Disumanità e basta. Un neonato palestinese di quattro mesi è morto domenica sera dopo che le forze israeliane hanno impedito il suo trasferimento d’urgenza attraverso un posto di blocco militare all’ingresso del villaggio di Deir Ammar, a ovest di Ramallah. Lo ha riferito la governatrice di Ramallah e Al-Bireh, Laila Ghannam.
Secondo Ghannam, i medici dell’Arab Specialized Hospital hanno confermato la morte del piccolo Ahmad Marouf Zeid dopo che i soldati israeliani gli avevano impedito di attraversare il checkpoint di Deir Ammar, nonostante le sue condizioni critiche rendessero necessario un trasferimento immediato per ricevere cure.
In un messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, la governatrice ha spiegato che Ahmad stava raggiungendo l’ospedale per essere sottoposto a cure mediche quando i militari israeliani gli hanno impedito il passaggio, malgrado la gravità del suo stato di salute. Ha aggiunto che i soldati hanno anche lanciato candelotti lacrimogeni contro residenti e veicoli, impedendo di fatto al bambino di ricevere tempestivamente le cure necessarie. Poco dopo, il neonato è deceduto.
Ghannam ha definito la morte di Ahmad, unico figlio della famiglia nato dopo anni di attesa, «una macchia sulla coscienza dell’umanità». Ha inoltre sostenuto che l’episodio rientra in quella che ha descritto come una politica israeliana attuata attraverso posti di blocco, cancelli militari e chiusure delle strade, con l’obiettivo di ostacolare gli spostamenti di civili, malati e ambulanze, in violazione di diritti fondamentali quali il diritto alla vita, la libertà di movimento e l’accesso alle cure mediche.
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