Israele: i paesi europei (finalmente) condannano il piano di un nuovo grande insediamento nella Cisgiordania
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Israele: i paesi europei (finalmente) condannano il piano di un nuovo grande insediamento nella Cisgiordania

I piani di Israele per la costruzione di un nuovo grande insediamento nella Cisgiordania occupata, destinato a separare in due il territorio palestinese, hanno suscitato una forte condanna internazionale.

Israele: i paesi europei (finalmente) condannano il piano di un nuovo grande insediamento nella Cisgiordania
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21 Agosto 2026 - 11.52


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I piani di Israele per la costruzione di un nuovo grande insediamento nella Cisgiordania occupata, destinato a separare in due il territorio palestinese, hanno suscitato una forte condanna internazionale.

In una dichiarazione congiunta diffusa giovedì, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Canada e Norvegia hanno definito “inaccettabile” la decisione di Israele di aprire le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 unità abitative nell’ambito del progetto di insediamento E1, denunciandone la violazione della “contiguità territoriale dei Territori palestinesi”.

I sette Paesi hanno avvertito che l’iniziativa comporterà “conseguenze legali e reputazionali” per coloro che vi parteciperanno e hanno esortato Israele a “ritirare immediatamente questi piani e porre fine all’espansione degli insediamenti nella Cisgiordania”.

“Non solo ci allontaneranno ulteriormente dalla pace, ma contribuiranno anche a compromettere ulteriormente la posizione internazionale di Israele”, si legge nella dichiarazione.

Anche il ministero degli Esteri egiziano ha espresso il suo “completo rifiuto dei tentativi di consolidare lo status quo attraverso l’espansione illegale degli insediamenti” e ha chiesto alla comunità internazionale di “adottare misure concrete per fermare queste violazioni”.

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Il primo ministro malese Anwar Ibrahim ha scritto sui social media che il progetto “compromette gravemente la prospettiva di un territorio palestinese contiguo”. Secondo Anwar, Israele ha abbandonato “persino la pretesa di voler perseguire la pace o di rispettare la volontà della comunità internazionale”.

Anche le Nazioni Unite hanno condannato il piano. Il portavoce del segretario generale dell’Onu, Stéphane Dujarric, ha dichiarato che António Guterres è “profondamente allarmato” dalle notizie sulla creazione di nuovi avamposti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata, compresi quelli legati ai nuovi bandi di gara.

Un progetto destinato a dividere la Cisgiordania

Gli insediamenti israeliani e gli avamposti nei territori occupati sono considerati illegali dal diritto internazionale. La loro espansione ha tuttavia subito un’accelerazione dall’inizio della guerra israeliana a Gaza nell’ottobre 2023.

Il progetto E1 dovrebbe comprendere almeno 3.400 unità abitative e collegare Gerusalemme Est, sotto occupazione israeliana, all’area dell’insediamento di Ma’ale Adumim, su una superficie di circa 12 chilometri quadrati di territorio palestinese.

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La realizzazione dell’insediamento separerebbe di fatto la Cisgiordania da nord a sud, interrompendo il collegamento territoriale tra le diverse aree palestinesi e isolando ulteriormente Gerusalemme Est, indicata da decenni dai palestinesi come capitale del futuro Stato palestinese.

Israele aveva dato le approvazioni definitive al piano E1 nell’agosto dello scorso anno. Il ministro delle Finanze e leader dell’estrema destra Bezalel Smotrich aveva definito la decisione “storica”.

“Lo Stato palestinese viene cancellato dal tavolo non con gli slogan, ma con le azioni”, aveva dichiarato Smotrich.

All’epoca, almeno 21 Paesi avevano condannato il progetto.

La decisione israeliana di procedere con l’espansione arriva mentre le organizzazioni per i diritti umani denunciano un crescente rischio di sfollamento di massa dei palestinesi dalla Cisgiordania, parallelamente all’aumento degli attacchi dei coloni e alla proliferazione degli insediamenti.

Secondo i dati dell’organismo umanitario delle Nazioni Unite, nei primi quattro mesi del 2026 il numero di palestinesi costretti ad abbandonare le proprie case a causa degli attacchi dei coloni, delle demolizioni e degli sfratti ha già superato quello registrato nell’intero 2025.

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Human Rights Watch ha inoltre avvertito in un recente rapporto che decine di comunità palestinesi della Cisgiordania sono ormai a rischio di essere cancellate.

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