I coloni assediano i palestinesi a Qusra protetti dall'esercito di Israele: perfino gli Usa parlano di terrorismo
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I coloni assediano i palestinesi a Qusra protetti dall'esercito di Israele: perfino gli Usa parlano di terrorismo

A Qusra, villaggio della Cisgiordania occupata le strade sono bloccate, l’acqua e l’elettricità interrotte. Le famiglie sono circondate e private delle condizioni minime per vivere, ma resistono.

I coloni assediano i palestinesi a Qusra protetti dall'esercito di Israele: perfino gli Usa parlano di terrorismo
Coloni e militari israeliani in Cisgiordania
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13 Agosto 2026 - 10.47


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“Non lasceremo la nostra casa, qualunque cosa accada”. È la promessa, ma anche la sfida, di Aisha Abu Rida, una delle palestinesi assediate nelle proprie abitazioni dai coloni israeliani a Qusra, villaggio della Cisgiordania occupata. Le strade sono bloccate, l’acqua e l’elettricità interrotte. Le famiglie sono circondate e private delle condizioni minime per vivere, ma resistono.

“Siamo circondati dai coloni israeliani, ma restiamo saldi”, ha raccontato Abu Rida, citata dai media panarabi. E ha aggiunto parole che restituiscono tutta la drammaticità della situazione: “Anche se dovessimo diventare martiri, chiediamo di essere sepolti nella nostra casa, affinché rimanga a testimonianza dei crimini commessi dai coloni contro di noi e contro il popolo palestinese”.

È una forma di assedio che non riguarda soltanto la libertà di movimento. Colpire l’accesso all’acqua e all’elettricità, impedire alle persone di raggiungere le proprie abitazioni e trasformare una famiglia nella propria casa in un bersaglio significa esercitare una pressione diretta sulla popolazione civile. E proprio la gravità di quanto sta accadendo ha provocato una presa di posizione tutt’altro che consueta da parte dell’amministrazione americana.

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“L’assedio alle case dei palestinesi da parte dei coloni è un atto di terrorismo”. Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, non usa mezze parole per condannare le violenze dei coloni israeliani.

In un messaggio pubblicato su X, Huckabee ha definito “ripugnanti” le azioni di coloro che hanno preso di mira la famiglia palestinese, sottolineando che si è trattato di un “orribile atto di terrorismo” finalizzato a “intimidire e molestare” i civili. “Non ci sono scuse per un comportamento così violento”, ha scritto l’ambasciatore.

La dichiarazione assume un peso politico particolare proprio perché proviene dal rappresentante diplomatico di Washington in Israele. Non si tratta, dunque, soltanto della denuncia di un’organizzazione per i diritti umani o di una voce proveniente dall’opposizione israeliana: è un esponente dell’amministrazione statunitense a qualificare come terrorismo la violenza esercitata dai coloni contro una famiglia palestinese.

A Qusra, intanto, la questione è drammaticamente concreta. Non lasciare la propria casa significa resistere a una pressione che punta, attraverso l’intimidazione e l’isolamento, a rendere impossibile la permanenza dei palestinesi nelle loro terre. L’assedio diventa così anche uno strumento di espulsione di fatto, senza che sia necessario pronunciare formalmente un ordine di sgombero.

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Le parole di Aisha Abu Rida raccontano la dimensione umana di questa resistenza: “Non lasceremo la nostra casa”. Una frase semplice che, in un territorio segnato da decenni di occupazione, insediamenti, demolizioni e trasferimenti forzati, assume un significato politico enorme.

E ora, davanti alle immagini e alle testimonianze provenienti da Qusra, arriva anche la condanna dell’ambasciatore americano. Huckabee parla esplicitamente di “terrorismo”. Una parola pesante, soprattutto quando viene pronunciata da un rappresentante degli Stati Uniti in Israele. E che mostra quanto sia difficile, persino per Washington, ignorare la violenza dei coloni quando questa arriva fino alle porte delle case palestinesi.

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