di Rock Reynolds
Londra. La Swinging London. L’austera. La regale. La capitale mondiale del business. Il cuore del divertimento. La culla dell’arte contemporanea e della moda.
Di guide che aiutino il turista a districarsi tra le miriadi di luoghi degni di visita ce ne sono tantissime. Eppure, non tutte hanno la snellezza, la leggerezza e l’immediatezza di un libro che mi è capitato fra le mani qualche giorno fa.
Londra a Piedi – Curiosità e piccole scoperte (nuinui, traduzione di Maria Valeria Urbani Grecchi, pagg 184, euro 22,90), con testi di Felicity Flitchard e illustrazioni di Jessie Kanelos Weiner, ha parecchie frecce al suo arco e la pregevole prerogativa di essere a misura di viaggiatore moderno: visitare una città portandosi appresso una guida vistosa e di dimensioni ingombranti non invoglia nessuno, mentre Londra a Piedi è stata concepita per poter essere consultata agevolmente e trovare comodamente posto in ogni tasca, evitando al turista figuracce e imbarazzi.
Costruita saggiamente su sette diverse passeggiate – attenzione, però, consigliabili soltanto se si è in discreta condizione fisica, trattandosi di itinerari di chilometri e chilometri a piedi – ha il pregio di delimitare – si fa per dire, considerate le distanze di una delle città più grandi dell’Occidente – i percorsi turistici e di condirli di piacevoli annessi e connessi, ovvero pause di ristoro in ristoranti e pub caratteristici e divagazioni in mercati e zone devote allo shopping o alla musica e al teatro.
Naturalmente, questa agile guida comprende gran parte dei luoghi e monumenti più iconici, quelli indissolubilmente legati all’immaginario internazione della città. Inutile dire che sarebbe impensabile una vacanzina londinese senza degnare l’abbazia di Westminster, Trafalgar Square, Buckinham Palace, la Torre con i gioielli della Corona, Hyde Park, il British Museum e Piccadilly Circus di un passaggio seppur transitorio. L’autrice Felicity Flitchard ne è ben conscia e si fa aiutare nelle scelte dalla barava acquerellista Jessie Kanelos Weiner, le cui illustrazioni non fanno rimpiangere le foto a cui si ispirano e, semmai, rendono ancor più suggestivi i punti di interesse.
Sette percorsi a piedi, si diceva: Westminster e Mayfair; Trafalgar Square, Covent Garden e Soho; Lincoln’s Inn e Bloomsbury; City of London e Bankside; South Kensington e Holland Park; Richmond e Twickenham; Royal Greenwich.
E pazienza se la città, come l’intera nazione, continua a bearsi della luminescenza un po’ âgé di ciò che resta della gloria imperiale, con un attaccamento quasi infantile alla monarchia e ai vari esponenti più o meno scapestrati della famiglia reale. Pur essendo uno strenuo oppositore dell’istituto della monarchia e pure del concetto stesso di aristocrazia – che considero nel complesso un crimine contro l’umanità nonché l’archetipo stesso del razzismo formalizzato – non posso fare a meno di provare un fascino che mi imbarazza un po’. Le testimonianze a noi pervenute dell’antica opulenza, insieme all’elegante sfacciataggine del grande business di oggi, incarnato da alcuni dei più incredibili grattacieli del mondo, non spengono l’avversione di pelle per un mondo costruito sull’appannamento dei sensi e su una narrazione che vuole il comune mortale inferiore per natali a chi sostiene di avere sangue blu nelle vene. Ma non si può far altro che ammettere il peso della storia che incombe. Non è un peccato mortale farsene piacevolmente schiacciare per qualche istante, sempre che non si perda mai di vista il carico di sofferenze che l’acquisizione – il saccheggio, se preferite – delle ricchezze internazionali immortalate da Londra ha comportato.
