L’arte della meraviglia, i grandi prestigiatori e il legame con le origini del cinema sono al centro di Artefici di Meraviglia – Viaggio nell’Illusionismo, il documentario di Francesca Bellucci selezionato nella sezione Special Screenings della Festa del Cinema di Roma.
Il film, della durata di 51 minuti, sarà presentato in prima mondiale il 15 ottobre alle 15.30 al MAXXI e il 16 ottobre alle 11.30 al Cinema Giulio Cesare, nella Sala 6.
Prodotto da WonderArt Entertainment e Mediterranea Productions, il documentario ripercorre la storia dell’illusionismo e ne esplora le prospettive future, interrogandosi sul fascino che questa forma d’arte continua a esercitare anche in un’epoca dominata dalla tecnologia e dagli effetti digitali.
Il racconto parte da Georges Méliès, prestigiatore e pioniere del cinema, che trasformò i trucchi dell’illusionismo in strumenti espressivi della settima arte. Un legame originario che il film sviluppa attraverso immagini di spettacolo, interviste e momenti di fiction.
Una parte importante del documentario è dedicata al Magic Gran Galà Internazionale di Magia, manifestazione che da oltre dodici anni porta a Roma artisti internazionali. Tra i protagonisti figurano Jad Illusionist, Campione di Francia 2025, Anca & Lucca, Campioni mondiali di mentalismo FISM 2022, insieme a Van Denon, Igor Trifunov, Andrea Sestieri e Mago Lupis. Le loro esibizioni si alternano alle interviste realizzate subito dopo gli spettacoli.
Accanto ai grandi numeri di prestigio, la regista introduce una dimensione narrativa più intima. In un piccolo negozio di magia, un misterioso prestigiatore accompagna due bambini alla scoperta di un universo sospeso nel tempo. Il loro incontro diventa l’occasione per raccontare il passaggio della conoscenza e della passione da una generazione all’altra.
«Questo film nasce come un omaggio al concetto puro di meraviglia, quell’elemento primordiale che unisce indissolubilmente l’illusionismo al cinema», spiega Francesca Bellucci. «In un mondo iper-tecnologico, abbiamo voluto dimostrare che l’illusione non è un inganno, bensì una necessità primaria dello spirito: la necessità di continuare a meravigliarsi».
Il documentario guarda anche alla stagione d’oro della magia negli anni Ottanta, recuperandone la memoria e interrogandosi sull’eredità lasciata ai prestigiatori di oggi. «Ho scelto una regia silenziosa e discreta», racconta ancora Bellucci, «per lasciare che la narrazione scaturisse spontaneamente da ciò che accade sul palcoscenico, nel backstage e intorno al mondo dei prestigiatori».
Con Artefici di Meraviglia, l’illusionismo diventa così una chiave per riflettere sul potere dello spettacolo e del cinema: la capacità di sorprendere, alimentare l’immaginazione e rendere possibile, almeno per il tempo di una storia, ciò che sembrava impossibile.