Da Mosca e da Vladimir Putin sono arrivate parole che, secondo numerosi analisti geopolitici e osservatori internazionali, rappresentano una minaccia sempre più esplicita nei confronti dell’Armenia per il suo avvicinamento all’Unione europea.
Il messaggio del Cremlino è apparso particolarmente pesante perché Putin ha evocato direttamente il precedente ucraino, lasciando intendere che il percorso europeo di Erevan potrebbe portare a uno scenario simile a quello vissuto da Kiev prima della guerra.
Secondo dichiarazioni pubblicate dai media statali russi il 9 maggio, Putin ha affrontato il tema della crescente cooperazione tra Armenia e Unione europea durante una conferenza stampa a Mosca, dopo le celebrazioni del Giorno della Vittoria.
Il presidente russo ha affermato che Erevan dovrebbe definire il proprio orientamento geopolitico “il prima possibile”, suggerendo persino un referendum sull’integrazione europea.
“A mio avviso, sarebbe giusto sia nei confronti della popolazione e dei cittadini dell’Armenia, sia nei nostri confronti, come principale partner economico, decidere il prima possibile. Per esempio, indire un referendum”, ha dichiarato Putin.
Putin ha aggiunto che il risultato di una simile consultazione permetterebbe a Mosca di trarre “conclusioni appropriate” e procedere verso quella che ha definito una “separazione morbida, intelligente e reciprocamente vantaggiosa”.
Ma il passaggio che ha provocato maggiore allarme riguarda il paragone diretto con l’Ucraina.
“Ora stiamo vivendo tutto ciò che accade sul fronte ucraino. Ma da dove è iniziato tutto? Dall’adesione dell’Ucraina o dai tentativi di aderire all’Unione europea”, ha dichiarato Putin.
Successivamente il leader del Cremlino ha sostenuto che quel percorso avrebbe poi portato “al colpo di Stato, alla vicenda della Crimea, alla situazione dell’Ucraina sud-orientale e alle azioni militari”.
È proprio questo collegamento ad essere interpretato da molti osservatori come una minaccia implicita contro l’Armenia: Putin sta infatti indicando apertamente il tentativo di avvicinamento all’UE come l’origine della guerra in Ucraina, suggerendo che anche Erevan potrebbe pagare un prezzo molto alto se dovesse proseguire sulla strada dell’integrazione europea.
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forti tensioni tra Mosca ed Erevan, dopo che l’Armenia ha progressivamente rafforzato i rapporti politici con Bruxelles e criticato l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), l’alleanza militare guidata dalla Russia, accusata dagli armeni di non aver garantito sicurezza nel Caucaso meridionale.
Nel 2025 il parlamento armeno ha approvato una legge che avvia formalmente il processo di adesione all’Unione europea. Da allora il Cremlino ha intensificato gli avvertimenti contro Erevan.
Il vice primo ministro russo Alexey Overchuk aveva già dichiarato nel marzo 2025 che Mosca potrebbe riconsiderare le proprie relazioni economiche con l’Armenia se il Paese dovesse proseguire il percorso di integrazione con l’UE.
Anche altri esponenti russi hanno ripetuto che l’Armenia dovrà scegliere tra l’Europa e l’Unione Economica Eurasiatica guidata da Mosca, mentre il Cremlino continua a considerare il Caucaso meridionale come parte della propria sfera di influenza strategica.