Tutti i giorni, ciò che vediamo di quello che accade in Israele e nei territori è talmente sconvolgente che, le prime immagini che colgo è quello di non crederci, e naturalmente no, non sono dei falsi, e non parlo delle costruzioni ufficialmente annunciate di migliaia di nuovi alloggi, no, ma le dichiarazioni dei membri del governo di Israele, e non solo quelle di Ben Gvir.
E poi questi attacchi, quotidiani, dei coloni contro i contadini palestinesi, attacchi sostenuti dall’esercito, e poi questi video, proprio recentemente, di soldati israeliani che sparano contro degli adolescenti, due casi diversi, documentati, dunque, da fonti diverse, che sparano contro dei ragazzini:
i ragazzini crollano, e i soldati li lasciano lì, li guardano agonizzare, davanti a loro.
Oppure l’esercito israeliano che marchia, sulla pelle di questa o quella persona «per identificarli», dei numeri, e ho appreso che questa storia non era che la ripresa di un’altra, che era scoppiata a giugno, e aveva provocato proteste in Israele stesso, perché, sì, non è vero, il parallelo era fin troppo evidente.
Ma semplicemente, continuano.
E sì, non è vero, i governi occidentali esprimono la loro «profonda indignazione», ma non fanno nient’altro.
La mia domanda oggi non è quella di denunciare gli assassini al potere a Gerusalemme, quelli che dicono che il loro obiettivo è trasformare tutte le loro frontiere in «nuove Gaza» ovvero distruggere tutto, e che lo fanno, sotto gli occhi del mondo, sia, dunque, a Gaza, ma anche nel sud del Libano, e anche nei territori, è nell’approvazione della società israeliana, e da una parte, non trascurabile, di ciò che si chiamano le «comunità ebraiche» attraverso il mondo.
Si dice, forse per rassicurarsi, che Ben Gvir rappresenta, a voler esagerare, che espressione, il 5% dell’elettorato israeliano.
Ma se Ben Gvir, come gli altri della sua cricca, resta al governo, la questione dunque non è Ben Gvir, è che è l’intero governo, e dunque l’intero Likud, ad assumere le posizioni di Ben Gvir e, poiché il Likud ha la maggioranza in Parlamento, e che il Parlamento rappresenta l’insieme della società israeliana, perché, qualunque cosa si dica, non ci sono state frodi elettorali, e che dunque, è l’insieme della società israeliana oggi, e questo già prima del 7 ottobre, poiché Netanyahu è al potere da molto prima, ad essere una società che promuove gli assassini, che li approva.
Che, dunque, è una società di razzisti e di assassini: non tutti gli israeliani, evidentemente, poiché esiste un’opposizione, e un’opposizione molto forte, ma la maggioranza degli elettori.
L’ho già scritto: il momento decisivo saranno le elezioni del prossimo ottobre. Se Netanyahu e la sua cricca razzista saranno rieletti, le cose saranno indiscutibili: Israele, nel suo insieme, in quanto nazione, avendo eletto persone che rivendicano i loro omicidi, e l’omicidio di coloro che, come dice Ben Gvir, «non sono minacce oggi ma possono diventarlo», che è una citazione, rivendicata o meno, di Himmler, sarà diventato una società di assassini.
Che fare, per coloro che, in Israele, condannano questi razzisti, per coloro che avranno votato contro ?
Sarà un loro problema, ma il fatto sarà lì: questa società di assassini, sarà la loro, se, con l’aiuto della radicalizzazione, non saranno, poco a poco, o molto rapidamente, dichiarati «agenti stranieri» o chissà cosa.
Ho detto e ripeto che l’arma essenziale degli assassini oggi è Yad Vashem, cioè la denuncia dei risultati dell’antisemitismo.
E non è per niente che i laudatori del Grande Israele passano il loro tempo a denunciare gli antisemiti che «attaccano Israele».
Il fatto è che, sì, di antisemiti ce ne sono davvero, e ce ne sono sempre di più, ce ne sono sempre stati da quando, senza dubbio, ci sono ebrei, e nulla può intaccare l’antisemitismo, che è costruito su una fantasia, una fantasia, cioè qualcosa che non può essere toccato dalla realtà concreta delle cose.
L’antisemitismo è lì, è rimasto lì dopo la guerra, 1946 in Polonia, ma la Romania non era migliore. E sì, ci sono antisemiti tra le persone che denunciano i crimini di Israele, voglio dire persone che pensano che questi crimini chiamati e commessi da fascisti ebrei lo siano non perché sono fascisti ma perché sono ebrei, e sì, indiscutibilmente, ci sono persone, sempre più persone, che sostituiscono la parola «ebreo» con la parola «sionista», per dire la stessa cosa.
Putin parla di russofobia,
Netanyahu di antisemitismo,
e tutti i nazionalisti del mondo considerano che la critica di una politica sia la critica di una nazione la quale è un’essenza eterna.
Questo antisemitismo che denuncia, è evidentemente Netanyahu ad alimentarlo, ed è ciò che lo protegge.
Ciò che lo protegge, è anche il silenzio degli ebrei.
Si sentono molti «amici di Israele» denunciare ciò che accade? No.
Tutte le difese di Israele cominciano con una frase del genere:
“ non amo il governo di Netanyahu, ma…” ,
seguono più ragioni del «ma», e queste ragioni, Hamas, Hezbollah, ecc. ecc., sono tutte reali, ovviamente, permettono tutte, alla fine, di vivere tranquilli con i soldati israeliani che sparano contro dei ragazzini e che li lasciano agonizzare sotto i loro occhi, e non vedo movimenti importanti, tra le comunità ebraiche, nelle istituzioni ebraiche, di qualcosa come:
«Non in mio nome».
Perché bisogna dirlo:
gli assassini, non sono soltanto i soldati, gli uomini, e le donne, concreti, che premono il grilletto, o quelli e quelle che torturano nelle prigioni,
sono le persone che li sostengono e che, nel momento in cui siamo, non hanno mai ucciso nessuno, non hanno mai messo elettrodi sui genitali di nessuno, ma che vivono, tranquilli, volendo, per esempio, comprare gli appartamenti che saranno costruiti nei territori palestinesi.
Gli assassini di questi ragazzini, i torturatori, sono coloro che, tra gli ebrei del mondo, che si ammantano della denuncia dell’antisemitismo per cantare le lodi dell’esercito di Israele e quelle dell’attuale governo.
I veri assassini, sono quelli che tacciono.
Io non voglio esserlo.
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