Laburisti nel caos: si riapre lo scontro tra pro-Brexit e filo-Ue mentre il partito rischia la guerra interna
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Laburisti nel caos: si riapre lo scontro tra pro-Brexit e filo-Ue mentre il partito rischia la guerra interna

La Brexit torna a spaccare il Partito Laburista britannico nel momento più fragile della leadership di Keir Starmer.

Laburisti nel caos: si riapre lo scontro tra pro-Brexit e filo-Ue mentre il partito rischia la guerra interna
Wes Streeting esponente laburista
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17 Maggio 2026 - 18.04


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La Brexit torna a spaccare il Partito Laburista britannico nel momento più fragile della leadership di Keir Starmer. E questa volta a riaprire la ferita è stato Wes Streeting, che ha sostenuto apertamente che il futuro del Regno Unito sia “di nuovo nell’Unione europea”.

Le parole di Streeting, dimessosi nei giorni scorsi da ministro della Salute in polemica con la guida di Starmer, hanno provocato uno scontro ai vertici del Labour, rivelando tensioni sempre più profonde mentre il governo appare indebolito e il partito si prepara a una cruciale elezione suppletiva a Makerfield.

Parlando sabato, Streeting ha detto che in “un mondo pericoloso” il Regno Unito dovrebbe rafforzare i legami con l’Europa sia sul piano economico sia su quello della difesa, evocando apertamente un possibile ritorno nell’UE: “Il futuro della Gran Bretagna è con l’Europa — e un giorno di nuovo nell’Unione europea”.

Non solo. Ha anche lasciato intendere di voler correre per la leadership del partito se si aprisse una sfida interna, scenario sempre più plausibile dopo il crollo di consenso che sta travolgendo Starmer.

A reagire è stata Lisa Nandy, che pur definendo la Brexit “un errore” ha criticato la scelta di riaprire ora il dibattito europeo. Secondo Nandy il governo dovrebbe limitarsi a “riparare pragmaticamente” i danni causati dall’accordo sulla Brexit senza riaccendere le divisioni che hanno lacerato il Paese.

Ma gli alleati di Streeting hanno replicato duramente, accusando la leadership laburista di immobilismo politico e di paura nel prendere posizioni forti. È proprio questa prudenza, sostengono, che starebbe rendendo Starmer sempre più impopolare.

Dietro lo scontro sull’Europa si intravede in realtà una battaglia molto più ampia sul futuro del Labour. Il partito, arrivato al governo da meno di due anni, appare già lacerato da rivalità interne, divergenze strategiche e ambizioni personali.

A rendere la situazione ancora più esplosiva c’è la figura di Andy Burnham, che ha annunciato l’intenzione di candidarsi nella suppletiva di Makerfield promettendo apertamente di sfidare Starmer per la leadership se dovesse vincere.

Burnham punta su un’agenda più sociale e aggressiva contro il costo della vita, aprendo anche alla possibilità di maggiore controllo pubblico sui servizi essenziali come energia, acqua e alloggi popolari.

Il risultato è l’immagine di un governo già entrato in modalità sopravvivenza. Nel Labour convivono ormai tre linee diverse: chi vuole difendere l’eredità post-Brexit, chi punta a un lento riavvicinamento all’Europa e chi vede nella crisi economica britannica la prova che l’uscita dall’UE sia stata un fallimento storico.

E mentre le correnti si preparano allo scontro, Starmer appare sempre più simile a un leader assediato, costretto a combattere non soltanto contro l’opposizione conservatrice ma contro il suo stesso partito.

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