Antonio Guterres, un hombre vertical al Palazzo di Vetro

Fino all’ultimo passaggio del suo incarico, si è dimostrato per quello che è: un hombre vertical. Un segretario generale delle Nazioni Unite dalla schiena dritta: Antonio Guterres.

Antonio Guterres, un hombre vertical al Palazzo di Vetro
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

25 Settembre 2026 - 20.01


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Fino all’ultimo passaggio del suo incarico, si è dimostrato per quello che è: un hombre vertical. Un segretario generale delle Nazioni Unite dalla schiena dritta: Antonio Guterres. 

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Per questo è stato osteggiato, insultato, irriso da chi ha trasformato il mondo in una sorta di Far-West globale, in cui non c’è posto per il diritto internazionale e per le organizzazioni sovranazionali che quel diritto dovrebbero supportare. Ai Trump, Netanyahu, Putin, uno come Guterres non poteva piacere neanche un po’. Soprattutto a chi ha fatto della guerra perpetua il proprio credo: Israele. 

Il numero uno in uscita del Palazzo di Vetro dovrebbe farsi vanto della marea di insulti ricevuti in questi anni, in queste ore, dai fanatici estremisti che governano Israele e dai membri più retrivi della diaspora ebraica: antisemita, amico di Hamas, sono gli insulti più presentabili.

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Ma il destinatario non ha chinato la testa. 

“Non dobbiamo perdere di vista la situazione devastante nei Territori palestinesi occupati. In Cisgiordania c’è il rischio di pulizia etnica“. Il registro scelto da Antonio Guterres per tornare a parlare del dramma dei palestinesi non lascia spazio a interpretazioni. Nel discorso di apertura dell’81 esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, il segretario generale lancia un appello contro “le violenze, gli sfollamenti e l’espansione degli insediamenti che stanno demolendo la strada della pace” e riporta l’attenzione sulle violenze dei coloni israeliani e dell’esercito di Tel Aviv nella Striscia.

Dalla cronaca di Gaza e della Cisgiordania al quadro regionale. Guterres parte dal dramma dei palestinesi per riferirsi a tutto il Medio Oriente, richiamando la comunità internazionale a sfruttare la settimana del Palazzo di Vetro per cercare di andare verso una de-escalation e promuovere il dialogo nella regione. “In Medioriente i conflitti si stanno moltiplicando a catena – ha commentato Guterres –. Lanciamo un messaggio chiaro: i combattimenti devono cessare, gli aiuti umanitari devono poter fluire e i diritti e le libertà di navigazione devono essere pienamente ripristinati, in conformità con il diritto internazionale”.

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Secondo il segretario generale dell’Onu, l’unico scenario in grado di riportare stabilità nell’area prevede la presenza di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano. “Non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia davanti ai nostri occhi“, esclama Guterres mentre dall’aula partono gli applausi dei rappresentanti diplomatici.

Fra i 193 delegati manca Donald Trump. Il seggio degli Stati Unitiè vuoto, la limousine presidenziale è arrivata al Palazzo di vetro solo quando Guterres ha ultimato il suo discorso, in polemica con il segretario generale. È solo l’ultimo capitolo dello scontro fra le Nazioni Unite e la Casa Bianca. Guterres e Trump si sono si sono attaccati a più riprese su vari dossier, dai finanziamenti alle agenzie umanitarie – il tycoon ha tagliato i fondi, fra le altre, all’Agenzia per i rifugiati palestinesi e all’Organizzazione mondiale per la sanità – all’accordo di Parigi sul clima, passando per la politica migratoria di Washington.

“Dopo dieci anni, nutro una convinzione ancora più forte di quando sono arrivato – conclude Guterres, che a gennaio lascerà il proprio incarico –. Il potere più grande non è quello di dominare, ma di costruire un futuro che funzioni per tutti. Il nostro futuro comune dipenderà dalla capacità dell’umanità di governare il potere con saggezza, facendo rispettare la legge prima che l’impunità diventi la norma, ponendo fine alle guerre prima che distruggano intere generazioni”.

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Il mondo dell’ex diplomatico portoghese è altro, totalmente altro, di quello plasmato, con la protervia delle armi, dai suoi detrattori.

Guterres sa il peso delle parole. E sa della sofferenza dell’unico popolo al mondo ancora sotto occupazione: il popolo palestinese. 

8 aprile 2025. “Gaza è un campo di sterminio – e i civili sono intrappolati in un ciclo infinito di morte”. Con questa drammatica denuncia, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha aperto martedì le sue dichiarazioni alla stampa al Palazzo di Vetro. Da oltre un mese, ha affermato, “non è entrata una sola goccia di aiuti nella Striscia di Gaza: né cibo, né carburante, né medicinali, né forniture commerciali”.

