Nel proseguire della dura polemica tra la Casa Bianca e papa Leone XIV, che non si astiene dal dire la sua, sulla guerra, durante il suo viaggio in Africa, sembra che si possa dire che al presidente Usa Donald Trump difetti l’aritmetica. Trump infatti è tornato ad attaccare il Pontefice direttamente su Truth. “Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?” Premesso che non risultano pronunciamenti del papa sull’atomica, va detto che i massacri di manifestanti iraniani risultano, a tutti i media, risalire a metà gennaio, quindi a tre, non a due mesi fa, essendo che siamo arrivati a metà aprile.
Più accorto è apparso Trump in materia teologica, essendosi premurato di dire che l’attacco all’Iran, omettendo però riferimenti a questi massacri manifestanti, si era dotato di missili in grado di raggiungere il territorio americano. Con quella frase, forza un po’ pretestuosa visto che fonti ufficiali americane hanno negato che l’Iran ponesse una minaccia concreta e attuale per gli Stati Uniti, Trump pensava di coprirsi, almeno formalmente, rispetto alla teoria della “guerra giusta”? Forse sì, ma non lo ha detto.
Ma proprio sulla guerra giusta, evocata come teoria millenaria alla quale la Chiesa si richiama anche da Vance, hanno risposto i vescovi americani: “Da oltre mille anni, la Chiesa cattolica insegna la teoria della guerra giusta ed è a quella lunga tradizione che il Santo Padre fa attentamente riferimento nei suoi commenti sulla guerra”, ha affermato il responsabile della sezione dottrinale della Conferenza Episcopale Cattolica Statunitense James Massa nella sua dichiarazione. “Vale a dire che, per essere una guerra giusta, deve trattarsi di una difesa contro chi conduce attivamente una guerra”. Se poi andiamo a leggere il catechismo della Chiesa cattolica capiamo che anche il tentativo di Trump stava corto per parlare di guerra giusta: infatti per la Chiesa la guerra giusta è la risposta a un danno «durevole, grave e certo» e quando «tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci». Inoltre, la guerra non deve provocare «mali e disordini più gravi del male da eliminare». Insomma, la disputa teologica era dura.
Così James Massa ha potuto aggiungere che il papa «fa un attento riferimento» alla dottrina della guerra giusta nelle sue critiche. «Per essere giusta una guerra deve essere una difesa contro qualcuno che attacca, ed è proprio quello che ha detto il Santo Padre: “[Dio] non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”». ed è proprio ciò che il Santo Padre ha detto: ‘Egli non ascolta le preghiere di coloro che fanno la guerra’”.
Il Papa, in visita nella città di Bamenda in Camerun, ha duramente criticato i leader che spendono miliardi in guerre e ha affermato che il mondo è “devastato da una manciata di tiranni”. Leone XIV ha poi condannato i leader che usano il linguaggio religioso per giustificare le guerre e ha sollecitato un “cambio di rotta decisivo”.
Ma questa discussione in punta di forchetta di “guerra giusta”, cioè di legittima difesa, sembra dimenticare o far dimenticare che c’è stata anche qualcosa che Trump e Vance apprezzano di meno, cioè il Concilio Vaticano II e la Costituzione spirituale Gaudium et Spes.
Scritta in tempi un po’ più recenti rispetto ai tempi in cui fu teorizzata la guerra giusta, che è una guerra difensiva, Gaudium et Spes ci porta al cuore dei problemi d’oggi, che la guerra giusta non poteva toccare. Al punto 80 della Gaudium et Spes infatti è scritto: “Il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l’orrore e l’atrocità della guerra. Le azioni militari infatti se condotte con questi mezzi possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, superano pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa. Anzi, se mezzi del genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle grandi potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca e pressoché totale distruzione delle parte contendenti, senza contare le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del mondo e gli effetti letali che sono la conseguenza dell’uso di queste armi”.
Il testo è chiaramente scritto nei tempi della guerra fredda e della possibile reciproca distruzione. Ma ciò non toglie che diviene ancor più valido se una sola parte li possieda. Ecco che colpisce un paragrafo successivo: “Ogni atto di guerra che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione”. E quindi si conclude così: “Il rischio caratteristico della guerra moderna consiste nel fatto che essa offre quasi l’occasione a coloro che posseggono le più moderne armi scientifiche di compiere tali delitti e, per una certa inesorabile concatenazione, può sospingere le volontà degli uomini alle più atroci decisioni. Affinché dunque non debba mai più accadere questo in futuro, i vescovi di tutto il mondo, ora riuniti, scongiurano tutti, in modo particolare i governanti e i supremi comandanti militari a voler continuamente considerare, davanti a Dio e davanti alla umanità intera, l’enorme peso della loro responsabilità”.
Vance con il suo cattolicesimo che definirei pre-conciliare non può non sapere che il Concilio Vaticano II ha avuto luogo anche se non gli piace e che è la bussola dei papi moderni. Compreso Leone XIV. Che poi la legittima difesa viga sempre è chiaro, non è questo il punto, soprattutto in un mondo così complesso.