Uzi Baram è memoria storica d’Israele. Per il suo alto profilo politico e per essere stato testimone diretto e partecipe di alcuni momenti che hanno fatto la storia d’Israele. Baram, che fu tra i più stretti collaboratori e amico fidato di Yitzhak Rabin, non è uso a interviste o ad uscite pubbliche. Non è un malato di esposizione mediatica. Quando rompe il suo tradizionale riserbo è perché avverte che Israele è a un bivio. Esistenziale oltreché politico.
“Il 2026 sarà il 1977 della destra?”
Scrive Baram su Haaretz: “Esistono differenze significative tra l’attuale governo di destra e il governo dell’Allineamento – il predecessore del Partito Laburista, o Ma’arach in ebraico – prima della sua caduta nel 1977, proprio come esistono differenze significative tra la politica del Paese oggi e quella di allora.
La composizione della popolazione del Paese è diversa da quella di quasi mezzo secolo fa, e i valori che guidavano la società israeliana sono cambiati. Il governo Rabin fu accusato di corruzione, ma le dimissioni di Yitzhak Rabin sulla scia dello scandalo relativo a un conto bancario illegale all’estero non fecero nulla per alterare il carattere dell’Alignment. Rabin non suscitava né la grande ammirazione né il feroce odio che circonda il primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale non penserebbe mai di dimettersi a causa di accuse di corruzione. Anzi, egli gode della protezione dei suoi alleati nazionalisti, sionisti religiosi e ultraortodossi.
L’opposizione all’attuale governo, da un lato, e il sostegno ad esso, dall’altro, sono anche più estremi di quanto non fossero nei confronti del governo dell’Allineamento nel 1977. Gli oppositori del governo Netanyahu ritengono che esso possa portare alla distruzione di Israele, mentre i suoi sostenitori lo vedono come una fonte di forza nazionale.
Tuttavia, come persona che è entrata alla Knesset per la prima volta nel 1977 con la sensazione di trovarsi dalla parte dei perdenti, vedo grandi somiglianze tra la situazione dell’Allineamento nel 1977 e quella del Likud nel 2026.
Nonostante le accuse di corruzione che doveva affrontare, l’Alignment non avrebbe subito una sconfitta così pesante se non fosse stato per la guerra dello Yom Kippu. Anche se Israele respinse gli invasori nemici, l’attacco a sorpresa e le ingenti perdite privarono l’Alignment della sua principale risorsa rimasta: la carta della sicurezza. Molti di coloro che avevano voltato le spalle al partito di fronte ai segni di degenerazione causati da un governo prolungato hanno cambiato il proprio voto solo dopo essersi convinti che l’Alignment non fosse più forte in materia di difesa.
Questo è uno dei principali punti in comune tra l’Alignment e i governi di Netanyahu: entrambi devono affrontare una ribellione da parte dei disillusi.
Nel 1977, coloro che credevano nell’ideologia dell’Alignment erano arrabbiati e sconvolti per la degenerazione del partito, espressa dalla sua corruzione e dal fallimento in materia di sicurezza. Oggi, molti di coloro che aderiscono all’ideologia della destra sono alla ricerca di una nuova casa politica che rifletta le loro opinioni ma sia libera da personaggi del calibro di Netanyahu, Itamar Ben-Gvir, Shlomo Karhi e Tally Gotliv.
Non da meno, gli elettori di destra si recheranno alle urne sulla scia del grave fallimento della sicurezza del 7 ottobre, poiché la riluttanza di Netanyahu ad assumersi la responsabilità della debacle – per non parlare del suo consenso a trasferire denaro a Hamas – ha distrutto la fiducia dell’opinione pubblica nei suoi confronti.
I sondaggi alla vigilia delle elezioni del 1977 non avevano previsto una sconfitta così massiccia per l’Allineamento. Noi dell’Allineamento credevamo di poter mantenere il potere, indeboliti ma non sconfitti. Solo quando si sono aperte le urne ci siamo resi conto di quanto ci sbagliassimo. Il Likud, guidato da Menachem Begin, ha sconfitto l’Alignment guidato da Shimon Peres con un vantaggio di ben 12 seggi alla Knesset. Credo che ci sia un grande divario anche tra ciò che mostrano i sondaggi odierni e ciò che pensano realmente gli elettori, un divario che verrà rivelato solo quando si apriranno le urne (se, ovviamente, si apriranno).
Molti elettori mantengono segrete le loro preferenze o sono passati di nascosto a Naftali Bennett, Avigdor Lieberman o Gadi Eisenkot. I sentimenti di vergogna e fallimento dell’attuale governo e sono più forti di quanto mostrino i sondaggi. Netanyahu sa che il trono è in pericolo e userà ogni stratagemma – compresa la guerra o le battaglie sul fronte interno e legale – per preservare il suo potere.
Il Likud del 2026 sta per rivivere l’esperienza della sua opposizione del 1977?”.
La riflessione di Baram si conclude con un interrogativo che solo a urne chiuse e a voti conteggiati potrà essere sciolto. Solo allora si capirà se il suicidio d’Israele si sarà compiuto o se, come speriamo, s’intravvederà una lice, seppur fioco, in fondo al tunnel.
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