Il dizionario non fa miracoli, specie quando si vuol comprendere quello che spesso si vive, quando il conoscere aspira ad essere strumento di liberazione. MALESSERE: un “non star bene” legato a “inquietudine, turbamento di natura sociale, economica e sim.” (Zingarelli) oppure un “serio abbattimento”, che “può rendere inquieti e malinconici” (Devoto Oli). Basta a farci comprendere il perché? Dove nasce il malessere? E quale il farmaco che lo cura?
Non ho risposte (ammesso che se ne possono avere). Annaspo nello scovare e sperimentare itinerari di liberazione da quello che forse è una condizione permanente dell’umanità di fine secolo (o di sempre?). Annaspo e mi tormento nel chiedermi, nel chiedere: quale conforto offre la fede nel Risorto che è Signore sempre, nella buona e nella cattiva sorte, non è Deus ex machina, ma è Colui che si accosta in persona e cammina con noi, nel momento in cui abbiamo il volto triste (Lc 24)?
Allora tento di percorrere un itinerario: il salmo 37(36).
«Abita la terra e vivi con fede» (v. 3). Abitiamospazi, tempi, relazioni, emozioni, idee, sentimenti. Ma in che modo? Spesso ci sentiamo ad essi estranei, vogliamo evitarli, fuggirli, eliminarli. Ogni luogo ed ogni relazione è la nostra terra e al tempo stesso il nostro esilio o terra del nemico. Le abitiamo senza riconoscere che sono dono del Creatore. A Lui chiediamo di farci visita solo quando siamo in cattive acque, ma non di governarle sempre con la sua grazia. Allora il malessere si avvicina…
Sant’Agostino ricorda:«Abitare e diligere» (In Io. Ep. Tr., 2, 8-6), cioè scegliere, amare, scommettere su luoghi, tempi, relazioni a motivo del Cristo a cui appartiene ogni terra, ogni profondità del cielo e della mia persona, ogni principato e potestà di relazione. Quando ci sentiamo in esilio o in terra del nemico, bisogna ritornare a luoghi e relazioni per abitarle in modo diverso, per ridimensionarle nella fede: «Nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3, 21-23). Allora il malessere si allontana…
«Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (v. 4). Non riusciamo a dire cosa significa cercare la gioia nel Signore. Sappiamo di cercarla, sappiamo che è il fine della nostra vita (Aristotele), sappiamo di non poterne fare a meno. Eppure è proprio il cercare la gioia che spesso ci abbatte: la gioia ci sembra irraggiungibile oppure, se raggiunta, così effimera, instabile, debole. Allora il malessere si avvicina…
Il salmista non ha dubbi: se cerco la gioia nel Signore, i miei desideri saranno esauditi. Ma come cercarla? Ci risiamo! Allora tentiamo un’altra strada: lasciamo al Signore il potere di scegliere la nostra gioia, dichiariamo la nostra impotenza non solo nel raggiungerla, ma anche nell’individuarla; in altri termini va sconfitta quella volontà di potenza che ci allontana da Dio e ci porta a cercare la gioia dove essa non c’è o almeno dove non è autentica e stabile. Se il Signore sceglie le nostre gioie il malessere si allontana…
«Sta in silenzio davanti al Signore e spera in Lui» (v. 7). Quando si parla molto di preghiera e silenzio, si finisce anche per parlare molto nella preghiera e nel silenzio! Se confidiamo nella preghiera come spazio magico in cui di colpo il Signore allontana i nostri guai, perdiamo tempo, incontriamo narcisisticamente noi stessi, amplificando gli echi negativi: allora il malessere si avvicina…
Dopo aver ascoltato e studiato scuole, metodi e tecniche di preghiera, s’inizia a creare la terra della mia preghiera, del mio silenzio e del mio sperare davanti a Lui. Dopo la notte oscura del dubbio (so pregare oppure no?), del lottare col tempo (prego abbastanza?), il Signore ci riserva la terra di una preghiera che è… ciò che lo Spirito formerà nei nostri cuori, in maniera unica ed irripetibile. Allora il malessere si allontana…
«Sta lontano dal male e fa il bene, e avrai sempre una casa» (v. 27). Perché i consigli dati ai piccoli non hanno più effetto per noi? Perché ricordarci che “non si scherza col fuoco” ha solo un senso retorico e banale? Abbiamo creato mille itinerari mentali, sovrastrutture ideologiche per giustificare i compromessi col male esistenti in noi stessi, nelle relazioni, nelle istituzioni. Vogliamo abitare tutte le terre, buone e cattive, senza fermarci a pensare un po’ su cosa è bene e cosa non lo è. Quando tutta la riflessione morale è legata ai soli sensi di colpa e alla giustificazione dei nostri mille compromessi, quando l’essere virtuosi è un retorico e agiografico richiamo, il malessere si avvicina…
Star lontani dal male vuol dire… star lontani! Vuol dire fare scelte chiare e precise, correndo i relativi rischi e pagandone i relativi costi. Vuol dire esprimere una parola chiara e forte su quegli spazi e relazioni che non portano frutti di vita eterna, ma corruzione, gelosie, invidie, calunnie, cattiverie (cfr. Gal 5,19-23). Vuol dire credere che la via del bene è l’unica e sola per «possedere la terra» (vv. 9-11), «godere di una grande pace» (v. 11); «non essere confusi» (v. 19). Allora il malessere si allontana…
«Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo… il Signore lo tiene per mano» (vv. 23-24). Ci sono itinerari interiori, che attraverso piccole e grandi fasi della nostra vita, hanno prodotto terre di apparente stabilità, dove la fede è solo la soddisfazione di essere “un buon cattolico”, di partecipare alla vita ecclesiale e di non aver “grossi conti in sospeso con Dio”. La sicurezza del passo, la certezza della terra che possediamo, il diligerla caramente sono solo il risultato di frammentazioni multiple della nostra interiorità dove «a Dio è attribuito il ruolo di tappabuchi» (Bonhoeffer). Allora il malessere si avvicina…
Non nego tutti gli itinerari meramente umani di sicurezza, anzi ammiro tutti i non credenti che vivono con certezze e serenità la loro vita; voglio solo dire che tutti gli sforzi umani, per noi credenti, devono condurre al Signore perché Lui «segue con amore il nostro cammino» (vv. 23-24) e allontana il nostro malessere.
…ma forse dovevo dire tutto in poche parole:
«La salvezza dei giusti viene dal Signore, nel tempo dell’angoscia [del malessere] è loro difesa, viene in loro aiuto e li scampa, li libera dagli empi e dà loro salvezza, perché in Lui si sono rifugiati» (v. 39).