La Palestina 'scalda' i cuori perché è vittima di uno stato-canaglia mentre l'Occidente si gira dall'altra parte
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La Palestina 'scalda' i cuori perché è vittima di uno stato-canaglia mentre l'Occidente si gira dall'altra parte

La stragrandissima maggioranza della moltitudine che si è mobilitata per Gaza, ritiene Vladimir Vladimirovic Putin quello che è: un autocrate tra i più crudeli, promotore di una guerra di aggressione

La Palestina 'scalda' i cuori perché è vittima di uno stato-canaglia mentre l'Occidente si gira dall'altra parte
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

19 Agosto 2026 - 13.17


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È giusto metterci la faccia. Non girare intorno al problema, o liquidare il tutto come qualcosa di fastidioso, strumentale, argomento per miserevoli polemiche di bottega politica interna. Non si tratta di contrastare i Polito, le Picierno, i Cerasa, quelle e quelli del “mai con il campo Lavrov” ovvero “sull’Ucraina la Schlein è Contedipendente”, il che, per costoro, equivale ad  essere filo-Putin.

Non è con costoro che vale la pena interloquire, ma con le persone, spesso amici, che con sincerità e senza secondi fini, ti chiedono, si chiedono il perché le piazze non si sono riempite per l’Ucraina aggredita dalle armate russe, come è successo per Gaza, per la Palestina. 

Non è un interrogativo da poco. E non basta rispondere che il mondo solidale, la società civile organizzata, le associazioni per i diritti umani, Amnesty International e tante altre, hanno promosso sit in, manifestazioni a sostegno del popolo ucraino. Tutto vero, ma sento che, nello scrivere, questo argomento non entra nel cuore del problema ma, come dire, resta sulla difensiva, come il replicare, giustamente, a quelli del “ma i pacifisti dove stanno quando Kiev e l’Ucraina tutta vengono bombardate dal sanguinario del Cremlino”, rispondere chiedendo loro perché invece di impartire lezioncine di coerenza pacifista, non sono scesi loro in piazza, non hanno promosso raduni, manifestazioni etc. Tutto vero. Ma non basta.

Perché l’interrogativo resta e merita una risposta che scava nel vissuto di ognuno di noi, di chiunque si senta, si viva, come parte del “popolo della sinistra”.

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È vero, l’Ucraina non mobilita come la Palestina. Non giriamoci attorno: una Piazza San Giovanni come quella, riempitasi per due volte in poche settimane nel giugno scorso, per dire no al genocidio di Gaza, ecco una “Piazza San Giovanni” sull’Ucraina non avrebbe registrato la stessa partecipazione.

Il filoputinismo è assolutamente marginale. La stragrandissima maggioranza della moltitudine che si è mobilitata per Gaza, ritiene Vladimir Vladimirovic Putin quello che è: un autocrate tra i più crudeli, promotore di una guerra di aggressione che poco o nulla centra con la condizione, non certo idilliaca, della minoranza russa in Ucraina. 

E altrettanto marginale è un supposto antiamericanismo narrato come peccato originario del pacifismo italiano, non da oggi, ma da decenni addietro. Chi scrive lo ha vissuto sulla propria pelle agli inizi degli anni ’80, ai tempi del grande movimento contro gli euromissili. 

E allora? Allora, questa è la mia spiegazione, che, dio me ne guardi non ha alcuna pretesa generalizzatrice, è che il popolo della pace ha compreso l’unicità della tragedia palestinese.

È vero, in un mondo che fa sempre più schifo, dove il diritto internazionale è carta straccia, un mondo dove vige la “legge” della giungla, un mondo Far-West, sono in corso più di 57 conflitti armati. È vero, al mondo non c’è solo il popolo palestinese che soffre, che viene umiliato, sopraffatto da eserciti mossi da regimi criminali.

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Ma quello palestinese è l’unico popolo al mondo sotto occupazione. L’unico. Ed è l’unico popolo che viene massacrato da uno Stato, Israele, che la stampa mainstream di casa nostra, con i suoi aedi televisivi in servizio permanente, continuano a millantare come l’”unica democrazia del Medio Oriente”.

Una “democrazia” che ha perpetrato un genocidio a Gaza. Una “democrazia” che supporta, con l’esercito, le squadracce dei coloni pogromisti in Cisgiordania. Una “democrazia” il cui esercito marchia sulla pelle con un numero un palestinese arrestato, come le SS facevano con gli ebrei nei lager nazisti.

Comportamenti da Stato-canaglia. Contro cui il liberale Occidente, la civile Europa, non hanno emesso una sanzione che è una. Oh no, su Israele non si può, per parafrasare un famoso refrain di una pubblicità del mai dimenticato Carosello.

La Palestina scalda i cuori perché sta lì a confermare, ogni giorno, dell’insopportabilità del doppiopesismo che ha ucciso qualsiasi residuo di credibilità della comunità internazionale.

La Palestina scalda i cuori, perché a fronte della sistematica aggressione subita dal suo popolo da almeno sessant’anni, nessuno di coloro che, giustamente o meno il dibattito è aperto, continuano a riarmare l’Ucraina, ha mai risposto alla seguente domanda: se l’Ucraina è un Paese aggredito, e dunque ha il diritto di difendersi, e l’Europa fa bene a fornire armamenti per resistere all’invasore russo, se tutto questo è cosa giusta e buona, perché il discorso non deve valere per i palestinesi? La Convenzione di Ginevra, è bene ricordarlo ai falsi smemorati, contempla anche il diritto alla resistenza armata contro le forze di occupazione.

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Ecco allora perché la Palestina scalda i cuori. Perché è diventata il simbolo vivente di una INGIUSTIZIA che il mondo che si vuole democratico, attento ai diritti umani, alimenta, con la propria passività e, peggio ancora, vendendo armi al Carnefice israeliano. 

Si dice: ma l’Ucraina è uno Stato sovrano aggredito da un altro Stato sovrano. È vero. Ma il popolo palestinese, massacrato a Gaza, martirizzato in Cisgiordania, non è meno importante perché non è “Stato”. Quello Stato che avrebbero dovuto avere da tempo, se le risoluzioni Onu, il diritto internazionale non fossero stati sistematicamente oltraggiati da Israele. Quello Stato il cui riconoscimento viene ancora oggi considerato “controproducente” da Giorgia Meloni, che mai e poi mai, statene certi, farebbe arrestare Benjamin Netanyahu, se dovesse mettere piede in Italia, in ottemperanza al mandato internazionale di arresto per crimini di guerra commessi a Gaza, emesso da quella Corte penale internazionale dell’Aia della quale l’Italia è tra i Paesi fondatori.

Con la Palestina nel cuore, non significa dimenticare le sofferenze del popolo ucraino né giustificare il criminale che guida la Federazione Russa. 

Significa ribellarsi ad una ingiustizia senza eguali nel mondo. A un genocidio in atto. E gridare, alto e forte, “not in my name”.

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