di Giordano Casiraghi
Aveva compiuto 83 anni lo scorso luglio ed è arrivata la notizia che è mancato Augusto Righetti. Un nome importante per la musica italiana, totalmente dimenticato. Io Augusto l’ho conosciuto, credo di essere stato uno dei pochi che andava a trovarlo in questi ultimi anni in una RSA a Milano dove si sono tenuti i funerali.
Ci sono stato l’ultima volta a metà maggio di quest’anno. Certo non era più quello di una volta che amava esibirsi, che amava mettersi in primo piano. L’ho conosciuto quando stavo scrivendo il libro Che Musica a Milano così lo andai a trovare nel suo ufficio. Già sapevo, ma dietro di lui appesa al muro una gigantografia di una foto che lo ritraeva con tutti i Beatles.
Spiegazione: Augusto Righetti in quel periodo era il re indiscusso delle notti milanesi nel locale più esclusivo, il Charly Max, situato in una piazzetta adiacente al Duomo. Quando finirono il concerto al Vigorelli, i Beatles andarono in questo locale ad ascoltare Augusto Righetti. Oltretutto, qualche ora prima lui stesso con la sua orchestra era sul palco del Vigorelli a suonare, come i New Dada, come Fausto Leali, come Peppino di Capri e Guidone.
Va detto che Augusto Righetti ha sempre avuto formazioni di primo ordine, nel primo periodo di permanenza al Charlie Max il suo gruppo era formato dai futuri membri dei Camaleonti con in testa Livio Macchia. Successivamente, nel 1965, ai tempi della foto con i Beatles, nel suo gruppo c’erano Marcello Olmari, ovvero Gil Ventura, al sax e Bruno Tibaldi, futuro discografico, al basso.
C’eravamo promessi con Bruno di andare anche insieme a trovare Augusto, ma poi è arrivato il Covid e questa desiderio è sfumato. Sappiamo che Augusto aveva in animo di raccontare i suoi trascorsi artistici in un libro, aveva già scritto vari capitoli che probabilmente andranno persi. Avevo fatto in tempo nel 2015 a invitarlo alle mie serate della serie Che Musica a Milano presso il sotto di Arlati e per una di quelle sue presenze abbiamo una bella foto che sarà inserita nel grande volume dei novant’anni della trattoria Arlati. Luogo di incontro di tantissimi artisti, ove la parte musicale era stata suggerita e ispirata da Lucio Battisti.
Con Augusto se ne va un pezzo della Milano che piace sempre ricordare, sarà perché eravamo più giovani sarà perché tante cose le abbiamo viste, ma soprattutto la maggior parte non le abbiamo neanche sfiorate e farcela raccontare da questi personaggi e un’esperienza umana importante. Mi mancheranno le sue telefonate.