Donald Trump sembra ormai muoversi senza più alcun controllo politico, in una spirale di accuse quotidiane che finisce per colpire alleati, partner e governi europei senza distinzione. L’ultima uscita investe direttamente anche Italia e Spagna, inserite dal presidente americano in una lista crescente di Paesi minacciati di un ritiro delle truppe statunitensi, nell’ambito di una revisione della presenza militare Usa in Europa.
Durante una conferenza stampa al vertice Nato all’Aia, Donald Trump ha lasciato intendere che la misura è tutt’altro che teorica. Rispondendo a una domanda, ha detto che “probabilmente” prenderebbe in considerazione il ritiro, legandolo alle critiche ricevute da Roma e Madrid sulla campagna militare contro l’Iran.
“Guardate, perché non dovrei? L’Italia non ci è stata di alcun aiuto e la Spagna è stata terribile, assolutamente terribile.”
Un linguaggio che segna un ulteriore salto di tono: ormai Trump attacca apertamente chiunque non si allinei alla sua strategia in Medio Oriente. Italia e Spagna hanno infatti espresso critiche nette alla guerra, rifiutando di partecipare al conflitto, scelta che ha innescato le reazioni sempre più aggressive della Casa Bianca.
Nel mirino è finita anche l ‘vassalla’ Giorgia Meloni, fino a poco tempo fa considerata una delle interlocutrici europee più vicine a Trump. Il rapporto si è incrinato proprio sulla guerra: secondo il presidente americano, alla premier italiana sarebbe “mancato il coraggio” per sostenere l’operazione militare. A pesare anche le critiche di Meloni ai commenti “inaccettabili” di Trump su Papa Leone.
Non solo parole. Il governo italiano ha negato l’uso di una base aerea in Sicilia agli aerei militari statunitensi diretti verso il teatro iraniano, contestando il mancato rispetto delle procedure di autorizzazione. Una decisione che ha ulteriormente irritato Washington.
Ancora più frontale la posizione di Pedro Sánchez, che fin dall’inizio si è imposto come il principale critico europeo del conflitto. Anche Madrid è finita nel mirino delle invettive di Trump, tra minacce di embargo commerciale e perfino ipotesi di sospensione dalla Nato — uno scenario che, nei fatti, non è nemmeno previsto.
Il dato politico, però, è evidente: nella sua escalation retorica, Trump è arrivato a colpire anche uno dei pochi alleati europei che fino a ieri gli erano più vicini. E questo segnala una dinamica sempre più instabile, in cui ogni dissenso viene trasformato in un attacco frontale.
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