Israele continua a colpire senza tregua la Striscia di Gaza, mentre a Rafah e nelle città centrali e settentrionali si moltiplicano operazioni militari che non distinguono più tra obiettivi armati e aree civili. Secondo quanto riferito dalle forze israeliane, quattro persone sarebbero state uccise nella zona orientale di Rafah: l’esercito sostiene che sarebbero emerse da una rete di tunnel, una versione che fonti palestinesi contestano immediatamente, denunciando l’ennesima dinamica in cui qualsiasi movimento viene qualificato come “minaccia” per giustificare l’uso letale della forza. Poche ore prima, testimoni sul terreno avevano segnalato nuovi bombardamenti dell’aviazione proprio nell’area est della città.
La giornata è stata segnata da attacchi ripetuti lungo l’intera fascia della cosiddetta zona gialla, l’area che Israele mantiene sotto rigido controllo militare. Secondo fonti locali, i raid aerei hanno colpito diversi quartieri di Rafah, mentre le unità navali israeliane hanno aperto il fuoco verso la costa, raggiungendo zone già devastate e prive di infrastrutture funzionanti. A nord-est della città, i mezzi blindati schierati presso l’asse Morag hanno condotto rastrellamenti accompagnati da raffiche di mitragliatrice, riproponendo un rituale quotidiano che lascia la popolazione intrappolata tra macerie, paura e impossibilità di fuga.
Più a nord, l’artiglieria israeliana ha martellato l’area orientale di Khan Younis, con elicotteri militari impegnati a sparare contro edifici già lesionati e con nuove demolizioni controllate di abitazioni, parte di una strategia che sembra mirare a rendere lentamente invivibili intere porzioni della Striscia. Un altro raid è stato registrato vicino al campo profughi di Bureij, nel settore centrale, mentre attacchi mirati hanno colpito i quartieri orientali di Gaza City e, ancora più a nord, la zona di Jabalia, da mesi devastata da incursioni a cadenza quasi quotidiana.
Ne emerge il quadro di un’offensiva che prosegue senza alcuna limitazione morale o politica, nonostante gli appelli internazionali e le accuse sempre più documentate di violazioni del diritto umanitario. Le operazioni delle ultime ore confermano una linea d’azione ormai consolidata: colpire ovunque e comunque, cancellando nella pratica la distinzione tra combattenti e civili e lasciando un territorio progressivamente disintegrato, in cui la popolazione sopravvive più che vivere, sospesa tra paura e devastazione.
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