Giorgio Serafini racconta Orgoglio, la fiction da 26 milioni di spettatori: "La quarta serie era già in sceneggiatura"
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Giorgio Serafini racconta Orgoglio, la fiction da 26 milioni di spettatori: "La quarta serie era già in sceneggiatura"

E' stata la fiction da 26 milioni di spettatori, un autentico kolossal della storica casa di produzione Titanus e del suo produttore Goffredo Lombardo

Giorgio Serafini racconta Orgoglio, la fiction da 26 milioni di spettatori: "La quarta serie era già in sceneggiatura"
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13 Ottobre 2026 - 19.55


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di Stefano Pignataro

E’ stata la fiction da 26 milioni di spettatori, un autentico kolossal della storica casa di produzione Titanus e del suo produttore Goffredo Lombardo. Vent’anni fa andava in onda l’ultima puntata di “Orgoglio“, la serie televisiva a metà tra drammatico e sentimentale, romanzo popolare e ricerca storica. Ambientato nell’agro romano e tra le maestose stanze e i giardini del Palazzo Chigi di Ariccia tra il 1911 ed il 1913, narra la storia della marchesa Anna Obrofari, innamorata di Pietro Pironi, il figlio del fattore di famiglia.

A ripercorrere questo straordinario viaggio e’ il regista Giorgio Serafini, 64 anni, residente da quasi venti a Losa Angeles. 

Serafini, dopo vent’anni, ha ancora la sensazione di aver realizzato un capolavoro?

Sono e resterò sempre orgoglioso di Orgoglio, la mia prima opera artistica importante nonostante avessi già realizzato diverse opere, da giovanissimo regista. E’ stato un vero onore essere scelto da un immenso maestro quale e’ stato Goffredo Lombardo, diventato, negli anni, una sorta di secondo padre. Lombardo era un personaggio fantastico, coltissimo. Il soggetto era stato scritto da Maria Venturi e la sceneggiatura da Gianfranco Clerici e Daniele Stroppa, diventati poi carissimi amici. Sono nato e cresciuto all’estero, a Bruxelles, ho fatto le scuole in italiano e l’Università in francese oltre a studiare Scienze Politiche e relazioni internazionali ed e’ stato un bene avere un passo da esterno essendo un grande appassionato di ricerche;  la ricerca, dai miei film storici o di avventura, caratterizza il mio operato. Per Orgoglio studiai molto il periodo storico, i primi anni del Novecento. Ancora oggi utilizzo il materiale di scrittura di Orgoglio come riferimento per lavorare sulle serie.

Un cast stellare, da Paolo Ferrari ai protagonisti Elena Sofia Ricci e Daniele Pecci e con un Franco Castellano che caratterizza il perfido Conte Herman Ludovici.

Attori ed attrici straordinari, tutti grandi professionisti a cominciare dai protagonisti Pecci e la Ricci. Il personaggio di Castellano e’ stato magistralmente costruito da lui. Un cattivo ironico, divertente. Una sorta di Al Pacino nell’ “Avvocato del Diavolo” come lui stesso suggerì. Un lavoro spettacolare, un grandissimo attore. Restando sulla perfidia, una menzione alla bravissima Gabriella Pession e ricordo un aneddoto.

Ce lo riferisca.

Per i cast ricevevo tonnellate di telefonate perchè avevo piacere che tutti potessero presentarsi per un ruolo. Mi telefonò la giovane Gabriella con un tono così confidenziale come se ci conoscessimo da anni. Venne in ufficio e mi disse che non ci eravamo mai incontrati! E’ stata fantastica. All’inizio non convinse Lombardo…

Come mai? 

La Pession aveva ricoperto ruoli buoni, angelici. Non la vedeva adatta al ruolo di Elisa Deodato, ragazza di facili costumi benchè buona di animo. La prima scena che girò, tra l’altro, era proprio di quelle dolci. Chiesi a Lombardo di attendere le scene caratterizzanti del suo personaggio e poco dopo ne girai una delle più cattive e fu ugualmente bravissima. Goffredo si convinse e fu contentissimo. Vi fu collaborazione totale tra attori ed attrici. 10 ore di lavoro al giorno. Vi fu anche un momento in cui si temeva che la serie non andasse in porto.

Come vi dividevate il lavoro con il regista Vittorio De Sisti che ha firmato con Lei la regia?

