Tre paramedici della Protezione Civile libanese sono stati uccisi in un attacco con drone israeliano avvenuto il 12 maggio nella città di Nabatieh, nel sud del Libano, mentre stavano cercando di soccorrere un civile ferito.
Secondo la ricostruzione diffusa da Medici Senza Frontiere (MSF) e da fonti locali, tutto è iniziato quando un uomo con una ferita alla gamba è arrivato davanti alla sede della Protezione Civile chiedendo assistenza. I paramedici Hussein Jaber e Ahmad Noura sono intervenuti immediatamente per prestargli aiuto, mentre un collega preparava l’ambulanza per il trasferimento in ospedale.
Pochi istanti dopo, un drone israeliano ha lanciato un missile contro l’area, colpendo direttamente i soccorritori. I due paramedici sono morti sul posto, mentre il terzo operatore è rimasto ferito.
Alcuni soccorritori partiti dall’ospedale Najdeh Al-Shaabiyeh hanno assistito all’attacco e hanno evacuato il collega sopravvissuto verso il pronto soccorso. In seguito sono dovuti tornare sul luogo del bombardamento per recuperare resti umani sparsi nell’area.
Dopo l’attacco, Medici Senza Frontiere ha condannato duramente Israele accusandolo di colpire sistematicamente personale sanitario e squadre di emergenza nel sud del Libano.
“Siamo indignati per l’uccisione di paramedici che stavano semplicemente svolgendo il loro lavoro, correndo enormi rischi per salvare vite”, ha dichiarato Jeremy Ristord, responsabile della missione di MSF in Libano. “Gli attacchi contro il personale sanitario sono inaccettabili e non devono diventare la normalità.”
MSF ha spiegato che l’episodio si inserisce in una serie crescente di raid aerei, attacchi con droni e bombardamenti che negli ultimi mesi hanno colpito ospedali, ambulanze e infrastrutture mediche nel sud del Paese.
Secondo l’organizzazione umanitaria, le squadre di soccorso operano ormai sotto la costante minaccia di essere prese di mira e sono sempre più costrette a ritardare o limitare gli interventi salvavita per paura di nuovi attacchi israeliani.
