Come con la Palestina, oggi con l'Iran nel cuore per restare umani: sempre

Lasciate stare, almeno per un momento, il bandito della Casa Bianca. E non prestate ascolto al criminale di Tel Aviv. A Trump e Netanyahu del futuro del popolo iraniano non frega niente.

Come con la Palestina, oggi con l'Iran nel cuore per restare umani: sempre
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

13 Gennaio 2026 - 16.18


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Lasciate stare, almeno per un momento, il bandito della Casa Bianca. E non prestate ascolto al criminale di Tel Aviv. A Trump e Netanyahu del futuro del popolo iraniano non frega niente.

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Pensate alle ragazze e ai ragazzi che stanno sfidando un regime tra i più sanguinari al mondo. Sono i giovani iraniani. Vogliono essere liberi di viaggiare, di tenersi per mano nelle strade, di navigare in Internet, senza dover subire la violenza delle squadracce del regime.

Non bruciano bandiere con la stella di David o a quelle a stelle e strisce, ma non per questo deve mancare loro la solidarietà, straordinaria, commovente, che in milioni hanno dato ai giovani palestinesi trucidati a Gaza.

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Restare umani significa oggi solidarizzare con chi mette in gioco la propria vita per un insopprimibile desiderio di libertà. Una sinistra che “seleziona” le cause per cui battersi è una sinistra che non va, che non ci piace. Non si tratta di dare lezioni di coerenza, tanto più che a farlo sono “maestri” incoerenti, che la piazza non l’hanno mai praticata in vita loro.

Si tratta di empatia. Del sentirsi a fianco di chi lotta per valori che non appartengono a questo o quel modello politico o economico. Valori universali. Come il rispetto delle libertà individuali e collettive, in ambito pubblico e nella sfera del privato. Per questo come siamo stati, e continuiamo ad essere, con la Palestina nel cuore, oggi dobbiamo esserlo con l’Iran in rivolta. Con l’Iran nel cuore. Senza se e senza ma.

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