Ricordo Vittorio con tanto affetto e commozione, un grande professionista. Lombardo mi fece affiancare da lui proprio per la sua esperienza e gli chiedevo sempre un consiglio sul set. Io mi occupavo nelle riprese nel castello, lui cambiava set ogni giorno, dalla Libia al paese alle suggestive scene pastorali. Con Vittorio, inoltre, abbiamo vissuto una tragedia parallela, lui perse suo figlio in un incidente di equitazione ed io, l’ultimo giorno di riprese, l’11 luglio 2005, ho perso mia figlia Laura, tredicenne, in un incidente acquatico.

Lei ha ripreso la tradizione del “Gattopardo” che fu anche girato a Palazzo Chigi di Ariccia 

Il mio bisnonno conosceva la Famiglia Chigi. Il castello e’ stato un personaggio in se stesso. Ricordo che Lombardo, ad un pranzo, fu impressionato della mia giovane età di quarantenne ed io, ridendo, risposi, “Dottore, Lei alla mia età produceva il Gattopardo!”. Il gran ballo della famiglia Obrofari e’ un omaggio autentico, anche per i temi di questa nobiltà alla sua prima decadenza.

Tre serie molto diverse ma la terza ha un colpo di scena fondamentale: la morte del personaggio di Elena Sofia Ricci ed il suo conseguenziale abbandono della serie…

Elena fu molto professionale e ci permise di creare un’uscita più lunga. Stava già lavorando ai “Cesaroni”. Forse il rinnamoramento di Pietro per Celeste Dubois (Claudia Ruffo) era troppo prematuro, una specie di “tradimento” dopo quell’amore così immenso.  Se ne discusse molto con gli sceneggiatori.

Il pubblico, dati i molteplici spunti ancora “aperti” che lascia la terza, attendeva con ansia una quarta serie.

La quarta serie era ad una fase avanzata di sceneggiatura. Non conosco le ragioni per cui la Rai scelse di fermarsi alla terza. Avevo proposto di fare una mini serie di quattro puntate per chiudere, forse un avvicinamento tra le due famiglie, finale forse voluto dalla Rai. Immaginavo un finale sulla base de “Il Conformista”: giunge il fascismo ed ed occorre ripartire da zero.

Dall’inclusione alle differenze di ceto delle classi sociali, dal rapporto tra borghesia e classi contadine ai temi del socialismo e gli scandali delle Banche (vari richiami sulla scia dello scandalo della Banca Romana)…

Ho avuto diversi riferimenti: da “Novecento” di Bertolucci per i contadini allo stesso “Gattopardo” di Luchino Visconti. Orgoglio era uno splendido melting pot, un miscuglio di tante cose che si riconoscevano ancorati nella storia ma con personaggi fittizi e dunque più liberi nella struttura drammatica del personaggio, un grande romanzo popolare italiano ancorato nella storia della nazione. Lombardo era un produttore all’antica, autoritario e straordinario, voleva sempre il meglio dai suoi registi ed anche il figlio Guido e’ un degno erede del padre (anche lui perse un altro suo figlio.) “Orgoglio” e’ stato un successo anche per via di un cast tecnico di altissimo livello, dai costumi di Walter Azzini al Direttore della fotografia Adolfo Troiani alle musiche meravigliose di Stefano Mainetti. 

Ben caratterizzati anche i personaggi secondari con i loro interpreti da Nicola Di Pinto ad Elena Russo a Lucrezia Lante Della Rovere ed il grande Maestro Paolo Ferrari.

Tutti bravissimi e professionali, ho un ottimo ricordo di tutti come ricordo il grande Paolo Ferrari, un attore immenso ed un galantuomo.

Lei e’ un regista internazionale. Quali sono i suoi prossimi progetti?

 Quando faccio un film apprezzo la collaborazione di tutti, che tutti partecipano al racconto, di costruire i binari adoperando la maggiore creatività. Certo, intervengo quando e’ necessario. Creare una famiglia ed un gruppo sul set e’ fondamentale. I prossimi progetti? Qui in Usa, per i costi, e’ arduo realizzare, a causa dei costi elevati, film in costume ma ho in lavorazione una serie dal titolo “La Regina ribelle” incentrata sulla figura della Regina Cristina Di Svezia.

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