Chi gioca di più in Italia? La geografia della fortuna racconta anche una storia di disuguaglianza
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Chi gioca di più in Italia? La geografia della fortuna racconta anche una storia di disuguaglianza

Chi gioca di più in Italia? La geografia della fortuna racconta anche una storia di disuguaglianza
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14 Ottobre 2026 - 11.46


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Il Mezzogiorno gioca di più, spende di meno in istruzione per abitante, e cerca online il casinò con una frequenza che la statistica ufficiale, da sola, non riesce a cogliere del tutto. È la fotografia che emerge da L’Italia che gioca 2026, lo studio di Casinos.com che incrocia i dati Istat sul rapporto “Giochi e videogiochi” con le ricerche Google su Gratta e Vinci, Lotto, SuperEnalotto e casinò online, regione per regione. Un dato, in particolare, merita una lettura che vada oltre la semplice classifica: la partecipazione al gioco è più alta tra chi ha il diploma (37,2%) o la licenza media (31,4%) che tra i laureati (28,6%).

È una correlazione che, letta senza i filtri del catastrofismo ma senza nemmeno minimizzarla, dice qualcosa sul rapporto tra livello di istruzione, reddito atteso e propensione al gioco in Italia. Un terreno su cui il mercato regolamentato, con tutti i suoi limiti, resta comunque l’unico su cui lo Stato può intervenire con strumenti di tutela: limiti di spesa, obblighi di trasparenza sulle probabilità di vincita, divieto pubblicitario. Una guida indipendente come quella di Casinos.com sulle slot, per esempio quelle di Pragmatic Play, si muove esattamente in questo perimetro, segnalando ai lettori quali piattaforme operano con licenza ADM invece di limitarsi a inseguire il clic più facile.

Chi legge Globalist per l’analisi economica oltre la cronaca trova nella nostra sezione Economy lo stesso approccio applicato ad altri fenomeni di consumo: numeri letti insieme ai dati sociali, senza fermarsi alla classifica in sé.

La mappa regionale: dove si gioca di più

Tornando ai dati regionali, in testa alla classifica ci sono Campania (93,7 punti su 100) e Calabria (91,8), entrambe con la partecipazione annuale e la frequenza settimanale più alte d’Italia. Il Mezzogiorno occupa otto delle prime dieci posizioni, mentre le regioni del Nord partono solo dall’undicesima, con la Lombardia. È la geografia del gioco tradizionale, quello del Gratta e Vinci e del Lotto comprati all’edicola. Sul casinò online, però, la mappa si ribalta: il Lazio guida con un punteggio di ricerca doppio rispetto alla media, seguito da Umbria e Valle d’Aosta, segno che l’accesso al gioco digitale segue tutt’altre logiche territoriali rispetto al gioco di tradizione popolare.

I numeri di partenza, su scala nazionale, restano quelli della stessa indagine Istat su giochi e videogiochi: nel 2024 il 31,9% degli italiani dai 14 anni in su, 16,6 milioni di persone, ha partecipato almeno una volta a un gioco con vincita in denaro. Gli uomini giocano più delle donne, 37,8% contro 26,4%, e la fascia più coinvolta è quella tra i 35 e i 54 anni, l’età in cui si concentrano anche le maggiori pressioni economiche su mutui, affitti e famiglia. Una lettura che, unita al dato sull’istruzione, compone un profilo tutt’altro che casuale di chi gioca di più in Italia.

I numeri Istat: genere, età e frequenza del gioco

L’Istat, nel rapporto da cui lo studio parte, aggiunge altri elementi che meritano attenzione: nel Mezzogiorno il 6,4% della popolazione pratica quattro o più tipi di gioco diversi, contro il 3,9% del Nord, e si gioca di più nei centri delle aree metropolitane (33,2%) e nei comuni medi, tra 10mila e 50mila abitanti (33,0%), meno nei paesi sotto i duemila abitanti. Un quadro che restituisce il gioco d’azzardo non come fenomeno uniforme, ma come pratica che si concentra dove il tessuto sociale ed economico presenta altre fragilità.

Il Trentino-Alto Adige, ultimo con 40,1 punti, offre il contraltare utile a capire la portata del fenomeno: la regione con il reddito pro capite più alto d’Italia è anche quella che gioca meno, sia nei dati Istat sia nelle ricerche Google. Una correlazione negativa tra benessere diffuso e propensione al gioco che lo studio non quantifica statisticamente in modo formale, ma che i numeri regione per regione suggeriscono con una certa chiarezza.

Perché la licenza ADM fa la differenza

Il punto, per chi guarda al fenomeno con un’ottica di tutela del consumatore prima che di mercato, non è se il gioco d’azzardo esista, ma quanto sia trasparente, regolamentato e accessibile a chi lo pratica già con un meccanismo di controllo che lo distingua dal circuito sommerso. La differenza tra una piattaforma ADM soggetta a verifiche e un operatore privo di licenza resta, in questo senso, la variabile che pesa di più sulla tutela reale del giocatore, al Sud come al Nord. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la linea che separa un mercato su cui lo Stato può ancora intervenire da uno su cui, semplicemente, non può fare nulla.

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