In fondo, il fascino eterno di questa megalopoli poggia saldamente i piedi su un terreno compattato da secoli di dominio coloniale. L’aspetto volutamente monumentale della città ne risente in modo diretto: Londra sembra fare a gara con la dirimpettaia Parigi e tra le due capitali è tuttora in corso una sana competizione. Le dimensioni dei parchi cittadini (a partire dall’enorme Hyde Park) e dei grandi viali (inevitabile correre con la mente al Mall che collega Trafalgar Square e Buckingham Palace) e la sfrontata esibizione dei simboli della potenza coloniale e dei frequenti trionfi militari (come la Colonna di Nelson, morto nella vittoriosa battaglia che alla piazza più celebre di Londra lega il proprio nome) fanno pensare a un bisogno atavico di autocelebrazione. Chissà se il senso di manifesta e incolmabile inferiorità degli USA nasce proprio da questo?
Eppure, come non manca di ricordarci l’autrice, accompagnandoci nelle splendide passeggiate che ci propone, la città offre molti scorci che di monumentale non hanno nulla e che, semmai, ci trasmettono l’ingannevole sensazione di attraversare paesi di campagna e aree talmente verdi da risultare bucoliche. In realtà, anche nel cuore pulsante della città ci si può avventurare in strade e piazze meno roboanti. Dunque, perché non fermarsi a prendere un tè intorno al Covent Garden, un mercato coperto ottenuto nell’area di un antico “co(n)vento) o al leggendario Poppie’s di Spitafields per un cartoccio del miglior fish and chips? Anche per chi è rigorosamente vegetariano o vegano le opzioni in questa città cosmopolita non mancano.
Non scordiamoci che Londra è la città delle novità per eccellenza. «I londinesi amano le novità, quindi se siete alla ricerca di un’esperienza fuori dagli schemi qui la troverete sicuramente.»
Pensare a Londra senza lasciarsi condizionare dall’immaginario creato da migliaia di LP ormai storici è pressoché impossibile. Ci sono luoghi che a grandi eventi e nomi della musica sono legati indissolubilmente. Vi ricordate la copertina di Animals dei Pink Floyd, un disco del 1977? Immortala la Battersea Power Station, ora trasformata in un «complesso ricreativo di alto livello». Perché, dunque, non fare un giretto ad Abbey Road per una foto ricordo sulle strisce pedonali più famose del mondo? Sono quelle calpestate dai quattro Beatles sulla copertina dell’LP che prende il nome dalla strada su cui si affacciano tuttora gli studi della EMI, non lontano da Primrose Hill, un classico villaggio inglese nel cuore della metropoli, con uno dei punti di osservazione più belli sulla città, quello da cui pare abbia tratto ispirazione la scrittrice Dodies Smith per raccontare la storia de La Carica dei 101. E proprio nella tranquillità di Primrose Hill e della non lontana Hamstead hanno fissato la propria residenza numerosi artisti, sufficientemente al riparo dallo stress della grande città ma altrettanto vicini al suo cuore pulsante: H.G. Wells, Sylvia Plath, Nick Drake, D.H. Lawrence, Agatha Christie, tra gli altri. La sensazione di trovarsi nel cuore di una città enorme senza subirne eccessivamente la pressione è frequente. Lo testimonia, per esempio, il Monumento con i suoi 61,57 metri di altezza, la distanza esatta dal punto in cui nel 1666 divampò il grande incendio di Londra che esso commemora. E chi ha a cuore romanzi e film ha soltanto l’imbarazzo della scelta: luoghi e musei li celebrano. Il monumento a Peter Pan, per citarne uno, nei Kensington Gardens, oppure Clerkenwell, dove Charles Dickens ambientò le scorrerie della banda di giovani borseggiatori capitanati dal malvagio Fagin in Oliver Twist. E che dire di un quartiere come Notting Hill, ancor più ambito dopo il successo dell’omonima pellicola?
Londra a Piedi ci porta anche in luoghi leggermente più desueti ma altrettanto pittoreschi e intrisi di storia, seppur meno antica. Per esempio Eel Pie Island, una suggestiva isoletta sul Tamigi, nei pressi di Richmond, grande sobborgo londinese, o Little Venice, con i suoi canali che fanno sentire il viandante ad Amsterdam più che nella capitale britannica.