I prezzi del petrolio sono tornati a salire dopo la scadenza, lunedì, dei due mesi previsti per negoziare un accordo di pace nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. I negoziati non hanno prodotto una svolta e, al momento, non si intravede la fine del conflitto.
Teheran ha fatto sapere che, in caso di fallimento dei colloqui con Washington, adotterà una posizione ancora più aggressiva. Donald Trump, intervistato da Fox News, ha invece chiesto all’Iran di “alzare la bandiera bianca della resa”.
Il presidente americano ha inoltre minacciato di bombardare l’Oman qualora il Paese “si mettesse di traverso” rispetto ai suoi tentativi di porre fine alla guerra. “Se l’Oman si mette di mezzo, gli faremo un culo così”, ha detto Trump, usando un’espressione particolarmente aggressiva. È la seconda volta che il presidente rivolge una minaccia di questo tipo al sultanato, da lungo tempo partner strategico degli Stati Uniti.
La nuova escalation ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Il Brent è salito oltre i 90 dollari al barile per la prima volta dal 30 luglio, raggiungendo nella mattinata di martedì quota 91,63 dollari.
Secondo Angeline Ong, analista tecnica senior della piattaforma di investimenti e trading IG, la minaccia di Trump contro l’Oman potrebbe rappresentare un punto di svolta per il mercato petrolifero. “Potrebbe essere il momento in cui il mercato del petrolio passa dal prezzare un’interruzione temporanea al prezzare una situazione prolungata”, ha spiegato.
Se Mascate dovesse ritirarsi dai negoziati con Teheran, ha aggiunto Ong, si restringerebbe ulteriormente la strada diplomatica per ripristinare i normali flussi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz. Una prospettiva particolarmente grave perché attraverso questo passaggio marittimo transita normalmente circa un quarto del petrolio trasportato via mare a livello mondiale.
A rendere ancora più preoccupante la situazione è arrivata la notizia di un attacco contro una nave cargo in transito nello stretto nelle prime ore di martedì, secondo quanto riferito dall’agenzia britannica UK Maritime Trade Operations.
Poco prima, un funzionario iraniano aveva annunciato che le forze armate avrebbero assunto una posizione “completamente offensiva”. Secondo Fox News, il portavoce militare iraniano Ebrahim Zolfaghari avrebbe avvertito che le navi che tenteranno di attraversare lo stretto “troveranno diversi bei buchi nello scafo”.
Il traffico marittimo nella zona è già crollato. Secondo la società di monitoraggio Kpler, lunedì soltanto sei navi commerciali hanno attraversato lo stretto di Hormuz. Il dato è in lieve aumento rispetto al fine settimana, quando tra sabato e domenica erano transitate complessivamente appena cinque navi.
Gli analisti di Deutsche Bank ritengono che l’aumento delle quotazioni del greggio rifletta ormai la crescente convinzione degli investitori che la chiusura dello stretto possa protrarsi più a lungo del previsto.
La crisi mette inoltre in discussione le ripetute promesse di Trump di porre rapidamente fine alla guerra. Il conflitto dura ormai da quasi sei mesi e il presidente americano ha più volte assicurato che sarebbe terminato “presto”, senza tuttavia riuscire a ottenere un accordo definitivo.
Nell’intervista di lunedì, Trump ha sostenuto di non avere fretta. “Non ho una tabella di marcia. Non sono di fretta”, ha dichiarato, precisando che non intende fissare una nuova scadenza per l’Iran.
La prospettiva di una guerra prolungata preoccupa anche gli analisti per le possibili ripercussioni sull’economia mondiale. Dan Alamariu, chief geopolitical strategist della società di ricerca Alpine Macro, ha avvertito che un conflitto ancora aperto in Medio Oriente potrebbe sommarsi alla guerra in Ucraina e provocare un “doppio shock” sui mercati energetici.
“È probabile un’escalation tra settembre e novembre, che potrebbe produrre uno shock doppio”, ha affermato Alamariu, pur definendo ancora come un rischio estremo l’ipotesi di una convergenza più ampia dei due conflitti.
“Il rischio per i mercati energetici resterà elevato”, ha aggiunto. “I prezzi del petrolio e del gas e la loro volatilità aumenterebbero bruscamente in caso di una nuova fase di conflitto intenso e prolungato, soprattutto nel Golfo.”
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