Il presidente russo Vladimir Putin ha ammesso che la Russia sta affrontando una carenza di carburante a causa dell’intensificarsi della campagna di attacchi a lungo raggio condotta dall’Ucraina. I ripetuti raid con droni hanno incendiato diverse raffinerie di petrolio, costringendo numerose regioni russe a introdurre, per la prima volta, misure di razionamento della benzina.
Intervistato domenica sera dalla televisione di Stato russa, Putin ha riconosciuto per la prima volta che gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche stanno avendo ripercussioni sull’approvvigionamento interno di carburante.
«Naturalmente creano dei problemi, è evidente», ha dichiarato. «In questo momento stiamo registrando una certa carenza, ma non è una situazione critica».
Il presidente russo ha affermato che Mosca cercherà di alleviare la crisi aumentando le importazioni di carburante, rafforzando al contempo la protezione delle raffinerie dagli attacchi dei droni ucraini e accelerando la riparazione delle infrastrutture danneggiate.
Gli attacchi evidenziano la crescente capacità dell’Ucraina di colpire obiettivi strategici molto lontani dalla linea del fronte, costringendo il Cremlino a destinare maggiori risorse alla difesa delle infrastrutture critiche proprio mentre l’avanzata delle forze russe sul campo di battaglia ha rallentato sensibilmente.
Domenica il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che droni ucraini hanno colpito raffinerie nel territorio di Krasnodar e nella regione di Yaroslavl.
Secondo gli analisti, gli attacchi hanno ridotto di circa un quarto la capacità di raffinazione della Russia, mettendo sotto forte pressione il mercato interno dei carburanti e provocando un deficit di offerta stimato intorno al 15%.
Giovedì scorso il razionamento del carburante era già in vigore in almeno 56 regioni russe, compresa Mosca, secondo dati open source analizzati dal Moscow Times.
La situazione è particolarmente critica nella Crimea occupata dalla Russia, dove le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo che ripetuti attacchi ucraini hanno compromesso le vie logistiche e le infrastrutture petrolifere.
Un abitante di Mosca ha raccontato al Guardian di aver dovuto attendere oltre due ore per fare rifornimento, al punto da dover modificare i propri impegni di lavoro.
Le lunghe code ai distributori di benzina, in uno dei maggiori produttori mondiali di energia, rappresentano una scena che non si vedeva dall’ascesa al potere di Putin nel 2000.
La scorsa settimana i social network russi si sono riempiti di video di automobilisti esasperati alla ricerca di carburante, accompagnati da numerosi messaggi ironici sulla situazione. Tra i contenuti più condivisi c’era un meme con il cantante russo Dima Bilan, vincitore dell’Eurovision Song Contest 2008, sulle note della sua celebre canzone: «Dove posso trovarti? In quale città devo volare? Senza di te non posso vivere», con il riferimento non a un amore perduto, ma alla benzina.
Secondo Sergey Vakulenko, ricercatore senior del Carnegie Russia Eurasia Centre ed esperto del settore energetico russo, le conseguenze a lungo termine dipenderanno soprattutto dalla capacità dell’Ucraina di mantenere la pressione sulle infrastrutture petrolifere russe.
«Se gli attacchi cessassero domani, probabilmente entro due mesi non ci sarebbero conseguenze particolarmente evidenti», ha spiegato. «La quantità di benzina disponibile in Russia dipende attualmente da una corsa tra i droni ucraini e le squadre russe impegnate nelle riparazioni».
Kiev sostiene che la campagna abbia l’obiettivo di indebolire lo sforzo bellico russo interrompendo i rifornimenti di carburante e facendo ricadere le conseguenze della guerra anche sulla popolazione russa.
Questo mese Zelensky ha dichiarato di aver autorizzato un’operazione di 40 giorni contro infrastrutture russe per «influenzare lo Stato aggressore» e aumentare la pressione su Mosca affinché ponga fine al conflitto.
Nonostante la carenza di carburante e i crescenti segnali di malcontento tra la popolazione e parte delle élite russe, non vi sono indicazioni che la situazione abbia modificato la determinazione del Cremlino a proseguire l’invasione.
Nell’intervista di domenica, Putin ha affermato che le forze russe stanno «raggiungendo l’obiettivo principale: la completa liberazione del Donbass e della Novorossiya».
Il riferimento alla «Novorossiya» – termine storico di epoca imperiale utilizzato dal Cremlino per indicare le regioni ucraine meridionali di Zaporizhzhia e Kherson – suggerisce che Mosca continui a perseguire ambizioni territoriali che vanno oltre il Donbass.
Putin ha inoltre dichiarato che la Russia intende creare una «zona cuscinetto» nella regione ucraina di Sumy. Ha anche sostenuto che l’Ucraina avrebbe proposto una sospensione reciproca degli attacchi a lungo raggio come passo verso la pace, proposta che avrebbe però respinto.
«È evidente perché avanzano questa proposta», ha detto. «I nostri contrattacchi in profondità nel territorio ucraino sono molto più efficaci, hanno un impatto maggiore e, francamente, sono molto più distruttivi».
Ha aggiunto che, vista la «catastrofica carenza di personale» delle forze armate ucraine, Kiev considererebbe una tregua di questo tipo una possibile via di salvezza. «Ma salvare il regime di Kiev non rientra nei nostri piani», ha concluso.
Sebbene l’avanzata russa proceda più lentamente rispetto allo scorso anno, le truppe di Mosca sono vicine alla conquista della città, ormai in gran parte distrutta, di Kostiantynivka, un obiettivo strategico che potrebbe costituire una base per nuove offensive finalizzate all’occupazione del resto del Donbass.
Questi progressi, tuttavia, hanno comportato costi elevati. La Russia continua infatti a subire pesanti perdite, incontra difficoltà nel rimpiazzare i propri effettivi e mostra segnali di un crescente calo del morale tra i soldati al fronte.
Nel fine settimana le autorità russe hanno arrestato un ex militare dopo la pubblicazione di un video in cui minacciava di organizzare un’insurrezione armata qualora Putin non lo avesse ricevuto per discutere di quelli che ha definito gli abusi subiti dai soldati da parte dei comandanti militari.
Nel filmato, visualizzato oltre 11 milioni di volte prima della sua rimozione, l’ex soldato invitava Putin a «dire tutta la verità» sul trattamento riservato ai militari russi.