermiere e il cadavere è rimasto insepolto per due giorni per aspettare l’arrivo di un suo fratello. Una grande imprudenza. Nel frattempo mercoledì moriva un’altra allieva infermiera per lo stesso male, così i morti tra gli infermieri sono diventati tre nel giro di dieci giorni. Fin da domenica il dottor Matthew ha contattato le autorità politiche e sanitarie e ha dovuto arrabbiarsi per far capire che la situazione è grave. Intanto ha già preso le misure di emergenza per evitare il contagio: ha fatto isolare due stanzoni e ha fornito medici e infermieri di maschere e vestiti di protezione. Martedì e mercoledì sono arrivate due delegazioni ufficiali, ma a mani vuote, senza informazioni su come comportarsi e senza aiuti. Così Matthew giovedì ha organizzato un incontro con tutti i medici, spiegando la strategia da adottare: svuotare tutti i reparti, esclusi i casi più gravi; ricevere solo le emergenze; disinfettare continuamente i letti e il personale con soluzione di varechina spruzzata con le pompe a mano (quelle dei contadini)”.

Il dottor Matthew Lukwiya, direttore del St. Mary’s Hospital Lacor citato in questa lettera, è morto durante quell’epidemia per salvare vite umane. Come Lukwiya morirono anche cento volontari dello stesso centro sanitario. In quei giorni Ebola uccise 139 persone. I contagiati furono quasi 400.

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I due milioni di dollari necessari per bloccare oggi la diffusione di Ebola in Rdc sono una cifra del tutto risibile, eppure ancora non ci sono. Fa rabbia pensare che sia passato più di un mese dalle segnalazioni dei nuovi casi di Ebola in Congo e Uganda.

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