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Mentre gli aiuti restano bloccati, “si sono riaperte le porte dell’orrore”, ha aggiunto Guterres. “Con i valichi chiusi e gli aiuti umanitari bloccati, la sicurezza è nel caos e la nostra capacità di intervenire è stata strangolata». Il Segretario Generale ha ricordato come il cessate il fuoco, seppur temporaneo, avesse mostrato chiaramente che «la comunità umanitaria è in grado di agire”. Durante quel periodo, ha spiegato, “le armi tacquero, gli ostacoli furono rimossi, i saccheggi cessarono – e riuscimmo a consegnare aiuti salvavita in quasi tutta Gaza”.

Con la fine della tregua, ha sottolineato, “la speranza è sprofondata – sia per le famiglie palestinesi che per quelle degli ostaggi israeliani”. Guterres ha ribadito il suo appello a un cessate il fuoco permanente, alla liberazione incondizionata degli ostaggi e a un accesso umanitario pieno e sicuro.

Nel suo discorso, Guterres ha ricordato gli obblighi legali di Israele in quanto potenza occupante, facendo riferimento alla Quarta Convenzione di Ginevra. “L’articolo 55 prevede che l’occupante garantisca cibo e medicinali alla popolazione. L’articolo 56 richiede che mantenga i servizi sanitari. E l’articolo 59 stabilisce che, se la popolazione è in grave bisogno, l’occupante deve accettare e facilitare i soccorsi umanitari”. E poi ha aggiunto con fermezza: “Niente di tutto ciò sta accadendo oggi”.

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Guterres ha anche condannato le nuove proposte israeliane per controllare gli aiuti, definite “un meccanismo per limitare con freddezza gli aiuti umanitari fino all’ultima caloria e granello di farina”. Il Segretario Generale ha chiarito: “Non parteciperemo a nessun sistema che non rispetti pienamente i principi umanitari: umanità, imparzialità, indipendenza e neutralità”.

Durante la sessione di domande e risposte, una giornalista dell’agenzia turca Anadolu ha chiesto se l’idea, rilanciata in una conferenza stampa da Netanyahu e Trump, di trasferire i palestinesi di Gaza in altri Paesi non costituisca deportazione forzata, cioè un crimine di guerra. Guterres ha risposto: “I palestinesi hanno il diritto di vivere in Palestina, in uno Stato palestinese, accanto a uno Stato israeliano. Essere costretti a spostarsi altrove è qualcosa che viola il diritto internazionale”. Alla stessa giornalista Guterres ha confermato che “le evacuazioni mediche sono assolutamente essenziali» e che «tutto dev’essere fatto per aumentarle”.

Alla domanda se le sue dichiarazioni precedenti su Gaza intendano evitare il termine “genocidio”, Guterres ha risposto in modo netto: “La situazione è talmente orribile che non vale la pena perdersi nelle semantiche. La Corte Internazionale di Giustizia è stata investita del tema e ne ha la competenza. Io rispetto le sue decisioni. Ma sì, la situazione è assolutamente orribile. Su questo non ci sono dubbi”.

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Un giornalista palestinese ha poi chiesto perché Guterres insista nel dire che “nulla giustifica il 7 ottobre”, ma non menzioni mai i 56 anni di occupazione, le demolizioni di case palestinesi o le restrizioni all’accesso ai luoghi santi. Il Segretario Generale ha risposto: “Mi ascolti bene. Quando dico che nulla giustifica i terribili attacchi terroristici del 7 ottobre, aggiungo sempre: nulla giustifica nemmeno la punizione collettiva del popolo palestinese. Tutto quello che lei ha descritto rientra esattamente in questo”.

Nel suo ultimo discorso all’Assemblea generale, Guterres difende con forza le ragioni del multilateralismo, e di una governance democratica delle relazioni internazionali.

Puntando il dito contro «le linee di frattura, le crepe» nel sistema internazionale, «divenute ormai un canyon», così come le diseguaglianze, ingigantitesi negli ultimi anni, e che non possono più essere affrontate con «dinamiche di potere e interessi di un’epoca ormai tramontata», Guterres ha poi evidenziato come «il potere più grande» non sia «quello di dominare, ma quello di costruire un futuro che funzioni per tutti», e nel quale tutti possano dare attivamente il loro contributo. Anche per questo si è spinto a chiedere una riforma del Consiglio di sicurezza, che dia un seggio permanente all’Africa, una mancanza ritenuta «ingiusta e indifendibile», eppure ancora presente nell’attuale sistema Onu.

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Ecco, uno che vede il mondo così non poteva che essere inviso ai presidenti e primi ministri con l’elmetto in testa.

A gennaio lascerà il suo incarico. Chi crede ancora nel diritto internazionale e una idea di pace che è tale se abbinata alla giustizia, Antonio Guterres resterà un hombre vertical. E come tale, rimpianto. 

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