Israele senza freni: tre avamposti a Gaza e 340 milioni di euro per le colonie in Cisgiordania

Katz ha dichiarato di voler creare tre avamposti di tipo Nahal nel nord di Gaza, comunità a carattere militare che in passato hanno spesso rappresentato il primo passo verso la realizzazione di insediamenti civili permanenti.

Israele senza freni: tre avamposti a Gaza e 340 milioni di euro per le colonie in Cisgiordania
Insediamenti dei coloni in Cisgiordania
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18 Luglio 2026 - 12.48


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Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, e il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, hanno annunciato nuovi piani per l’espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati: tre nuovi avamposti nel nord della Striscia di Gaza e oltre 340 milioni di euro destinati alla costruzione e all’ampliamento delle colonie in Cisgiordania occupata. Intanto, il comandante militare israeliano responsabile della Cisgiordania ha definito gli avamposti dei coloni estremisti «partner per la sicurezza» dell’esercito.

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Con le elezioni legislative israeliane fissate per il 27 ottobre, il governo di destra guidato da Benjamin Netanyahu sta accelerando le iniziative volte a rafforzare il controllo sui territori occupati e ad ampliare la presenza israeliana.

Katz ha dichiarato di voler creare tre avamposti di tipo Nahal nel nord di Gaza, comunità a carattere militare che in passato hanno spesso rappresentato il primo passo verso la realizzazione di insediamenti civili permanenti. Smotrich ha invece annunciato lo stanziamento di 1,3 miliardi di shekel (circa 340 milioni di euro) per decine di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Secondo i media israeliani, il governo aveva approvato il finanziamento già il mese scorso, mantenendolo però riservato per evitare possibili reazioni negative da parte degli Stati Uniti.

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Il generale Avi Bluth, comandante delle forze israeliane in Cisgiordania e cresciuto egli stesso in un insediamento, ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dagli abitanti degli avamposti più radicali, affermando di considerarli «partner per la sicurezza» delle forze armate. Le sue dichiarazioni sono state pronunciate durante un incontro dell’Associazione delle Fattorie, organizzazione che rappresenta avamposti considerati illegali persino dalla legislazione israeliana.

Secondo numerose organizzazioni per i diritti umani, questi avamposti svolgono un ruolo centrale nelle campagne di intimidazione e violenza che hanno costretto numerose comunità palestinesi ad abbandonare case e terreni in varie aree della Cisgiordania occupata.

Anche una parte dell’establishment israeliano ha criticato il sostegno del governo ai coloni estremisti: decine di figure politiche e militari, tra cui due ex primi ministri ed ex responsabili dei principali servizi di sicurezza, hanno minacciato azioni legali contro l’esecutivo.

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In un rapporto pubblicato questa settimana, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi ha affermato che «la violenza dei coloni è violenza di Stato», sostenendo che Israele utilizzi i coloni come strumento dell’annessione de facto della Cisgiordania, mentre l’impunità garantita ai responsabili favorisce il continuo aumento delle aggressioni.

Hagit Ofran, dell’organizzazione israeliana Peace Now, ha dichiarato che i lavori di costruzione sono già in corso in almeno sette insediamenti destinati a essere abitati prima delle elezioni. A suo giudizio, il governo starebbe conducendo «una spericolata corsa pre-elettorale per creare fatti compiuti sul terreno».

Durante una visita nelle aree della Striscia di Gaza controllate dall’esercito israeliano, Katz ha illustrato il progetto dei nuovi avamposti Nahal, aggiungendo di volerli realizzare nelle zone dove sorgevano gli insediamenti israeliani prima del ritiro del 2005. Negli ultimi mesi il ministro ha inoltre sostenuto pubblicamente la promozione di un’emigrazione di massa dei palestinesi dalla Striscia.

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Secondo Dror Etkes, fondatore dell’organizzazione Kerem Navot, che monitora l’espansione degli insediamenti, gli avamposti Nahal rappresentano storicamente una fase preliminare: la presenza militare prepara il terreno alla successiva creazione di colonie civili permanenti. Lo stesso modello, nato negli anni Cinquanta lungo le aree di confine israeliane, è stato esteso alla Cisgiordania dopo il 1967.

Smotrich aveva già dichiarato il mese scorso che i piani per tre nuovi insediamenti nella Striscia erano pronti e che i lavori sarebbero potuti iniziare non appena fosse arrivato il via libera del primo ministro Netanyahu, il cui ufficio non ha commentato le nuove dichiarazioni di Katz.

Nel corso della visita, Katz ha inoltre affermato di aver provato «una sensazione positiva» osservando le vaste aree di macerie che hanno sostituito molte abitazioni e comunità palestinesi nelle zone occupate dall’esercito israeliano.

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Secondo il vice capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, generale Tamir Yadai, Israele controlla ormai il 65% del territorio della Striscia di Gaza, una percentuale superiore al 53% previsto dall’accordo di cessate il fuoco mediato lo scorso anno dagli Stati Uniti.

Circa due milioni di palestinesi vivono concentrati nel restante terzo della Striscia. Durante il briefing con Katz, Yadai ha definito questo risultato una «vittoria», sostenendo inoltre che oltre 70.000 «terroristi» sarebbero stati uccisi nel corso della guerra.

Questa affermazione ha suscitato interrogativi perché, se confrontata con i dati diffusi dalle autorità sanitarie palestinesi, sembrerebbe includere tra i «terroristi» anche migliaia di civili. Il database dei morti di Gaza, che secondo lo stesso esercito israeliano è considerato nel complesso attendibile, registra oltre 73.000 vittime identificate per nome e numero di documento: più di 21.000 sono bambini, oltre 10.000 donne sotto i 60 anni e più di 5.000 anziani.

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Interpellato sulla discrepanza tra le cifre, un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che è ancora in corso una valutazione interna sulla classificazione delle vittime e che i dati citati da Yadai non sono stati ancora presentati al governo. Lo stesso portavoce ha inoltre evitato di commentare le dichiarazioni del generale Bluth a sostegno dei coloni estremisti, limitandosi ad affermare che le decisioni relative agli insediamenti spettano alla sfera politica.

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