Gianni La Corte con "Nessuno": un thriller che trasforma un cold case torinese in una corsa dentro le paure del presente
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Gianni La Corte con "Nessuno": un thriller che trasforma un cold case torinese in una corsa dentro le paure del presente

La Corte lo ottiene grazie a una scrittura semplice, non corriva, ma soprattutto assecondando il lato infantile di un certo tipo di lettori alla continua ricerca dello stupore.

Gianni La Corte con "Nessuno": un thriller che trasforma un cold case torinese in una corsa dentro le paure del presente
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29 Settembre 2026 - 22.49


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A mille ce n’è… si cantava una volta. Il riferimento nella fattispecie è ai commissari, vicequestori, marescialli, ispettori e detective privati che affollano la narrativa gialla, o per meglio dire la narrativa crime o poliziesca, d’investigazione per la precisione. Sono decisamente meno i giornalisti d’inchiesta, e si pensa ai protagonisti di Paolo Roversi e Mariano Sabatini, ma ora dovremo aggiungerne un altro. Il Martino Falconi di Gianni La Corte, noto editore torinese (molto attivo sui social e come podcaster di politica estera), al suo esordio con un thriller fluviale, alla Joël Dicker per intenderci, anche per il ritmo al cardiopalmo che riesce a garantire, colpi di scena e capovolgimenti dell’intreccio che ne fanno una lettura imprescindibile per chi predilige il voltapagina” frenetico.

La Corte lo ottiene grazie a una scrittura semplice, non corriva, ma soprattutto assecondando il lato infantile di un certo tipo di lettori alla continua ricerca dello stupore. Nonostante la considerevole foliazione, Nessuno, questo il titolo pubblicato dallo stesso marchio di La Corte, fa propria la lezione sull’attenzione a breve scadenza indotta nel pubblico, o parte di esso, dalla fruizione dei reel di Instagram o Tik Tok. Sarà anche per questo, per la sua presa salda, che il romanzo in questione è andato in ristampa a pochi giorni dalla pubblicazione. 

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L’autore sa come scongiurare la noia, afferra il lettore alla prima pagina e lo tiene avvinto fino all’ultima; lasciandolo con la sensazione del lutto, dovuto all’abbandono del libro. Perciò La Corte dovrà affrettarsi, ed è un consiglio, a scriverne presto un altro! Chissà se ancora con Martino Falconi o personaggi diversi. 

Intanto c’è da leggere questo e, senza fare nessun tipo di spoiler, ecco qualche accenno alla trama. 

Siamo sul finire degli anni Novanta dello scorso secolo e i nostalgici avranno di che gioire in tal senso, grazie alle svariate, sapienti citazioni del passato. Conosciamo Martino nell’età più inquieta per tutti, ovvero l’adolescenza, la stagione segnata dalle domande senza risposta, dalle ferite che i rapporti – in primo luogo quelli parentali – possono indurre e spesso, purtroppo, sono devastanti per il resto dell’esistenza. Insieme ai suoi coetanei, il ragazzino deve affrontare un lutto lacerante, la scomparsa di un loro amico, del quale rimane una scarpa insanguinata. A fare da scenario la città di Torino, affascinante e misteriosa, magica per eccellenza, e i suoi dintorni. Di fantasia ma verosimili. Il racconto s’incentra su un cold case e con un salto temporale ci ritroviamo ai nostri giorni, con Martino Falconi sotto scorta per le sue inchieste scomode.

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Riparte da qui, dalle incursioni criminali di Nessuno (pensate a Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello), l’investigazione su quanto accaduto nei boschi di Tredenti. Località, che a prova di Google maps, esiste nell’invenzione di La Corte. Insieme a Falconi agisce Sunday Taiwo, il primo commissario nero della questura di Torino. Uscito forse da una di quelle classi che certa politica vorrebbe differenziali e che, a ben vedere, possono regalarci formidabili risorse. Lo “straniero” perfettamente integrato. Merito di Gianni La Corte averlo messo su carta, in una storia avvincente e convincente. 

Tra i privilegi che gli autori di narrativa possono vantare c’è infatti quello di intuire i tempi e integrare tali riflessioni in un racconto che possa farci vivere in anticipo certi, anche inquietanti, mutamenti. Il riferimento è nella fattispecie all’Intelligenza Artificiale, molto presente nel romanzo, che allo stato dei fatti evoca scenari apocalittici (addirittura di distruzione dell’umanità). In Nessuno abbiamo un esempio palmare di come la criminalità, attraverso ad esempio la creazione di deepfake, possa ottenere preoccupanti stravolgimenti della percezione del reale. Con le conseguenze più nefaste, almeno finché non si avranno regole ferree nella gestione di queste nuove, diaboliche tecnologie. La Corte va letto anche per esperire cosa potrà succederci nel breve periodo.    

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