Sono circa 500 i migranti bloccati in un cimitero cristiano ortodosso in terra di nessuno tra Serbia e Croazia. La polizia croata ha bloccato il loro ingresso dalla Serbia, nei pressi del valico di frontiera di Tovarnik, uno dei principali punti di accesso nel paese per gli immigrati che cercano di proseguire il loro viaggio verso l’Europa occidentale.
Ecco i numeri che fotografano la portata del fenomeno.– 500mila. E’ il numero delle persone che dal medio Oriente e dall’Africa hanno finora cercato rifugio in Europa quest’anno.
– 350mila. Coloro che potrebbero essere considerati come rifugiati e quindi usufruire del diritto d’asilo in Europa
– 120mila. I rifugiati che, in base al pacchetto Ue approvato oggi a maggioranza, saranno ripartiti tra i Paesi dell’Unione e che attualmente si trovano in Grecia, Italia e Ungheria (ma quest’ultimo Paese si è chiamato fuori dall’intesa)
– 40mila. I rifugiati ora in Grecia e Italia (a cui si aggiungono gli altri 120mila) oggetto di una decisione di ripartizione tra i Paesi Ue presa prima dell’estate – 800mila. Le domande di asilo che la Germania si attende complessivamente per quest’anno.
– 350mila. Il numero di migranti arrivati finora quest’ano in Grecia.
– 4milioni. I siriani attualmente sfollati in altri Paesi mediorientali e in Turchia.
– 6mila euro. Gli aiuti Ue per ciascun rifugiato che il Paese d’accoglienza riceverà.
L’Europa si compatta sul controllo delle frontiere. Renzi: “Notte importante”In una lettera ai leader Ue, il premier turco Ahmet Davotoglu dice di attendere l’arrivo di sette milioni di profughi dalla Siria, che probabilmente vorranno arrivare in Europa e chiede la collaborazione europea affinché si costituisca una ‘zona sicura’ in territorio siriano per l’accoglienza dei rifugiati. Lo si apprende da fonti Ue.
“La visita al centro di comando dell’operazione Eunavfor Med è stata un’occasione per essere aggiornata su quanto fatto nella fase uno. Ora sappiamo come lavorano i trafficanti di esseri umani della rotta centrale del mediterraneo e siamo pronti a smantellare la loro rete”. Lo ha detto l’Alto rappresentante della Politica estera Ue, Federica Mogherini.
Alexis Tsipras finisce sulla graticola al summit straordinario dei leader Ue. Vari partner rimproverano alla Grecia le migliaia di migranti che attraversano la frontiera senza registrazione ed il fuoco che covava nella cenere si accende in una discussione sugli hotspot. Ma è uno scambio costruttivo, che porta alla decisione di fissare una data certa per la loro attivazione. “Entro fine novembre”, spiega il presidente del consiglio Ue Donald Tusk. L’Europa si ricompatta sulla necessità di riportare le sue frontiere esterne sotto controllo, dopo lo strappo con i Paesi dell’Est sui 120mila ricollocamenti. Il vertice apre la strada ad un piano comune per far fronte alla peggiore crisi di profughi dal dopoguerra. Il premier Matteo Renzi parla di “notte importante”. E anche dai quattro premier (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania) che hanno votato contro il meccanismo di ridistribuzione e si sono visti imporre la decisione non ci sono state reazioni particolari.
“L’atmosfera è stata migliore delle mie attese. Sono soddisfatto”, puntualizza il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. E Tusk parla di “momento simbolico” perché si è messo fine al “gioco rischioso del biasimo reciproco”. Tra l’altro i quattro Paesi del cosiddetto gruppo Visegrad (Slovacchia, Rep. Ceca, Polonia e Ungheria) si sono presentati alla riunione con una dichiarazione congiunta esprimendo, in parte, i concetti delle conclusioni del vertice. Il summit si è riunito dopo che Bruxelles ha aperto una quarantina di procedure di infrazione contro 19 Stati per mancanze nell’applicazione dei regolamenti sul sistema comune d’asilo (registrazioni, raccolta di impronte, accoglienza e rimpatri). L’Italia non è nel gruppo. E anche se l’Europa insiste sulla necessità di applicare in pieno il regolamento di Dublino – come si ribadisce nella dichiarazione finale – il premier Matteo Renzi sottolinea come un “passettino” dopo l’altro si stia andando “verso il suo superamento”.
L’ondata più grande di profughi “deve ancora arrivare”, dice Tusk ed “è chiaro a tutti che non possiamo continuare come prima” con “porte e finestre aperte”, e si pensa alla creazione di guardie di frontiera Ue. Ma occorre anche sostegno economico ai Paesi del vicinato più esposti alle crisi di Iraq e Siria, a partire dalla Turchia, il cui presidente Erdogan sarà a Bruxelles il 5 ottobre prossimo. I fondi a disposizione però non bastano e Bruxelles ha richiamato i partner comunitari a mettere sul piatto ‘denaro fresco’, ottenendo riscontri positivi. Ai Paesi si sono chiesti 500milioni di euro per il ‘trust fund’ per la Siria (a cui l’Italia contribuisce con tre milioni di euro e la Germania con cinque); 1,8 miliardi di euro per il ‘Fondo per l’Africa’; ma anche che gli stanziamenti dei Paesi (“drasticamente ridotti” nel 2015) per le agenzie che si occupano di rifugiati come il World food program e l’Unhcr tornino ai livelli del 2014, fino ad un miliardo di euro almeno. Un confronto anche sulla situazione in Siria e in Libia.